Mazzarella di San Giuseppe, a Napoli la reliquia torna dopo 300 anni

Martedì 19 Marzo 2019 di Paolo Barbuto
C'è una piacevole tensione nelle sale dell'arciconfraternita di San Giuseppe dei Nudi, il soprintendente Ugo de Flaviis apre la porta dell'antica sala con malcelata emozione: «Eccola». Sorride davanti alla reliquia più importante fra le migliaia custodite dall'arciconfraternita: in una bella teca di legno, ben illuminato, c'è il bastone appartenuto a San Giuseppe, quello che il marito della Vergine Maria usò nella lunga strada che lo condusse a Betlemme. A dire la verità per i napoletani quel prezioso oggetto, riconosciuto ufficialmente come «reliquia» dalla Chiesa, è semplicemente «'a mazzarella e San Giuseppe», quella che i nonni chiedevano di non «sfruculiare» quando qualcuno diventava troppo fastidioso e opprimente, ricorrendo a uno di quei detti popolari dei quali quasi nessuno conosce l'origine.
 
 


SFRUCULIARE
Il segreto della «mazzarella», e del motto popolare ad essa collegato, l'ha raccontato il nostro Vittorio Del Tufo in una delle più emozionanti puntate della sua rubrica «L'Uovo di Virgilio». La reliquia venne portata a Napoli da un celebre cantante castrato d'inizio 700, Nicolò Grimaldi in arte Nicolini: l'aveva ricevuta in Inghilterra, in circostanze misteriose, dagli eredi del comandante della contea del Sussex che l'aveva sottratta ai carmelitani che la custodivano. Ogni napoletano voleva vedere e toccare quella reliquia che, con bontà d'animo, il cantante offriva spesso alla venerazione dei fedeli. Però la ressa era tanta, ognuno cercava di toccare quel legno santo e lo sfregava con forza nel tentativo, spesso riuscito, di staccarne un pezzetto. A gestire l'ostensione della reliquia era un servitore di Nicolini, il veneto Andrea Musciano, che faceva la voce grossa e invitava i fedeli a «no sfregolar la massarella», a non sfregare la mazzarella. Da lì a «non sfruculiare la mazzarella» il passo fu breve.

LA SPARIZIONE
Il cantante, in punto di morte, decise di affidare quel bastone al cognato, Nicola Fago, chiedendogli di tutelare in ogni modo la reliquia: Fago pensò che la maniera migliore per proteggerla sarebbe stata affidarla a chi avrebbe potuto prendersene costantemente cura, così l'affidò alla congregazione di San Giuseppe de' Nudi. Era il 1732, da quel momento la «mazzarella di San Giuseppe» non è stata mai più esposta al pubblico.
Almeno fino a un giorno di marzo del 2019, il 19, cioè oggi. Nella sala di via Mancinelli 14 della congregazione, per la prima volta dopo 287 anni, il bastone appartenuto al padre putativo di Gesù tornerà in mostra per i fedeli. Sarà un primo test in attesa della sistemazione definitiva che avverrà a partire dalla prossima Pasqua all'interno della chiesa di San Giuseppe de'Nudi. Da quel momento la «mazzarella» resterà per sempre in esposizione ai fedeli che potranno tornare a guardarla senza, però, più «sfruculiarla» perché sarà protetta da una teca e da sofisticati sistemi di allarme.

L'ARTE
La sede della congregazione e la chiesa di San Giuseppe de' Nudi sono uno scrigno di arte e di tesori. Una quadreria che comprende oltre 130 dipinti con opere del Parmigianino, di Luca Giordano, di Andrea Vaccaro, una raccolta di reliquie unica in Italia, poi paramenti sacri, calici, candelabri antichi e ricchi di storia.
Da stamattina al centro della chiesa, vicino all'altare, c'è anche la scultura dorata di San Giuseppe, probabilmente non è l'opera d'arte più preziosa, eppure è quella alla quale i fedeli sono più affezionati. D'oggi in poi riscopriranno anche la «mazzarella di San Giuseppe», quel legno intarsiato con forme di affascinanti gemme, ben restaurato per cancellare i segni degli «sfregamenti» di trecento anni fa, appartenuto al compagno di viaggio della Madonna, finito a Napoli in circostanze misteriose e infine trasformato in motto popolare: non sfuculiare la mazzarella di San Giuseppe, adesso sapete perché si dice così, adesso potete andare a controllare di persona. Ultimo aggiornamento: 21:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA