Consiglio comunale di Napoli, record di flop: «Troppi irresponsabili»

Giovedì 17 Settembre 2020 di Luigi Roano

Il flop del Consiglio comunale e la mancata assunzione di 130 maestre di sostegno da affiancare ai bambini con disabilità, che così vedranno il loro diritto ad andare a scuola negato, è una ferita aperta per gli eletti del popolo. Ed è lo specchio non solo di una crisi politica del sindaco Luigi de Magistris e della sua maggioranza senza fine, ma anche di una produttività in termini di atti che dovrebbero migliorare la qualità della vita dei cittadini con un indice molto negativo. Vale a dire che atti significativi non ce ne sono stati, di fatto in Consiglio comunale le uniche sedute di peso sono state quelle delle sessioni di bilancio perché senza l'approvazione di questi atti sarebbero andati tutti a casa. Dal 2011 a oggi - circa 3300 giorni targati de Magistris - l'Assemblea cittadina si è riunita 234 volte mentre 48 sono le sedute saltate per mancanza di numero legale: il 21%. Con le delibere di giunta che si attestano a una quota superiore alle 2000 mentre quelle passate per l'Aula sono intorno alle 350. Cosa significa? Che le materie che incidono sulla vita dei napoletani - cioè urbanistica e bilancio - sono appena un settimo. Nella sostanza gli eletti del popolo timbrano il cartellino della maggioranza o poco più. Proprio per questo, l'occasione persa di fare assumere le maestre, in un periodo di pandemia, resterà una macchia indelebile.

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I consiglieri hanno accusato il colpo e provano a mettere una toppa facendo sapere che «l'assunzione delle maestre ha avuto il parere negativo dei Revisori dei Conti». Sono almeno 7 anni che l'assunzione delle maestre ha il parere contrario degli organismi contabili. Nel 2013, sette anni fa, intervenne la Corte dei Conti - cioè l'accusatore di Palazzo San Giacomo - e con una sentenza ad hoc diede ragione al Comune precisando che «il diritto allo studio non si può negare a nessuno perché funzione tutelata dalla Costituzione», dando il via libera alle assunzioni. Cosa è cambiato da allora? Nulla.

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Antonio Bassolino, indimenticato sindaco di Napoli, ex ministro del Lavoro ed ex governatore, su fb fa il punto politico su questa vicenda: «Napoli - scrive - è da tempo senza maggioranza e senza opposizione. È senza una maggioranza vera e reale in grado di farsi carico della vita quotidiana (manutenzione di strade e di parchi, trasporto pubblico, servizi sociali e civili). È senza una vera e seria opposizione capace di confliggere quando è necessario e di fare il suo dovere civile a favore di 130 maestre di sostegno e 18 educatori per asili nido. Lo stesso Consiglio comunale sopravvive come sospeso in aria, lontano dalla realtà. È proprio dalle sofferenze sociali e civili che si deve dunque partire per ridare senso alla politica, per ricostruire una prospettiva e un comune senso di appartenenza».
 


In un simile scenario de Magistris ha aperto le consultazioni con i suoi fedelissimi per lanciare un minuto dopo le regionali, si vota domenica, Alessandra Clemente quale suo successore. Consultazioni che sono iniziate dagli assessori a lui più vicini. Con la sorpresa che però nel cuore della sua maggioranza, cioè il gruppo demA il cui zoccolo duro è costituito da Insurgencia, ha detto no e lo ripeterà nei prossimi incontri: «Meglio scegliere un esterno perché su Alessandra non si farà sintesi» trapela dal quartier generale. I fedelissimi già si stanno guardando intorno e flirtano con Sergio D'Angelo, commissario di Abc Acqua pubblica, che sarà in campo con una sua formazione politica alle comunali di primavera. 

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