Forza Italia, pressing su Berlusconi: «I vertici della Campania vanno azzerati»

Venerdì 25 Settembre 2020 di Valentino Di Giacomo

Da sciogliere c'è soprattutto il nodo della collocazione di Forza Italia nel panorama politico. Se fosse per la maggioranza dei parlamentari azzurri, anche campani, molto presto bisognerà decidere se riformare nuovamente un contenitore moderato o andare a ruota delle sirene sovraniste di Salvini e Meloni. Un bivio, tutti fermi in attesa di cosa deciderà Berlusconi. Da Arcore sono quattro giorni che il Cavaliere assiste al tutti contro tutti dei forzisti in Campania. Fino ad oggi non ha detto neppure una parola in pubblico né ha voluto commentare quello scarno 5 per cento incassato dal suo partito a Napoli. Chi è riuscito a parlargli racconta che il leader sia «sconcertato» dalla ridda di dichiarazioni che legge sui giornali. Presto come sempre sarà l'ex premier ad indicare la via.

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Ormai il partito campano è fuori controllo, dilaniato. Si procede per piccoli gruppetti. Un tempo quando Forza Italia viaggiava con percentuali assai superiori potevano pure definirsi correnti. Mimmo De Siano non parla con Fulvio Martusciello, Mara Carfagna è da mesi che si è ritirata in una sorta di Aventino, Cosimo Sibilia fa squadra a sé. Il problema non è però solo campano, ma investe soprattutto le strategie che Forza Italia dovrà adottare in vista del prosieguo della legislatura a Roma, poi si potrà pensare nuovamente ai territori: due missioni che viaggiano in parallelo come su di uno stesso binario. Alla Camera e in Senato, anche i parlamentari campani, non parlano d'altro e prefigurano i prossimi scenari. Dopo il sì del referendum al taglio dei parlamentari sono tutti consapevoli che questa legislatura non potrà interrompersi a breve. Serviranno almeno tre mesi per ridisegnare i nuovi collegi, altri ne occorreranno per scrivere una nuova legge elettorale. Poi, dalla prossima primavera, comincerà il «semestre bianco», quello che precede l'elezione del nuovo presidente della Repubblica con la Costituzione che impedisce lo scioglimento delle Camere. Ciò non vuol dire alla luce delle fibrillazioni interne agli M5s che la maggioranza non possa inciampare su qualche provvedimento, soprattutto in Senato, e non avere i numeri.
 

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Sarà a quel punto che sia dentro che fuori Forza Italia si potrà meglio comprendere la strategia che Berlusconi vorrà adottare. «Se, ad esempio, arriverà un voto in aula sul Mes si chiedono i parlamentari noi daremo una mano alla maggioranza per farlo passare?». E chissà, quindi, che alla fine non possano crearsi le condizioni per riproporre nuovamente la questione sulla necessità di affrancarsi da Salvini e Meloni e riprendersi quello spazio al centro che, soprattutto in Campania, tanto è mancato a Fi. «Più che le scelte fanno notare i parlamentari azzurri saranno gli eventi a determinare una nuova collocazione del partito». Del resto la maggioranza dei dirigenti forzisti imputa anche all'atteggiamento di Salvini e Meloni il pessimo risultato riscosso alle Regionali: con i loro estremismi hanno allontanato il voto moderato da Forza Italia.

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Sarà Berlusconi a decidere e, contemporaneamente, dovrà pure offrire risposte sul riassetto territoriale del partito: su tutti la riconferma o meno dei coordinatori regionali, a partire proprio da Mimmo De Siano in Campania. Prima però c'è da decidere dove il Cavaliere vorrà portare Forza Italia. I malumori di Salvini verso i candidati di Fi e Fdi in Puglia e Campania, Raffaele Fitto e Stefano Caldoro, hanno ora creato attriti anche tra i leader. Così, mentre si è ancora nel limbo e non si sa cosa sarà Fi del futuro, diventa prematuro fare scelte sul territorio nonostante le scoppole prese. Il pericolo, però, è che se non arriveranno decisioni dall'alto saranno gli stessi parlamentari a fare scelte autonome: chi guarderà al centro e chi verso destra. Ecco perché, al momento, nessuno scopre le carte e attende le prossime mosse di Berlusconi fermi ad un bivio. 

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