Napoli, tutti contro tutti: flop in Consiglio
niente consiglieri, 4 mesi di paralisi

Giovedì 7 Novembre 2019 di Luigi Roano

Doveva essere il giorno della verità e in un certo senso lo è stato: perché la maggioranza rosso arancione che sostiene il sindaco Luigi de Magistris si è fermata a quota 20, non sufficienti nemmeno ad aprire la seduta di ieri per mancanza di numero legale che è a 21. Condannando Napoli alla paralisi amministrativa atteso che sono 4 mesi che il Consiglio non si riunisce. E le opposizioni dopo un lungo tira e molla e tanti tentennamenti hanno presentato la mozione di sfiducia contro l'ex pm che verrà discussa entro il 6 dicembre.

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Un flop della maggioranza - l'ennesimo - quello di ieri con l'opposizione appostata fuori dall'Aula di via Verdi per non rispondere all'appello. Un modo per dimostrare - secondo il loro punto di vista - che gli arancioni come maggioranza non esistono più. In 5 hanno disertato per vari motivi e non si tratta dei 5 ribelli che volevano una poltrona in giunta e pronti a far sciogliere il Consiglio comunale. In verità di questi solo uno non c'era, si tratta di Carmine Sgambati di Agorà giustificato perché in convalescenza. Ma il suo collega di partito Ciro Langella, i due Verdi Stefano Buono e Marco Gaudini e il Riformista democratico Gabriele Mundo erano regolarmente al loro posto.

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Chi sono allora gli altri 4 assenti? Elena Coccia di Sinistra in Comune, ma anche lei ha presentato la giustifica perché impegnata in Tribunale, è un avvocato, Luigi Zimbaldi e Vincenzo Solombrino rispettivamente del gruppo degli Sfasteriati e de La Città e Fulvio Frezza del gruppo misto. Frezza racconta il perché non si è presentato e fa capire quanto sia pesante l'atmosfera in casa arancione: «Sono stato assente perché afflitto da un problema familiare, detto questo è vero che sono cambiate le mie priorità. Prima ero convinto del progetto politico oggi non antepongo più certe importantissime vicende personali, dovevo stare vicino a mia mamma, sull'altare della maggioranza».

Quindi l'affondo: «Sono venuto in Aula anche con il gesso alla gamba ma la mancanza di attenzione verso quello che facciamo noi consiglieri comunali, una diversa sensibilità dell'amministrazione rispetto ai problemi e ai bisogni dei napoletani, non mi fanno stare a mio agio. Molti della mia maggioranza dimenticano quello che ho fatto per loro». Ma Frezza sulla sfiducia è netto: «Se la voterà l'opposizione servono 16 firme per presentarla e 21 per sfiduciare de Magistris e io quel giorno ci sarò».

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Insomma nella maggioranza non c'è serenità e nemmeno unione di intenti, e questa crisi di chi governa ha fatto sì che invece le opposizioni parlino con una voce sola. Un miracolo anche questo. Fi, Pd, M5S, Napoli Popolare, Fdi e Lega nord hanno occupato simbolicamente l'Aula consiliare e hanno tenuto una conferenza stampa per annunciare la mozione di sfiducia contro de Magistris di cui chiedono le dimissioni a maggior ragione dopo il flop. «Il sindaco abbia un sussulto di dignità e si dimetta. Ha condannato Napoli ad una lenta agonia, adesso è arrivato il momento di smetterla. Siamo alla paralisi amministrativa» dice Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e consigliera comunale di Fi. «Dopo quanto accaduto - racconta Andrea Santoro di Fdi - mi sarei aspettato dal sindaco de Magistris uno scatto di orgoglio e le sue immediate dimissioni. La città è allo sbando e le partecipate stanno per fallire». Le opposizioni hanno depositato presso l'Ufficio di presidenza del Consiglio comunale la mozione di sfiducia corredata dalle 16 firme necessarie per portarla in discussione. Da qui l'invito delle opposizioni lanciato al presidente dell'Assemblea cittadina Alessandro Fucito «alla correttezza affinché convochi quanto prima la conferenza dei capigruppo per calendarizzare la discussione sulla mozione prima di ulteriori sedute con un diverso ordine del giorno». Da Roberta Giova (La Città) così come da Stanislao Lanzotti (Forza Italia) sono state sottolineate «la compattezza delle opposizioni e il fallimento dell'amministrazione su rifiuti, trasporti, gestione del patrimonio, welfare». «Il re è nudo - dice Matteo Brambilla (M5S) - in queste settimane abbiamo sentito dire dal sindaco che la sua maggioranza è compatta eppure in aula non c'era». «In questi anni - dice Diego Venanzoni del Pd - il Consiglio comunale è stato mortificato. De Magistris non ha il senso delle Istituzioni».
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