Napoli sommersa dai rifiuti, la denuncia dell'A2A: «Il Comune sapeva del blocco»

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di Paolo Barbuto

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Sono laconici alla A2A, perché nelle polemiche locali sulla gestione dei rifiuti non vogliono entrarci. Con gentilezza spiegano di non avere nulla da dire sulle questioni di oggi, chiariscono solo che gli attuali fermi, alternati, alle linee del termovalorizzatore, fanno parte di un programma «di manutenzione prevista con largo anticipo. A settembre abbiamo stabilito il calendario e lo abbiamo condiviso con tutti». Stop, nessun’altra parola da parte della società che gestisce l’impianto della Regione.

Ma l’input è sufficiente per provare ad approfondire, capire cosa succede. Il primo dettaglio che salta agli occhi è che la questione del fermo alle tre linee del termovalorizzatore di Acerra non è un evento straordinario: si ripete ogni anno dal giorno in cui la struttura è entrata a regime e segue un percorso preciso, previsto e prevedibile. La vicenda funziona così: alla fine dell’estate inizia la programmazione della manutenzione per l’anno successivo. A settembre si decidono le date in cui le singole linee verranno fermate e quelle date vengono condivise con tutti i soggetti coinvolti. Si tratta di interventi necessari a garantire il corretto funzionamento dell’intero processo, non possono essere cancellati né rinviati ed è per questo che si organizzano con molti mesi di anticipo, in modo da consentire una corretta gestione dello smaltimento nei giorni in cui ci sarà minore possibilità di accoglimento da parte della struttura di Acerra. 

Insomma, non è un evento straordinario, quello che sta mettendo in crisi il percorso della gestione dei rifiuti di Napoli, anche perché l’impianto continua a funzionare con le altre linee che restano attive. 
 
Ma cosa accadrebbe se si bloccassero contemporaneamente tutte e tre le linee di smaltimento di Acerra? Lo scopriremo tra qualche mese, all’inizio del 2019 quando scadrà il tempo della manutenzione quadriennale prevista per la turbina del termovalorizzatore. È la porzione dell’impianto che trasforma il pattume bruciato in energia: più di seicentomila chilowattore all’anno che portano elettricità a duecentomila famiglie. Ogni quattro anni bisogna andare a controllare che tutto funzioni alla perfezione, sicché bisogna bloccare temporaneamente il termovalorizzatore. Anche in questo caso, così come per le tre linee di smaltimento attualmente in manutenzione, lo stop può andare dalle tre alle sei settimane, solo che qui non c’è alternativa: tutto fermo.

Ecco, questa situazione si verificherà nei primi mesi del prossimo anno. Anche in questo caso il Comune di Napoli, l’Asìa e tutti gli altri enti e le strutture coinvolti, sono stati informati: attenzione, all’inizio del 2019 il termovalorizzatore resterà totalmente inattivo per un po’ per cui dovrete organizzarvi in tempo. Organizzarsi significa trovare alternative allo smaltimento, bisogna, cioè, trovare qualcuno che si occupi di gestire il pattume, non basta accumularlo da qualche parte.

E qui torniamo al discorso dell’allarme di queste ore che va collegato a doppio filo ai dati ufficiali della struttura di Acerra. Dopo aver subito il trattamento di tritovagliatura e imballaggio in uno dei sette Stir della Campania, i rifiuti vengono trasferiti ad Acerra dove vengono bruciati per ottenere energia elettrica. Il termovalorizzatore garantisce lo smaltimento di un massimo di 750mila tonnellate all’anno: la cifra è complessiva e prevede ogni dettaglio, compresi i giorni di rallentamento dovuto alla manutenzione programmata. Ecco perché prelevare i rifiuti in situazioni emergenziali come quella d’oggi e accumularli in discariche temporanee in attesa del trattamento, non significa automaticamente che il materiale verrà smaltito ad Acerra.

Insomma, per spiegarla con semplicità, non è che una tonnellata di immondizia messa da parte oggi verrà sicuramente smaltita domani dal termovalorizzatore: arrivato a quota 750mila tonnellate, quell’impianto non può andare oltre. Bisogna, quindi, prevedere soluzioni alternative, organizzare uno smaltimento differente, sotto forma di trasferimento ad altri impianti nazionali o internazionali. Oppure bisognerebbe ipotizzare la creazione di nuovi impianti di termovalorizzazione, magari affiancati da strutture di lavorazione del materiale destinato al riciclo. Ma qui si scivola su un altro terreno che non ha a che fare con la questione attuale del termovalorizzatore di Acerra: si tratta di programmazione della gestione dei rifiuti che attiene al mondo della politica e dell’amministrazione locale, non alla società che gestisce un termovalorizzatore.

Avrete capito, dunque, che l’emergenza attuale non è frutto di un guaio capitato all’improvviso: si tratta di un evento che si verifica puntualmente, ogni anno e che, peraltro, viene comunicato con largo anticipo. Una buona manutenzione del termovalorizzatore è necessaria proprio per ottenere un corretto funzionamento che permette di evitare nuovi «allarmi rifiuti» generati da improvvisi blocchi e che consente di tenere sotto controllo l’intero ciclo di trattamento all’interno dell’impianto e garantire che non ci siano pericoli per la popolazione circostante.

Il prossimo step sul fronte della manutenzione arriverà all’inizio del 2019. Sarà il momento della verità: tutto fermo senza possibilità di salvataggi dell’ultimo minuto. C’è tutto il tempo per organizzare alternative senza farsi trovare impreparati: bisogna studiare un percorso che allontani l’ipotesi di un allarme sulla gestione dei rifiuti. Dieci mesi basteranno a non farsi travolgere da una nuova crisi?
Venerdì 4 Maggio 2018, 07:05 - Ultimo aggiornamento: 04-05-2018 15:22
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