Patto Mcl-associazione Esserci
«Sì all’Europa ma per cambiarla»

Le prossime elezioni europee sono considerate di portata storica perché al vaglio dei cittadini passerà l’essenza stessa del progetto europeista. Al voto di maggio sono legate quindi speranze e preoccupazioni: speranze per un progetto che ha garantito decenni di pace e di sviluppo; preoccupazioni per un’unione incompiuta e burocratizzata, per giunta dimentica delle sue radici.

I cattolici sentono l’ideale europeo consono alla loro storia e non vogliono rinunciarvi soprattutto per le opportunità di crescita, di benessere e di libertà che ha contribuito a promuovere. Per questo, dicono sì all’Europa nella consapevolezza che bisogna esserci per cambiarla in meglio. E’ da queste considerazioni che è scaturita l’elaborazione del manifesto «Sì all’Europa per farla», firmato dal presidente nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori, Carlo Costalli, e dal presidente dell’Associazione “Esserci”, Giancarlo Besana, presentato a Napoli nel Museo della Pace. All’incontro sono intervenuti Michele Cutolo, vicepresidente nazionale di Mcl; Michele Rosboch, docente di Giurisprudenza dell’Università di Torino; Doriana Buonavita, segretario generale della Cisl Campania; Arturo De Vivo pro rettore dell’Università Federico II di Napoli; Severino Nappi, docente universitario di Diritto del Lavoro. Domenico Delle Foglie, già direttore di Avvenire, ha moderato i lavori.

«Il manifesto - spiega Cutolo - chiede di promuovere una concezione della cosa pubblica sussidiaria, capace di valorizzare il protagonismo della persona, delle associazioni, dei corpi intermedi; un’attenzione alla famiglia come fondamentale fattore di stabilità personale e sociale; una politica che metta al centro il lavoro con investimenti speciali per i giovani; un ripresa del ruolo centrale dell’Europa nel mondo. Insomma - continua - il documento teorizza l’Europa che ci piacerebbe realizzare anche grazie al nostro contributo di cattolici. Così com’è, l’Unione non ci convince ed è sempre più lontana dalle istanze dei cittadini, ma non entreremo nel sempre più numeroso esercito degli euroscettici. Siamo consapevoli che il progetto dei padri fondatori non si possa realizzare in pochi anni, tuttavia lavoreremo per un’alleanza pacifica, solidale, produttiva».

Secondo Rosboch, il manifesto presenta alcuni punti particolarmente qualificanti: «Sottolinea la necessità di rimettere al centro la persona anteponendola sia allo Stato sia alle burocrazie; ribadisce l’importanza dei corpi intermedi e dell’aggregazione di categorie sociali; lancia una proposta politica chiara per la riaffermazione del popolarismo. Punti inequivocabili che richiamano alla necessità di riformare l’architettura europea secondo i nostri ideali».

Doriana Buonavita ricorda che la visione populista contribuisce a non interpretare l’oggettività dei problemi. «Il lavoro non si crea per decreto né, tantomeno, si persegue con misure assistenziali o strumenti occasionali. Quanto alla sfida elettorale, ci batteremo affinché Bruxelles sia più vicina alle esigenze delle comunità e sappia distinguere tra economia e finanza. Temo che lo 0,2% di crescita prima o poi qualcuno ce lo farà pagare».

Per il pro rettore De Vivo qualcuno soffia sul fuoco delle paure e continua a immaginare un nemico che non c’è. «Senza argini, i venti sovranisti ci porteranno diritti a forme estreme di nazionalismo. La chiusura dei popoli all’interno delle proprie barriere ci riporta a drammatiche vicende storiche, che sembra non ci abbiano insegnato nulla. L’idea che piccoli stati nazionali possano competere a livello globale con i giganti del pianeta è irrazionale».

Infine per Nappi occorre spendere bene i fondi europei di coesione. «Solo così sarà possibile rispondere a una delle numerose emergenze sociali del Mezzogiorno, che pure contribuiscono ad alimentare le pulsioni populiste e sovraniste».

 
Giovedì 4 Aprile 2019, 11:47
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