I ricordi di Massimiliano Gallo:
«Le tournée con papà
e la domenica del ragù»

Sabato 22 Settembre 2018 di Maria Chiara Aulisio
Era il cocco di casa, il più piccolo, l'ultimo di quattro figli e sempre appresso a mamma e papà. A soli cinque anni muove i primi passi in palcoscenico, a dieci è già protagonista di alcuni telefilm per bambini su Rai Uno. D'altronde, buon sangue non mente: Massimiliano - come il fratello Gianfranco, attore, cantante e drammaturgo - il talento lo riceve in eredità da suo padre. Quel Nunzio Gallo tra i maggiori interpreti della canzone napoletana e italiana, che negli anni Cinquanta trionfava a Canzonissima e incantava il pubblico di Sanremo. Ma non solo da lui, perché anche la mamma, Bianca Maria Varriale, era una talentuosa e promettente attrice alla scuola di Eduardo; peccato che, per crescere i suoi quattro figli, decise di rinunciare alla carriera. Non prima di aver messo su, però, una compagnia per piccoli attori, destinata in breve tempo a diventare tra le più accreditate della città. 
 
 

Insomma, non avrebbe potuto fare altro mestiere.
«Neanche ci ho mai pensato. Volevo fare l'attore, punto e basta; da bambino avevo già le idee molto chiare: registravo i programmi radio di Gigi Proietti e li riascoltavo decine di volte, fino a impararli a memoria. Diventare pompiere o astronauta non mi ha mai interessato». 

Attore e anche cantante.
«Preferisco definirmi un attore che canta».

Però è stato tra i protagonisti del musical Scugnizzi.
«Certo. Esperienza straordinaria. Ma, se penso alla carriera artistica di mio padre, mai potrei dirmi cantante».

Che ricordi ha di lui?
«Bellissimi. Da un lato, quelli della star, l'artista che tutti apprezzavano e applaudivano; dall'altro, il papà dolce e affettuoso, che non tornava mai da una tournée senza un regalo per me. Sono nato che papà aveva quarant'anni, i miei fratelli erano tutti già grandi, così nei miei confronti ha sempre avuto un senso di assoluta protezione. Aspettavo con ansia il lunedì, sapevo che quello era il giorno in cui sarebbe tornato». 

Si vedeva poco a casa, Nunzio Gallo.
«Era spesso in giro per lavoro; però, quando c'era, il tempo che ci dedicava era quello giusto. Ho capito presto che valeva più la qualità della quantità. Eravamo particolarmente in sintonia, lui e io, mi piaceva quel suo modo di non prendersi mai troppo sul serio».

Eppure negli anni Cinquanta era tra i cantati più stimati, oltre ad aver preso parte a una ventina di film.
«Si definiva un artigiano dell'arte, un uomo fortunato che era riuscito a fare della sua passione un lavoro. Da mio padre ho imparato tanto anche solo guardandolo, standoci insieme».

E sua madre?
«Ha rinunciato a tutto per noi. Anche se la sua compagnia dei piccoli andava forte, quando si girava un film a Napoli con dei bambini protagonisti era la prima a essere contattata. Ho cominciato con lei. Poi però lavoravo anche con la compagnia dei grandi, ma i miei genitori mi permettevano di farlo solo d'estate, quando non andavo a scuola». 

Prima lo studio e poi il resto.
«Obbligatorio. Solo dopo aver preso la maturità ho potuto cominciare a lavorare in maniera un po' più seria, fino ad allora niente. Eppure, io mi sentivo già attore. Ricordo che avevo dieci anni, recitavo in uno spettacolo per le scuole al teatro di Capua, interpretavo Pulcinella: alla fine della rappresentazione un gruppo di ragazzini, più o meno della mia età, mi chiese l'autografo».

Grande emozione.
«Enorme. Fu la prima volta che presi coscienza del fatto che ero un attore. Ma c'erano anche quelle in cui mamma seguiva papà in tournée e mi portava con sé, visto che ero il più piccolo; allora, improvvisavo sempre qualche show che faceva divertire tutti».

Trasferte d'artista.
«Mi sembrava di essere sempre in vacanza. Passavamo da un albergo all'altro e io non ci ero abituato. Milano, Roma, Torino. Una volta andammo a Venezia, era il periodo di carnevale, giravo per la città vestito da clown cercando di fare ridere. Emozioni indelebili nella mia memoria».

Aveva il teatro nel sangue.
«Con mio fratello Gianfranco dormivano nella stessa camera e la sera, prima di andare a letto, giocavamo a fare la parodia di Giulietta e Romeo, per far vedere a mia madre quanto eravamo bravi. Lei si divertiva tanto, ma noi pure di più».

Grande attore anche Gianfranco. 
«Voleva fare il giornalista, poi ha cambiato idea. A casa nostra, a Fuorigrotta, era normale fare spettacolo: alle nostre feste di compleanno capitavano personaggi come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che facevano i loro numeri per far ridere noi bambini. Oppure passavano Claudio Villa e Sergio Bruni, che si divertivano a cantare con noi; o ancora calciatori come Altafini e Barison». 

Spesso, con Gianfranco, avete recitato insieme.
«Lo faremo ancora quest'inverno. Nel 1988, abbiamo fondato la Compagnia Gallo, che vanta numerosi successi teatrali, la Francesca da Rimini, ad esempio, diretta da Aldo Giuffré. Seguiamo ciascuno la propria strada personale; poi, quando è possibile, ci dedichiamo alla nostra compagnia». 

Fratelli e compagni di lavoro.
«Abbiamo un senso della famiglia molto spiccato. Altra eredità che ci ha lasciato nostro padre, che era assai legato pure alle tradizioni. Non c'era domenica senza ragù o genovese, che poi è rimasto il mio piatto preferito; e soprattutto, guai a chi pensava di andare a mangiare fuori. Ci voleva tutti lì, intorno allo stesso tavolo».

Come a Natale. 
«A Natale si superava. Mi ricordo che il giorno della vigilia dovevamo andare con lui alla Pignasecca, dove era nato, a salutare tutti i suoi parenti. Al ritorno, era obbligatorio fermarsi a mangiare 'a zuppa 'e carnacotta - un piatto pesantissimo a base di trippa, frattaglie varie, pomodori, cipolla, peperoncino, parmigiano... Una bomba indigesta di cui avremmo fatto volentieri a meno, soprattutto quando poi, dopo qualche ora, ti aspettava il cenone di Natale». 

Invece niente.
«Per carità. Guai a disertare. Te lo facevi nemico, e proprio a Natale non era il caso».

Che altro mette tra i ricordi del cuore?
«La prima edizione di Natale in casa Cupiello senza Eduardo, con Carlo Giuffrè che interpretava Luca, Angela Pagano nei panni di Concetta e io che facevo Tommasino. Avevo meno di 30 anni. Fu un successo strepitoso: 500 rappresentazioni e 10 miliardi di lire incassati in due anni e mezzo di repliche. Roba da non credere».Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 10:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA