«Back to the future» di Sergio Goglia, tra corpi e sete a Palazzo Albertini di Cimitile

Sabato 29 Febbraio 2020 di Emanuela Sorrentino
Un anno e mezzo fa l'artista Sergio Goglia catturò con la sua macchina fotografica le immagini di corpi e sete ritratti nelle sale di Palazzo Albertini di Cimitile a Napoli. Oggi le diciannove fotografie costituiscono “Back To The Future”, il progetto che arriva a Palazzo grazie all’ospitalità di Sergio Cappelli che ha anche un fine sociale. La mostra potrà essere visitata, gratuitamente, da martedì 3 a sabato 9 marzo (dalle 10 alle 13) e i visitatori potranno acquistare le fotografie. Per ogni opera è prevista una tiratura limitata di cinque pezzi, più una prova d’autore, con dimensioni da 70cmx70 cm a 90cmx100cm, stampa di ultima generazione con tecnologia led 7 colori.
 
 

Parte del ricavato inoltre sarà devoluto alla Fondazione Comunità di San Gennaro. «Perchè - spiega Cappelli - intendiamo sostenere chi opera nel vicino quartiere Sanità come padre Antonio Loffredo». 
All’opening con Sergio Goglia e Sergio Cappelli, il parroco del rione Sanità Padre Antonio Loffredo, il collezionista d’arte contemporanea e stilista di fama internazionale Ernesto Esposito, lo stilista RoccoBarocco, il noto fotografo Mimmo Jodice con la moglie Angela, i ragazzi di Sanità Ensamble e tantissimi altri amici tra cui: Gino Sorbillo, Gabriella Giglio, Generoso Di Meo, Linda Suarez, Annamaria Alois, Roberto Pennisi, Francesco Tuccillo, Valeria Viscione e Ludovico Lieto, Rosita Puca e Mimmo Tuccillo, Roberta e Giuliano Buccino Grimaldi, Valeria Lombardi, Carmen Mancini, Danilo Ambrosino, Giorgio Nocerino, Roberto Iossa, Emma e Gianantonio Garzilli, Massimo Garzilli con Miscenka Solima, Fiorella Cannavale, Serena Albano, Michele De Simone, Chiara Reale, Paola Lombardi, Stefano Cimaglia Gonzaga. 
 

«Back To The Future – Ritorno al futuro è un recupero dell’antico in chiave moderna, seguendo la teoria di Leon Battista Alberti – racconta Sergio Goglia –. L’arte classica, l’arte antica, all’epoca in cui è stata realizzata, era moderna. Ho immaginato, in modo fantastico, questi corpi, custoditi dagli affreschi e dalle statue, ricatturati fotograficamente e riposti in chiave contemporanea sulle pareti e negli spazi del Palazzo. Un gioco, un intreccio di restituzione di un tempo senza tempo, in cui ieri diventa oggi e anche domani. La magia dell’arte, l’armonia dei corpi si incrociano nel luogo che li ospita da sempre e diventa tutto vivo e affascinante».
L'essenza di “Back To The Furture” ben si coglie nello scritto con cui Ernesto Esposito introduce il catalogo. “In questa mostra la correlazione fra il luogo e le immagini è più forte che mai, rivelandosi fondamentale per la comprensione del viaggio che Sergio Goglia ci fa compiere. L’idea nasce dal fascino potente di un luogo, che ha pareti e soffitti che dichiarano la storia dei secoli trascorsi, mostrando, quasi ostentando, i segni e le ferite del tempo. In ogni creatura di Sergio, e non a caso dico creatura, e non creazione , intravedo una doppia anima. La prima più antica, che si nutre dei bisbigli delle stanze che la contengono e la trattengono; e l’altra, un’anima nuova che chiede di respirare e ha un cuore rosso che esce dal petto e vorrebbe battersi. Personaggi non in cerca di autore, ché il loro autore è Goglia, ma alla ricerca di un tempo ‘acronico’. Che riconosca loro la dignità per ciò che furono, prima di incontrare il deus ex machina che potrà salvarli. Sergio, usando con sapienza i ferri del suo mestiere, non come una fotocamera di ultima generazione, ma come un prezioso defibrillatore che riaccende la scintilla della vita in cuori fermi da troppi anni, riesce a donare loro l’opportunità del ‘dopo’, che sarà egualmente nobile, se le ferite del tempo diventeranno feritoie aperte verso il tempo”. Ultimo aggiornamento: 17:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA