Festini in carcere, si riapre il caso dell'agente Sissy, in coma da febbraio

Venerdì 18 Maggio 2018 di Raffaella Vittadello
Maria Teresa Trovato Mazza

VENEZIA - Troppi misteri. Si riapre il giallo del colpo di pistola che il 1° novembre 2016 ha ridotto in fin di vita Maria Teresa Trovato Mazza, detta Sissy, 28enne agente di polizia penitenziaria di origini calabresi - ma ormai da anni residente a Mestre - che da allora si trova in uno stato di coma vegetativo all'ospedale di Bergamo, a causa del proiettile che le ha attraversato la testa in un'ascensore dell'ospedale Civile di Venezia. A dar corpo alle speranze dei famigliari, che da mesi si battono perché il caso non venga archiviato come tentato suicidio, ci sono le rivelazioni raccolte da Chi l'ha visto? e trasmesse mercoledì sera.

FESTE IN CARCEREIl programma ha mandato in onda la sconcertante testimonianza di un'ex detenuta, che ha parlato di festini in carcere con detenute e guardie ubriache e circolazione di droga, tre-quattro anni fa, finiti senza alcun provvedimento. Ed emerge che Sissy nei mesi precedenti aveva fatto dei rapporti sui festini ai superiori, che le erano costati provvedimenti disciplinari. Che ne è stato di quei rapporti? C'entrano con la tragedia di Sissy?
L'APPELLOIl padre, Salvatore Trovato Mazza, ha rivolto un accorato appello al comandante delle guardie penitenziarie. «Ci siamo sentiti più volte, mi ha sempre chiesto notizie sulle condizioni di salute di mia figlia - ha raccontato il papà disperato - e mi ha sempre detto che aveva delle cose importanti da dirmi a proposito di Sissy che non erano mai state dette. A questo punto le chiedo di andarle a raccontare alla Polizia, anziché a me, per far luce finalmente su questa vicenda dai contorni oscuri». 
TROPPE ANOMALIEUno scenario inquietante, quello raccontato dell'ex detenuta a proposito dei festini a base di droga. Ma al quale si aggiungono altre anomalie al caso. Alimentate dalle immagini delle telecamere dell'ospedale, anche queste mandate in onda da Chi l'ha visto?.
DA SOLA IN OSPEDALEIl 1. novembre 2016 viene mandata a controllare una detenuta che ha appena partorito. Le telecamere dell'ospedale la riprendono in più occasioni. Arriva al secondo piano e cerca la donna in ginecologia, ma la ragazza sta allattando la neonata e si è spostata in pediatria. Sissy presidia l'ingresso dell'ospedale, l'androne, si dirige in reparto e va a farle visita. Poche parole, uno sguardo alla bimba, un saluto. Poi esce e torna verso gli ascensori. Appare tranquilla, niente potrebbe far presagire quello che accadrà dopo pochi minuti. La puerpera si trova in ospedale dopo essere stata arrestata per vicende di droga ed è stata associata all'Icam, l'istituto di custodia attenuata per le madri della Giudecca. È infatti evasa dagli arresti domiciliari per ben 12 volte e il magistrato ha disposto che venga sorvegliata in ospedale. E questa è la prima circostanza strana: la donna non viene piantonata. Anzi. Solo Sissy va a controllarla, in quel giorno di festa. Mentre da regolamento qualsiasi tipo di scorta va fatta in coppia, da due agenti.
NIENTE IMPRONTESissy esce dal reparto e percorre l'androne più volte. Le telecamere la inquadrano senza guanti. Ma sulla pistola non verranno trovate impronte. Neanche le sue. E questa è un'altra stranezza su cui punta l'avvocato Anselmo chiedendo che le indagini non vengano concluse. E nessuno sente lo sparo. Ma la pistola di Sissy non ha il silenziatore. In più sulla pistola non vengono trovate tracce di sangue. «Una circostanza impossibile» la definisce il legale.
I CELLULARIEmerge poi un altro fatto: la detenuta che nel pomeriggio viene sentita dalla Polizia di Stato, viene identificata con il documento di identità e il numero di cellulare. Il che significa che nonostante la misura cautelare la donna aveva la possibilità di girare libera per i reparti e di comunicare con un telefono, che ai detenuti normalmente non viene concesso. E invece il cellulare di Sissy viene trovato soltanto il giorno dopo, nell'armadietto di servizio del carcere, che ha lo sportello aperto. Dalle indagini sembra che l'agente non lo avesse con sè, altro aspetto strano.


Era il 1 novembre 2016 quando Teresa Trovato Mazza, conosciuta con il soprannome di Sissy, 29 anni, agente della polizia penitenziaria in servizio al carcere femminile della Giudecca, venne ritrovata ferita gravemente alla testa da un colpo di pistola dentro l'ascensore del reparto di pediatria del Padiglione Jona all'ospedale Civile di Venezia. Da allora, Sissy combatte tra la vita e la morte, ma chi le vuole bene non perde la speranza. Non è stata individuata una responsabilità per il ferimento dell'agente, ma sulla vicenda vi sono ancora delle ombre e la battaglia legale dei familiari va avanti. A sostenerli il comitato "Sissy la Calabria è con te", guidato da un'amica, la vicepresidente, Jo Pinto, in prima linea accanto ai coniugi Trovato Mazza. La ragazza è stata descritta con un carattere solare e gioioso da chi la conosceva, senza alcun nessun intento suicida.

 

Ultimo aggiornamento: 20 Luglio, 14:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA