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Decumani, a Napoli i clan all’assalto: «Piano per conquistare ristoranti e negozi puliti»

Venerdì 20 Maggio 2022 di Leandro Del Gaudio
Decumani, a Napoli i clan all’assalto: «Piano per conquistare ristoranti e negozi puliti»

Due episodi accaduti nello stesso giorno, a distanza di poche centinaia di metri. Domenica scorsa, due aggressioni sono state consumate contro ristoratori che avevano deciso di investire tra i vicoli del centro cittadino. Decumani, assalto di paranze, azioni di disturbo, minacce estorsive, che rispondono a una sola strategia affaristica e criminale: allontanare gli imprenditori onesti, costringere i giovani ristoratori (quelli che hanno creduto nelle potenzialità ricettive dei vicoli napoletani) a svendere le proprie attività; spingerli a lasciare i propri esercizi (locali compresi) per una manciata di spiccioli.

Una trama criminale su cui sono a lavoro i pm della Squadra Mobile del primo dirigente Alfredo Fabbrocini, sotto il coordinamento del pool guidato dall’aggiunto Sergio Amato, alla luce delle testimonianze offerte dalle stesse vittime. Ma proviamo a ricostruire la furia che si è abbattuta sulla vita di due giovani coppie. Siamo in via dei Tribunali 179, a pochi passi da Castelcapuano (il vecchio palazzo di giustizia), quando uno scooter investe Veronica Carrasco, 41enne moglie di Raffaele del Gaudio, a sua volta titolare del ristorante Cala la pasta. Un bolide che provoca danni indelebili. La donna finisce in ospedale, ha gravi contusioni agli arti e all’altezza del fegato, è ricoverata da una settimana al Cardarelli. Oltre a Veronica, sono stati investiti alcuni turisti, tuttora sotto choc per la violenza subita in modo ingiustificato. Già perché c’è un sequel. Il centauro ha provato a recuperare lo scooter e ha ingaggiato una lite con il marito e i parenti della donna tramortita. Ma i vigliacchi si sa, si muovono sempre in branco, al punto tale che una trentina di elementi hanno fatto una nuova irruzione per cancellare le tracce e per minacciare il ristoratore: «Non denunciare, che ti facciamo saltare in aria il negozio. C’è una bomba per te». Oggi alle 12, flash mob in via Tribunali 179 (organizzato dal senatore Sandro Ruotolo), per incoraggiare il negoziante a riaprire Cala la pasta. 

Stessa violenza consumata nei confronti di un altro imprenditore, come raccontato ieri dal Mattino. È il caso di Mario Granieri, titolare della pizzeria Terra mia, vittima di un’altra brutta esperienza. In passato, ha già denunciato il racket (quello targato paranza dei bimbi), ma da qualche giorno è costretto a interrompere spesso il proprio lavoro. Azioni di disturbo, qualcosa di più di episodi di cattivo vicinato. Granieri viene minacciato. Ed è costretto a difendersi all’interno del proprio locale delle continue incursioni di donne e uomini della zona, alimentate da semplici pretesti («Hai guardato storto», ci «hai offeso», «quando te ne vai da questo posto?). Intervengono i carabinieri. Poi, appena va via la gazzella, il pestaggio: picchiato il ristoratore, calci e schiaffi anche alla moglie, che è incinta al settimo mese; ingiurie alla figlia (una ragazza che studia al Conservatorio). Violenza ingiustificata, strategia mirata: quella di allontanare le persone oneste dalla zona, di costringere i commercianti estranei al sistema criminale a lasciare quei locali che oggi - grazie al boom turistico - sono diventati miniere d’oro. Ha spiegato il consigliere regionale Francesco Borrelli (Verdi), da sempre accanto ai commercianti onesti: «C’è un camorrista che da poco è stato scarcerato, che non gradisce l’opera di riqualificazione della zona da parte dei commercianti onesti. Attualmente, due ristoranti come Terra mia e Cala la pasta hanno chiuso momentaneamente, dopo aver subìto danni, minacce e aggressioni. Chiediamo un intervento della magistratura, oltre ad aver sollecitato l’intervento dell’assessore alla Legalità Antonio De Iesu», ha ribadito Borrelli (accanto al consigliere comunale di Sole che ride Luigi Carbone). Indagini in corso, conviene tornare alla testimonianza resa da Raffaele del Gaudio: «Avevo creduto nella possibilità di riscatto di questa zona, ho partecipato a un bando statale chiamato “Resto al Sud”, per incentivare gli imprenditori onesti a non lasciare Napoli. Dico a chi ci ha minacciato che ho fatto i nomi, li ho denunciati, non farò passi indietro». 

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Ultimo aggiornamento: 21 Maggio, 17:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA