Tfr statali, anticipo bloccato: dossier al tavolo del contratto

Domenica 26 Gennaio 2020 di Andrea Bassi
Tfr statali, anticipo bloccato: dossier al tavolo del contratto

La diffida al ministro della Funzione pubblica Fabiana Dadone, è arrivata venerdì sera. La firma in calce è quella dell’avvocato Antonio Mirra, il legale del sindacato del pubblico impiego Unsa-Confsal. La richiesta è semplice. Il ministro deve, dice la diffida, ottemperare alle indicazioni della Corte Costituzionale e scrivere una norma che obblighi lo Stato a pagare la liquidazione ai dipendenti statali nel momento in cui vanno in pensione. Oggi non è così. Un lavoratore del pubblico impiego può dover attendere fino a sette anni prima di ricevere il suo Tfr-Tfs. Capita, per esempio, per coloro che si pensionano utilizzando lo scivolo di Quota 100, il prepensionamento con 62 anni di età e 38 di contributi.


La legge dice che in questo caso il Tfr-Tfs deve essere liquidato al momento del raggiungimento dell’età di vecchiaia per la pensione, ossia 67 anni. Solo che una volta raggiunti i 67 anni, oltre certi importi, è necessario, sempre per una norma decisa in passato per sistemare i conti pubblici, attendere altri due anni. Il totale, come detto, sono sette anni. La Corte Costituzionale in una recente sentenza, ha stabilito che il posticipo del pagamento del Tfr-Tfs è “legittimo” solo nel caso di prepensionamento. Ma se uno statale va in pensione con l’età di vecchiaia, compiuti i 67 anni, la somma accantonata durante tutta la vita dovrebbe essere pagata immediatamente. La liquidazione, hanno ricordato i giudici della Consulta, è salario differito. Sono soldi del lavoratore e servono ad affrontare un periodo delicato, il passaggio dal lavoro alla pensione. 

IL PROBLEMA
Il problema è che se lo Stato dovesse pagare immediatamente la liquidazione a tutti gli statali che lasciano il lavoro, sarebbero necessarie cifre molto alte, nell’ordine, secondo alcune stime, di 7-8 miliardi di euro. Proprio per questo il precedente governo, il Conte uno, quando aveva introdotto il prepensionamento con Quota 100 aveva anche inserito una norma per dare una risposta ai pensionandi sul Tfr-Tfs: l’anticipo pensionistico.

Si tratta della possibilità di “scontare” in banca la propria liquidazione fino ad un importo di 45 mila euro con la garanzia dello Stato. Il decreto attuativo della norma, che darebbe la possibilità agli statali di ottenere l’anticipo, sembrava dopo un’attesa lunga un anno in procinto di sbloccarsi. Invece il testo è stato «congelato» dal Consiglio di Stato al quale il ministero della Funzione pubblica lo aveva inviato per ottenere il parere. I magistrati hanno sollevato una serie di perplessità sul testo, a cominciare dalla platea dei beneficiari che sembrerebbe escludere dalla possibilità di anticipo alcuni dipendenti pubblici, come i ricercatori. Ma il dubbio più rilevante riguarda l’assenza di una clausola negli accordi con le banche che permetta di ridiscutere le condizioni economiche del prestito. Un punto sollevato anche dall’Antitrust ma che il provvedimento nonm ha recepito.

Il governo avrebbe già pronte le risposte ai dubbi del Consiglio di Stato, ma intanto la questione del Tfr-Tfs è destinata ad arrivare sul tavolo del negoziato del 4 febbraio con i sindacati per la stesura del memorandum di intesa in vista del rinnovo del contratto. Pronto a sollevare la questione è Massimo Battaglia, segretario dell’Unsa-Confsal. «Il governo», dice al Messaggero, «deve ristabilire immediatamente il diritto deilavoratori pubblici a ricevere immediatamente il Tfs, come ribadito anche dalla Corte Costituzionale». Sull sfondo resta sempre lo stesso problema, quello delle risorse finanziare necessarie a pagare senza ritardi le liquidazioni.

Ultimo aggiornamento: 11:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA