Beni confiscati in Campania,
i risultati del monitoraggio

di Angelo Buonomo*

I beni sottratti alle mafie rappresentano una straordinaria occasione di sviluppo, coesione territoriale e sociale oltre che di riscatto per intere comunità. In Campania sono stati confiscati complessivamente 3.404 immobili: di questi, il 55% (1868) risulta ancora in gestione all’ANBSC; il restante 45% (1536) è stato invece già destinato agli Enti Locali (dati aggiornati al 7 giugno 2017 forniti dall'ANBSC). Un patrimonio importante che gli Enti Locali dovrebbero mettere a disposizione delle realtà del terzo settore al fine di promuovere progetti di inclusione e di sviluppo locale. Oltre alla necessità di interventi urgenti in termini di modifiche legislative, sembra opportuno sottolineare le occasioni che possono generare i progetti di riutilizzo sociale dei beni confiscati. Come emerso da una recente ricerca promossa da Libera Campania e dalla Fondazione Polis della Regione Campania, nel territorio regionale insistono diverse esperienze di riutilizzo sociale, i cui risultati sono significativi: l’82% di queste realtà genera welfare producendo servizi alla persona e percorsi di reinserimento socio-lavorativo, accogliendo diversi soggetti in situazione di svantaggio (minori, disabili, migranti, giovani, anziani), in un’ottica di inclusione e autonomia dei soggetti. Le realtà sociali che gestiscono beni confiscati in Campania occupano in media 6 lavoratori, 16 volontari e offrono servizi a 435 beneficiari (il totale su 38 realtà indagate è pari a 16541 beneficiati). La ricerca "I beni confiscati come opportunità di sviluppo" (scaricabile qui) è una fotografia della situazione nel territorio regionale. Ad oggi, le realtà monitorate da Libera Campania e Fondazione Polis sono arrivate a 110 tra associazioni, cooperative sociali, Fondazioni, enti morali che attraverso la loro azione restituiscono i beni sottratti alle mafie alla collettività. Beni accessibili ai cittadini che creano possibilità di ritrovo, di scambio, di formazione e di generazione di nuove prospettive tese al riscatto del territorio.

I beni confiscati alle mafie hanno un enorme valore in termini simbolici e di memoria delle vittime innocenti della camorra. Però è fondamentale non trascurare il rilievo di queste esperienze sul piano economico, di coesione territoriale e sociale. Per questo motivo, Libera Associazioni Nomi Numeri contro le mafie, in collaborazione e con il patrocinio di Ministero dell’Economia e delle Finanze Ispettorato Generale per i rapporti finanziari con l’Unione europea - Ragioneria generale dello Stato Dipartimento per le politiche di coesione - Presidenza del Consiglio dei Ministri Agenzia per la coesione territoriale Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata Istituto nazionale di statistica Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro - Conferenza Episcopale Italiana Fondazione con il sud, ha promosso la “Scuola di formazione nazionale su beni confiscati e politiche di coesione”. Lo scorso 4 luglio in Campania si è tenuta una giornata di formazione collegata a questo percorso nazionale. La “Scuola regionale sui beni confiscati e sulle politiche di coesione in Campania” ha rappresentato uno straordinario momento di incontro e confronto tra tutti i soggetti che sono impegnati nell’iter di sequestro, confisca e riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Il peso economico delle mafie, quantificabile intorno ai 200 miliardi di euro, deve essere contrastato sul piano economico attraverso la promozione di uno sviluppo locale che tiene insieme il rispetto delle persone e mette al centro progetti di inclusione sociale e coesione territoriale in un'ottica di giustizia. In tal senso l’obiettivo di Libera è quello di mettere insieme gli strumenti necessari a ricostruire solidarietà e coesione tra i cittadini nei territori in cui hanno subito la presenza delle mafie che si esprime proprio nel patrimonio accumulato illecitamente.

Sul piano istituzionale è necessario velocizzare l’iter di assegnazione alle realtà del terzo settore, approvare - nonostante i limiti dell'ultimo testo - la riforma del cosiddetto Codice antimafia, la maggiore trasparenza da parte degli Enti Locali. Su questo ultimo punto è necessario evidenziare ciò che emerge dalla ricerca: in Campania su 115 comuni che hanno acquisito nel proprio patrimonio indisponibile beni confiscati sono solo 26 quelli che si sono adeguati alle norme sulla trasparenza pubblicando l’elenco dei beni confiscati presenti nel proprio territorio, restano 89 comuni (77,3%) che non rendono pubbliche le informazioni.

Se da un lato sono necessari interventi legislativi per migliorare il meccanismo, dall’altro è fondamentale sottolineare che è possibile immaginare progettazioni e messa a sistema delle esperienze a “legislazione vigente”. In questo senso diventa fondamentale ciò che scaturisce dalla “Scuola regionale sui beni confiscati e sulle politiche di coesione in Campania”, dalla quale partiranno laboratori di co-progettazione territoriale al fine di promuovere e valorizzare percorsi di riutilizzo sociale dei beni confiscati alla camorra dentro un percorso di coesione sociale. Un processo ambizioso che metterà al centro i territori e le comunità e che sarà realizzato in collaborazione con i soggetti promotori del progetto nazionale, con la Fondazione Polis e le realtà del terzo settore che hanno partecipato a questo primo momento formativo.

*Libera Campania
Lunedì 17 Luglio 2017, 11:30
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