L'omaggio a Maurizio Estate
ventisei anni dopo l'assassinio

di Vittorio Ciccarelli

La drammatica vicenda di Maurizio Estate racconta una storia, che, più di ogni altra, richiama lo specchio di questa complicata città e la sua doppia anima. Tanto generosa ed umana quanto crudele e spietata. Due anime che convivono da sempre scrivendo a volte pagine di esemplare solidarietà e altre di vergognosa cattiveria. A Napoli si vive contestualmente il dolore e la gioia in un continuo e rapido capovolgimento di situazioni, che mettono a dura prova i sentimenti e le emozioni. Una situazione che si trascina da troppi anni senza avere la forza, la voglia o la capacità di invertire questa spirale e trovare un equilibrio nuovo che faccia prevalere l’anima  migliore di questa comunità cosi contraddittoria. Il vissuto di questo contrasto violento si è materializzato con evidenza proprio in questi ultimi giorni in tutte le sue espressioni emozionali. Voglio ricordare l’immagine dello zainetto di un bambino, abbandonato vicino al corpo esanime di un uomo coperto dal solito angosciante telo bianco. Una immagine forte che ha dato uno scossone profondo alla coscienza sana della città. Per fortuna il bimbo è miracolosamente scampato ai proiettili mortali destinati a suo nonno mentre lo accompagnava a scuola. I nostri occhi erano ancora calamitati da quello zainetto quando hanno fatto irruzione i fragorosi colpi di pistola sul corpo di Noemi. Una bimba di appena quattro anni emblema dell’innocenza assoluta. Noemi veniva gravemente ferita e scavalcata con crudele indifferenza, quasi calpestata dalla brutalità di chi doveva uccidere a tutti i costi. Uomini accecati da un odio che non si può spiegare né capire.

Dello stesso odio erano accecati anche quei delinquenti che tornarono con premeditazione da Maurizio Estate, quel pomeriggio del 17 maggio del 1993, per ucciderlo senza alcuna pietà. Dovevano vendicare “l’onore” leso dal coraggio di questo ragazzo semplice e buono. Maurizio aveva peccato di altruismo, si era scagliato poche ore prima contro due criminali mettendoli in fuga. Aveva speso il suo corpo e purtroppo la sua vita con incredibile coraggio per difendere un anziano signore, che tra l’altro non conosceva, mentre quei brutali lazzari tentavano di fargli una rapina.  Quei criminali bruciarono i suoi 23 anni solo perché aveva osato. Punito perché non si era girato dall’altra parte, ma si era fatto guidare dalla generosità, dalla idealità di cui era pervasa la sua giovane età. Ecco, fuori da ogni retorica, è proprio vero che in questa città, beata e dannata, convivono i giovani come Maurizio e i giovani che hanno sparato a Noemi, quelli che hanno affollato le strade della città per gridare la propria rabbia e chiedere di disarmare Napoli e i ragazzi che fanno le “stese” per affermare il controllo criminale del territorio. Non c’è alcun dubbio che per battere i poteri criminali occorrono meno parole e più fatti. Una consapevolezza che ha guidato anche la famiglia Estate, sicuramente contagiata dal senso civico di Maurizio, a trasformare il dolore in impegno per la legalità, costituendo una associazione per combattere il triste fenomeno del racket che porta il nome di Maurizio e il cui nipote Davide ne è presidente. Una scelta esemplare che ritroviamo in tante famiglie che hanno pianto i loro cari, vittime innocenti  di criminalità. Come sempre, da ventisei anni, il 20 maggio, nella piazzetta che porta finalmente il suo nome, ricordiamo questo giovane eroe, insignito della medaglia d’oro al valore civile. Ogni anno, la cerimonia di commemorazione è affollata da una larga partecipazione di scolaresche che ascoltano testimonianze e crescono nei valori della solidarietà. Quest’anno una lodevole iniziativa, voluta dalla 1° Municipalità e dalla famiglia Estate, punta ad un coinvolgimento più attivo dei giovanissimi partecipanti. È stato infatti istituito il premio “Maurizio Estate” per invogliare i giovani a riflettere e coltivare la memoria. Una commissione presieduta dallo scrittore Maurizio De Giovanni premia un elaborato sui temi della legalità sviluppato tra gli studenti delle scuole di Chiaia.  La memoria è un sentimento forte, necessario per tramandare esempi e storie esemplari. Bisogna credere e investire nella memoria se vogliamo costruire un futuro migliore. È molto incoraggiante pensare che questi ragazzi possano raccogliere il testimone, e passarlo poi alle generazioni successive.

Segretario FAI e componente del Comitato Scientifico della Fondazione Polis 
Lunedì 20 Maggio 2019, 06:00
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