«Mamma, in fondo è bello essere Down»
l'impegno della cooperativa Davar

di Tina Borzacchiello*

"Mamma in fondo essere Down è bello", queste le parole di mio figlio. Lui è Ruggero, il motivo delle mie battaglie e del mio impegno quotidiano nel mondo dei disabili e del loro inserimento lavorativo. Sono dell’idea che la società consideri il disabile come un soggetto da riabilitare a vita, un eterno bambino da educare, si pensa che non debba mai crescere, mentre io ho vissuto sulla mia pelle, attraverso mio figlio, l’umiliazione che può subire un disabile adulto quando ci si rivolge a lui con atteggiamenti di compiacenza e accondiscendenza o addirittura usando lo stesso linguaggio con cui ci si rivolge ad un bambino. La verità è che anche loro diventano adulti e hanno il diritto di essere considerati tali. La mia idea era quella di creare non il solito centro di riabilitazione dove i disabili adulti vengono parcheggiati in un asilo a vita, ma un centro di abilitazione al lavoro. Un luogo dove individuare le abilità residue e valorizzarle, affinché potessero raggiungere, a seconda della difficoltà, il maggior livello di autonomia possibile.

Quest’idea, circa quindici anni fa, mi ha portata, insieme ad altri volontari della parrocchia di don Peppe Diana a Casal di Principe, a creare la cooperativa “Davar” (che in aramaico significa “fatti e non parole”), per occuparci in maniera più organizzata dell’integrazione lavorativa dei soggetti diversamente abili.

Così, nel 2011 arriva l’occasione: un bando promosso dal consorzio Agrorinasce ci dà la possibilità di ottenere l’utilizzo di un bene confiscato a Casal di Principe. La Regione Campania finanzia i lavori di ristrutturazione del bene, mentre la Fondazione con il Sud, nell’ambito del progetto “La RES”, provvede al cofinanziamento delle attrezzature, ed ecco che nasce ”Dulcis in fundo”, una cioccolateria sociale con lo scopo di fare inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Non nego che all’inizio abbiamo avuto non poche difficoltà ad intraprendere questa attività, non avendo esperienze nel campo. Eravamo però certi di non volere un maestro cioccolataio in sede, perché convinti che il ritmo di lavoro di un professionista non sarebbe stato lo stesso dei nostri lavoratori. Quindi io, insieme a mio figlio ed altri cinque ragazzi con varie fragilità, ci siamo recati da un maestro cioccolataio, che, a titolo totalmente gratuito, ci ha insegnato l’affascinante arte del cioccolato. Solo successivamente abbiamo iniziato a lavorare da soli. Ci sono alcuni principi su cui abbiamo basato il nostro lavoro: lavorare cioccolato puro e confezionarlo con carta trasparente perché chi compra deve poter vedere il prodotto e fidarsi di noi. Il nostro punto di forza è sicuramente la qualità del cioccolato. Infatti, chi la compra per la prima volta è spinto da un sentimento di altruismo. La vera soddisfazione, però, è quando ritorna, perché ha trovato il cioccolato di qualità. Ora stiamo lavorando per incentivare e rafforzare la distribuzione del nostro prodotto, acquisendo canali di distribuzione, così da poter offrire ai nostri lavoratori una retribuzione dignitosa e guadagnarne in autonomia economica, ma soprattutto in autostima.

Oggi la cioccolateria sociale Dulcis in fundo è un luogo dove si lavorano piccoli capolavori in tutte le forme e dimensioni, ma soprattutto un luogo sereno dove vengono rispettati gli spazi, i tempi e dove si respira aria di casa.

Chi l’avrebbe mai detto…. sentirmi dire da mio figlio: “Mamma in fondo essere Down è bello”.


*Presidente Cooperativa DAVAR
Lunedì 24 Aprile 2017, 10:21 - Ultimo aggiornamento: 24-04-2017 12:05
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