Noi giovani costretti
a ignorare e a dimenticare

Lunedì 23 Settembre 2019
Liceo Giordano Bruno di Arzano

ECCO TUTTE LE LETTERE A GIANCARLO SIANI

Caro Giancarlo,

Sono trentatré anni che ormai non ci sei più, ma ancora oggi il tuo coraggio e la tua forza sono motivo di orgoglio per il nostro Paese.

Vorrei aver avuto l'occasione di parlarti, di chiederti come si  fa ad essere coraggiosi come lo eri tu, di domandarti come facevi a non avere paura.

Vorrei dirti che oggi ci sono tante persone come te, che combattono per ciò che è giusto, ma non posso.

Vorrei poterti dire che da quando non ci sei più le cose sono migliorate qui a Napoli, ma mentirei.

Oggi la criminalità organizzata viene nascosta dietro un velo di ipocrisia. Si finge di non vedere quanto sia radicata nella società, nella politica, nell'economia.

Ci autoconvinciamo che il cibo che mangiamo non sia contaminato e che non sia coltivato in terreni tossici. "Terra dei fuochi" è chiamato il territorio in cui viviamo.

Diciamo a noi stessi che con la laurea troveremo un lavoro, ignorando il fatto che molti sono costretti a pagare per essere assunti o che scappano all'estero in cerca di fortuna. 

Dobbiamo ignorare il fatto che la nostra pizzeria preferita abbia chiuso poiché il proprietario si è rifiutato di pagare il pizzo.

Siamo costretti ad ignorare che in un giorno come tanti, un nostro parente, perfino nostro padre, torni a casa, con uno sguardo vuoto, perché la Camorra ha bussato alla sua porta, costringendolo a pagare più di quanto guadagni in un mese.

Siamo costretti a fare silenzio se una nostra amica piena di sogni nel cassetto, muore perché colpita da un proiettile vagante.

Dobbiamo dimenticarci del nostro amico che è stato costretto ad entrare a far parte di quell malsano sistema in cui la prepotenza vige sovrana.

Dobbiamo accettare che le istituzioni, che dovrebbero proteggerci dalle ingiustizie e dai soprusi, in realtà temono chi li perpetra.

Dobbiamo ignorare tutto questo, Giancarlo.

Noi giovani siamo costretti a ignorare e a dimenticare, ad andare il più lontano possibile da questa realtà, perché se smettiamo di ignorare, prima o poi, ci verrà preclusa l'opportunità stessa di vivere.

Luca  IVC

Caro Giancarlo,

sono qui a scriverti per raccontarti di quel che ti sei perso negli ultimi tre decenni. Lo shock iniziale per la tua morte ha lentamente lasciato il posto alla consapevolezza di cosa siamo diventati e del mondo che “siamo riusciti a creare”: corruzione, diffamazione, ricatto, paura e, spesso, persino la morte, sono diventati le basi della società malata, in cui ci siamo trovati catapultati. Una società per cui hai dato tutto te stesso, e di cui oggi saresti molto deluso… 

Per questo vorrei poterti dire che il tuo gesto ha ispirato centinaia di giovani a battersi contro le ingiustizie e la corruzione di questo sistema contaminato che ne limita la realizzazione lavorativa e la libertà personale. Vorrei poterti dire che quella paura che prima ci impediva d’investire nel nostro territorio non ci vincola più a considerare come unica opzione possibile l’esodo verso altre regioni o addirittura altri Paesi. E vorrei poterti dire che ognuno di noi, nel proprio piccolo, è rimasto aggrappato alla speranza e alla volontà di cambiare le sorti di un territorio che altresì avrebbe molto da offrire. Ma purtroppo non posso farlo. Non posso dirti che per noi giovani c’è futuro qui. Non posso dirti che abbiamo ricavato dal tuo esempio il coraggio di sfidare il potere per cambiare le regole. Devo dirti, invece ,che la paura di metterci in gioco ci ha condotti inevitabilmente alla solitudine. Devo dirlo, almeno una volta. Una soltanto. Così che possa sentirmi almeno un po' legata alle sorti di un Paese dove fatico ad immaginarmi in futuro, in cui inevitabilmente finirò col sentirmi costretta a “scendere a compromessi”. È demoralizzante vedere a che punto la nostra inerzia ci abbia portato, e metterlo nero su bianco qui, con te, fa quasi male. Eppure ciò che fa ancora più male è pensare che sia diventato normale dover scappare via per poter sperare in una vita piena, lontana dal timore e dai soprusi di quelli che fanno di tutto per porsi al di sopra di tutti; quelli che sembrano fare di tutto per portarci via la dignità della nostra storia, la nostra vera identità. 

Suona tutto così terribile, caro Giancarlo, e lo è davvero… ma allora perché?

Perché a nessuno sembra più importare il declino della nostra società? Abbiamo davvero rinunciato a quella speranza che ci dava la forza di combattere, o l’abbiamo soltanto smarrita? E se fosse davvero così, caro Giancarlo, cosa possiamo fare noi giovani, gli adulti del futuro, per non lasciarci andare alla rassegnazione? Che possiamo fare?

Io per prima sono spaventata dall’indifferenza e dalla freddezza che dimostro quando penso: ”Tanto io qui, non ci resto”. Niente esitazioni, niente dubbi, niente sensi di colpa; in effetti, come posso sentirmi in colpa se nell’evasione che le mie scelte possono consentirmi, potrei un giorno effettivamente dire di essere libera, di aver realizzato sogni che magari adesso neanche posso immaginare, pur avendo sempre tenuto fede a ciò che sono e al luogo da dove provengo?

E allora, come posso convincere altri ad unirsi ad una battaglia in cui neanch’io credo più? Sarebbe ipocrita. Eppure c’è qualcosa che non so spiegare, che mi tiene ancora ancorata alla speranza: forse sta tutto nella persona che sono stata educata ad essere, o forse è puro istinto d’appartenenza… Magari fossi qui, caro Giancarlo; tu sapresti trasformare la debole fiamma della mia speranza nel fuoco ardente che infiammava la tua.

Ma purtroppo non ci sei, ed io devo provare a farlo da sola. 

Sinceramente tua, 

Sara IV C

Caro Giancarlo,

sono ormai passati trent’anni dalla tua morte e c’è da dire che le cose non sono molto cambiate da allora…la situazione è rimasta molto statica. Le organizzazioni mafiose agiscono ancora in sordina e forse anche per questo motivo non se ne parla più di tanto, quasi come se il problema fosse scomparso, ma in realtà persiste. Le mafie hanno ancora molto potere nelle loro mani. Anzi viviamo, quasi senza rendercene conto, sotto un “regime di dittatura”, che ci impone il silenzio e che non ci lascia la libertà di denunciarlo senza rischio di ritorsioni! Ecco, io penso che al giorno d’oggi molti si siano arresi, cerchino di eludere il problema, fuggendo altrove per realizzare i propri sogni. Nonostante non condivida, tuttavia non li biasimo perché la paura è tanta e il solo pensiero di affrontare una realtà molto più grande di noi, fatta di inganni e violenza, incute timore e un senso di rassegnazione. Purtroppo, le associazioni mafiose hanno una capacità enorme di controllo del territorio e delle attivitàp olitiche ed economiche. Come può mai realizzarsi nelle nostre città una qualche forma di sviluppo o di progresso se non abbiamo libertà di agire? Fino a qualche tempo fa pensavo che, con il passare degli anni, con l’istruzione e con la relativa sensibilizzazione al problema, le cose potessero cambiare e che man mano il problema potesse scomparire, ma invece sembra che tra i giovani, ed in particolare tra quelli che vivono nelle zone più degradate, dove è più facile muoversi nell’ombra, si sia diffusa la convinzione che entrare come nuovi membri in queste organizzazioni sia l’unico modo per “essere rispettati”. Il fenomeno delle ‘baby gang’ forse è un fenomeno nuovo, oppure forse è sempre esistito anche in altri tempi, solo che adesso quasi ci si vanta di farne parte; alcuni addirittura postano in rete video intimidatori, mostrando talvolta anche delle armi. Quando sento di queste notizie davvero non mi capacito di quanta poca informazione ancora ci sia, ma forse non è nemmeno la poca informazione, probabilmente è proprio il fatto che le informazioni vengono oscurate. Come è possibile? La mancanza di istruzione e di cultura fa proseliti: per la camorra sottrarre i ragazzi all’istruzione e piegarli alle loro ideologie vanno di pari passo. Sa che l’ostacolo principale al suo dominio è proprio l’istruzione. Ogni piccola traccia di istruzione tra i giovani, ogni traccia di idea divergente, può ostacolare il progetto della formazione di nuove leve rispettose della sua autorità.

Cinzia

Caro Giancarlo,

sono trascorsi trentatré anni dalla tua tragica scomparsa, quella maledettissima sera del 23 settembre 1985 quando, a bordo della tua Citroen Méhari verde, ti freddarono dieci pallottole esplose da due pistole. Da quel momento, molti boss sono stati assicurati alla giustizia, ma altrettanti sono a piede libero; soprattutto, la mafia si è modificata e ha affinato le sue armi, riuscendo a infiltrarsi con grande invasività in tutti i campi. È, infatti, evidente e ormai consolidato il rapporto camorra-cattiva politica, per cui la camorra si inserisce in una rete di relazioni economiche ed imprenditoriali e stabilisce uno spesso filo di connivenze con ambienti solo formalmente puliti. Essa è molto abile soprattutto nel “riciclare” i soldi, aprendo nuove attività apparentemente a norma. Napoli adesso non è un’isola felice, probabilmente non lo è mai stata, ma il sistema ha imparato a fare i suoi affari in maniera meno eclatante, per cui la paura è in parte diminuita e la percezione del suo dominio è diminuita: uccide, nasconde le prove, arruola ragazzini in cerca di un futuro diverso, ma nel silenzio e nell’indifferenza. In questo senso è stato possibile perpetrare uno dei peggiori crimini ambientali di sempre: devi anche sapere che la nostra terra brucia, tanto da essere stata definita “Terra dei fuochi”, e con lei anche noi, sotto un mare di rifiuti, ma soprattutto di interessi economicii…

Certamente questa situazione limita le nostre possibilità di trovare una realizzazione, la crescita stessa del Paese e il benessere in generale, ma, a parer mio, che un cassetto pieno di sogni ce l’ho, uno tra i quali quello di diventare avvocato per poter partecipare al risanamento della mia terra, andare via è una delle soluzioni meno efficaci a lungo termine, perché significherebbe svuotare le nostrecittà, abbandonarle al loro destino, lasciarle nelle mani di queste organizzazioni criminali. La cosa migliore e più giusta da fare è, invece, restare, far sentire la propria presenza e la propria voce, unirci a quanti si ribellano alle mafie, per far capire al “sistema” che ci siamo anche e soprattutto noi, che non cederemo più la nostra libertà a chi si vuole accreditare come un “anti Stato”. Mi piacerebbe una Napoli libera, pulita, e non “inquinata”, dove puoi prendere un caffè, discutere un amico, intraprendere un’impresa, essere un libero professionista senza timori, intimidazioni, umiliazioni. Vorrei un futuro diverso per tanti ragazzi e non sentire più parlare di babygang, rivendicazioni, spari, giustizia privata,perché l’entusiasmo verso la vita non può e non deve soccombere sotto i colpi della malavita. Possiamo farcela, ma ognuno deve fare la propria parte. Insieme si vince. 

Michele IV C 

Caro Giancarlo,

ti scrivo per raccontarti come oggi si vive a Napoli, una città che tu conosci bene, la città in cui hai realizzato il tuo più grande sogno. Napoli non è cambiata,  Napoli è sempre la stessa: il mare, il sole, la gente calorosa, i vicoletti con i mercatini. Napoli, però, come tu sai, non è fatta solo di questo, a Napoli anche la malavita non è cambiata, anzi peggiora sempre più;a volte, se ci penso bene, sembra che addirittura abbia preso il predominio. A volte penso a come poter essere quel piccolo ingranaggio per far cambiare le cose, ma se vado a fondo sembra di non trovare mai una soluzione. Ebbene, tanti, tra cui io, avrebbero voluto conoscerti, ma dobbiamo purtroppo accontentarci delle biografie o degli articoli che restano; avrei voluto farti tante domande, avrei voluto sapere come facevi a non avere paura di essere messo a tacere cercando la verità su quella macchina malata che è la camorra. Avrei voluto sapere come hai fatto a raggiungere il tuo sogno nonostante gli ostacoli, avrei voluto parlare di quanto possa essere difficile, per noi giovani soprattutto, non dare peso a tutto ciò. È proprio su questo punto che vorrei soffermarmi: eri giovanissimo quando hai cominciato a scrivere, come hai fatto a sperare di importi in un mondo così complesso e difficile come quello del giornalismo d’inchiesta? Oggi noi giovani, siamo completamente demoralizzati da questo punto di vista; non abbiamo sogni, non abbiamo idee per il nostro futuro, non riusciamo a guardare oltre l’orizzonte, ci abbandoniamo al tempo, aspettando che la realizzazione di qualche speranza cada dal cielo; altri addirittura preferiscono lasciarla Napoli per realizzare i propri sogni. Avrei voluto dirti che qui a Napoli va meglio, purtroppo non posso, non posso perché sarebbe solamente una presa in giro. La realtà è che ogni giorno si parla di Camorra, atti criminali, clan che si dichiarano guerra, traffici illegali e corruzione politica; assurdo ma vero. Le organizzazioni di stampo mafioso stanno rovinando il nostro paese: l’economia sta andando in fumo, la politica sempre più corrotta, i cittadini non fanno sentire la loro voce, ma si nascondono per paura. Chi ti scrive è una ragazza di 17 anni che sa poco e niente in realtà di queste cose, e che può far riferimento solo a ciò che legge in internet. Noi giovani dovremmo rappresentare la nuova società che rivoluziona la paura e la trasforma in coraggio, invece preferiamo restare in silenzio a cercare di ricostruire i pezzi di un puzzle ormai rotto. Avrei ancora tante domande da farti anche se al momento non otterrei risposta, potrei solo immaginare. Su una cosa però sono sicura, e non mi affido all’immaginazione: il Siani giornalista e il Siani uomo ci avrebbe detto di insistere, di provare ancora e ancora, di cadere e ricadere e rialzarsi perché poi alla fine si riesce. Voglio credere che sia così! Della tua storia ed esperienza ammiro tante cose, in particolare la tua forza: hai lottato contro qualcosa più grande di te e hai vinto. Ad oggi noi giovani dovremmo imparare a conoscere la persona che sei stato perché in questo secolo, per noi così cupo, potresti rappresentare la spinta per poter vedere oltre il mare, per poter vedere i nostri sogni realizzati restando a Napoli. 

Grazie Giancarlo

Maria Pia

Caro Giancarlo,

secondo Borsellino “l’impegno contro la mafia non può concedersi pausa alcuna”. Ed è proprio ciò che facesti tu. Un impegno che non ha trovato ostacolo fino al giorno della tua morte. A distanza di 33 anni tante sono le iniziative prese a favore della legalità e della giustizia. Tuttavia la situazione non è migliorata. Noi adolescenti del Sud siamo le prime vittime del degrado che le associazioni mafiose producono nel nostro territorio. 

Il vero problema, Giancà, è che ci siamo abituati a questo schifo. Ci sembra normale che ogni settimana ci sia una sparatoria in pieno centro, ci sembra logico pagare il parcheggiatore abusivo di turno, non ci meravigliamo nemmeno se nel 2019 ci sono ancora commercianti che pagano il pizzo e quelli che rifiutano questa schiavitù sono costretti a chiudere. Restiamo immobili persino davanti alle nostre terre, tanto amate dai nostri nonni e che ora, invece, bruciano giorno e notte con roghi tossici che si levano fin sopra il Vesuvio annebbiando i nostri occhi e la nostra anima. Ci sono attimi in cui non riesci più a sopportare che la tua città muoia ogni giorno a causa della sua stessa gente. Allora le soluzioni sono due: o scappi via come fanno tutti o resti e cerchi con tutte le forze di cancellare questo schifo. Sappiamo tutti quale di queste soluzioni hai preferito. Ed è proprio per questo che ammiro l’amore che hai dimostrato nei confronti di un paese che per te non ha fatto nulla. Riposa in pace Giancà

Ilaria

Caro Giancarlo Siani,

Tanti ragazzi, come me, avrebbero voluto conoscerti e discutere di ciò che accade anche oggi sotto i nostri occhi. Avrei voluto chiederti tante cose sulla tua vita, su questo mestiere così bello quanto complesso.

Avrei voluto sapere con quale coraggio un ragazzo è pronto a mettere a rischio la propria vita per lottare contro un sistema di violenza e morte. Da quello che racconta chi ti ha conosciuto, si deduce che eri una persona molto allegra, sempre pronta ad aiutare gli altri, nonostante il tuo forte impegno nel lavoro.

Un lavoro che continuavi a fare anche se eri in pericolo. Mi piacerebbe darti buone notizie; vorrei dirti che il tuo desiderio di vedere la tua terra, la nostra terra, libera dalla camorra, si è avverato...purtroppo non è così.

A volte penso che il tuo sacrificio sia stato inutile, che sia servito solo a dimostrare quanto noi Italiani siamo ipocriti davanti a queste disgrazie.  Il vero problema è che siamo abituati a tutto questo; restiamo immobili mentre bruciano con roghi tossici le nostre terre. Oramai la nostra terra è conosciuta solo come “La terra dei fuochi”, e non per le bellezze culturali che la nostra città offre. Ci sono momenti in cui vorrei sfogarmi, periodi in cui non riescopiù a reggere di fronte alla consapevolezza che la mia città muore ogni giorno a causa della sua stessa gente. Se quella guerra che hai iniziato fosse stata combattuta da più persone e non solo da te con una macchina da scrivere, probabilmente oggi saresti ancora vivo.I tuoi articoli però non sono morti con te. Le tue parole e le tue emozioni sono arrivate ad anziani, adulti e ragazzi che hanno capito quanto fosse importante questa passione per te. Nonostante la continua presenza della camorra, ci sono comunque delle notizie positive: molti boss sono stati arrestati e, inoltre, ci sono tante iniziative per la legalità e la giustizia in tutta la regione, e non solo. Comunque Napoli adesso non è un posto felice e forse non lo sarà mai, ma almeno grazie a te, la paura è diminuita e la consapevolezza tra le persone è cresciuta della distanza che c’è tra l’orrore e la violenza della camorra e la vitalità prorompente della città.

Caterina Ultimo aggiornamento: 01:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA