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ENRICO LETTA

Carlo Calenda e la notte dei dubbi. I dem: «Come fa a dirci di no?» Renzi non si fida ed esclude l’intesa

I tormenti dell'ex ministro: «Se si va con chi ha sfiduciato Draghi si perdono le elezioni»

Domenica 7 Agosto 2022 di Alberto Gentili
Carlo Calenda e la notte dei dubbi. I dem: «Come fa a dirci di no?» Renzi non si fida ed esclude l intesa

«Voglio proprio vedere a questo punto come fa Calenda a rompere. Sarebbe assurdo e irresponsabile». Enrico Letta, a sera, si mostra ottimista. Non crede che il leader di Azione oggi possa annunciare, quattro giorni dopo averla siglata, la fine dell’intesa con il Pd. Eppure, Carlo Calenda dai suoi viene descritto «tormentato». In dubbio davanti a «un bivio drammatico». Confermare il patto elettorale con Letta in nome della «difesa della Costituzione», come invoca il segretario dem e gli suggeriscono Emma Bonino e Benedetto Della Vedova di +Europa. Oppure, «mandare tutti al diavolo e correre da solo, perché io Fratoianni siamo incompatibili». La riserva, il leader di Azione, la scioglierà oggi in tv. «Mi prendo qualche ora di riflessione», ha fatto sapere trincerandosi dietro un insolito silenzio. E senza sganciare un solo tweet.

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Se l’orologio si fermasse all’incontro con Letta di venerdì pomeriggio, l’epilogo sarebbe già scritto. «Se firmi un patto con Fratoianni e Bonelli che mi ha dato del bambino viziato da rieducare, io non ci sto», aveva minacciato Calenda. Per poi spiegare: «Non posso accettare una coalizione a tre punte. Non si può passare davanti all’opinione pubblica da Calenda-Letta a Calenda-Letta-Fratoianni. Con quello, che ha fatto cadere Draghi, siamo incompatibili».

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Letta, che mercoledì aveva detto in tv che «senza Azione non saremmo neppure saliti sul ring, le elezioni sarebbe state perse ancora prima di cominciare la campagna elettorale», però il patto con i rosso-verdi l’ha siglato ugualmente. Ma l’ha fatto dandogli una connotazione totalmente diversa dall’accordo sottoscritto martedì con Azione. Quello con la sinistra è una sorta di patto d’«emergenza», «obbligato», in nome della «difesa della Costituzione». L’intesa stretta con il leader liberal riformista è invece collocata su un gradino decisamente più alto. Sia per il numero di collegi concessi a Calenda, sia per il peso politico: «Con lui c’è un accordo di governo», dice Letta. E questo per rendere decisamente più difficile lo strappo al capo di Azione. Tant’è, che il segretario dem considera terminata la partita delle alleanze: «Si chiude un capitolo, ora rimbocchiamoci le maniche. Ringrazio Azione e +Europa con cui abbiamo siglato un patto di governo lungimirante», ha detto dopo aver stretto un’intesa anche con Luigi Di Maio e Bruno Tabacci.

 

La riflessione di Carlo

Calenda a questo punto viene descritto, si diceva, «tormentato». «Passerò la notte a riflettere», ha confidato a chi ci ha parlato. Soprattutto Bonino e Della Vedova (che, cosa non di dettaglio, detengono il simbolo elettorale...) hanno avviato un pressing asfissiante per convincerlo a non mandare al diavolo il Pd. Con argomenti tipo: “Hai sentito Letta? Ha parlato di difesa della Costituzione e soprattutto non ha messo sullo stesso piano il nostro accordo e quello dei rosso-verdi”. «Vedremo, fatemi riflettere», la risposta di Calenda, che in mattinata aveva dato una traccia delle sue intenzioni: «Si vince con una proposta credibile di governo, molto chiara nel patto firmato con il Pd. Si perde se si aggiunge un patto contraddittorio rispetto al primo con gente che ha sfiduciato Draghi».

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Matteo Renzi aggiunge qualche elemento in più. Ai suoi il leader di Italia viva ha confidato: «Calenda va dicendo in giro che vuole fare il Terzo polo con me. Ma io non mi fido...». Ed esclude, Renzi, «ogni possibilità di intesa».

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Si vedrà. Di certo, il segretario del Pd ha fatto di tutto (tranne evitare di firmare il patto con Fratoianni e Bonelli), per spingere Calenda a non rompere. Presentando in conferenza stampa l’accordo elettorale con i rosso-verdi, Letta si è rivolto più al leader di Azione che ai giornalisti. Ha esordito sottolineando «l’intenzione di portare avanti l’intesa decisiva e importante» con Calenda e +Europa. Ha proseguito sostenendo (appunto) che l’intesa con Fratoianni e Bonelli è un «patto a difesa della Costituzione», in una «fase di emergenza democratica». «Un obbligo dettato da una legge elettorale che penalizza chi corre in solitudine». In più, il segretario dem ha battuto diverse volte sul tasto degli «accordi separati» e «compatibili» tra Azione e rosso-verdi. Infine ha scandito un nuovo appello «alla responsabilità». 

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Tanto impegno è spiegato non solo con la volontà di salire sul «ring», ma anche con il timore che la tanto proclamata “alleanza larga” possa ridursi a un “campo stretto” limitato a Pd, Fratoianni, Bonelli, Di Maio e Tabacci. Per i dem sarebbe un guaio serio.

Ultimo aggiornamento: 00:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA