Fratelli imprenditori muoiono a breve distanza l'uno dall'altro per Covid. Grande dolore a Spoleto, Foligno e in tutta l'Umbria

Venerdì 20 Novembre 2020 di Giovanni Camirri

SPOLETO – Grande dolore a Spoleto, nella vicina Foligno e in tuitta l'Umbria per la morte, avvenuta per Covid a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, degli imprenditori Francesco e Carlo Alberto Ciri. A Spiegarlo, con una nota ufficiale, l’Associazione Amici di Spoleto di cui Carlo Alberto Ciri, 82 anni, era vicepresidente. Una scomparsa, quest’ultima, che segue, come ricordato dall’Associazione, quella del fratello Francesco, 89 anni. Ecco il testo della nota: “E' venuto a mancare all'età di 82 anni Carlo Alberto Ciri, tra i più importanti imprenditori di Spoleto e dell'Umbria, nostro socio e vicepresidente. Nel ricordarlo con stima e affetto, l'Associazione Amici di Spoleto si unisce al dolore della famiglia per questa grave perdita avvenuta a pochi giorni di distanza da quella del fratello Francesco con il quale ha condiviso e combattuto anche l'ultima battaglia contro il Coronavirus”. E ancora “Siamo vicini con affetto alla famiglia – dichiara Dario Pompili, presidente dell'Associazione Amici di Spoleto onlus - condividendo il dolore per la grave perdita. La perdita di uomo e di un imprenditore che ha caratterizzato positivamente la storia del nostro territorio”. Da Foligno, nelle scorse ore era arrivato il cordoglio del locale Lions Club di cui Francesco Ciri era stato presidente e di Marco Caprai, membro della Giunta Nazionale di Confagricoltura che aveva ricordato la storia dell’imprenditore. Un imprenditore agricolo, appunto Francesco Ciri, che ha fatto la storia della Valle Umbra Sud. rio. Colonna importantissima di Confagricoltura, con incarichi provinciali, regionali e nazionali, del Lions Club Foligno. Proprio il Club l’ha voluto così ricordare: “Ci ha lasciato un gentiluomo, ma non ci sentiamo d’aggiungere, “d’altri tempi”, perché le qualità e le virtù non hanno un limite cronologico, ma si stagliano nette nella figura di chi ne è stato abbondantemente fornito. Con Francesco ti sentivi a tuo agio perché era pronto a sostenere le buone battaglie del Sodalizio, come a condividere il piacere di una serata in spensieratezza. Nell’un caso e nell’altro, la sua persona si offriva sincera e senza pose agli amici ed ai commensali. Il tono pacato delle sue locuzioni lo contrassegnavano quale esempio di equilibrio, mai di ovvietà od inconsistente leggerezza d’opinione. Francesco lavorava con la parola, con la calma sicurezza dell’esperienza, del buon senso e sovente di un pizzico di umorismo e, perché no, talora accogliendoci con una salace ed ammiccante battuta. Quel suo andare si era fatto negli ultimi tempi un po’ claudicante, ma per questo non rinunciava a partecipare, a testimoniare il suo costante impegno nella vita del Club. Un punto di riferimento; una sicurezza; un approdo nei momenti di dubbio e di frizione. Questo di volta in volta è stato per noi l’Amico Francesco e per questo – è la conclusione - tanto ci mancherà”. Nel ricordo di Francesco Ciri c’è la voce, come detto, di Marco Caprai. “Francesco Ciri – dice Caprai a Il Messaggero – è stato un eminente personaggio del mondo agricolo con ruoli rilevanti in Confagricoltura a livello provinciale, regionale e nazionale. La sua è una grande stirpe che ha contribuiti allo sviluppo della Valle Umbra Sud attraverso tutti i settori in cui ha operato da quello dei tabacchi, al bieticolo e lattiero caseario. È stato un grande cooperante ed è stato la base, il sostegno, e il trampolino di lancio per tante esperienze nate e cresciute in seno all’imprenditoria agricola. Penso allo Zuccherificio che lavorava le barbabietole. E penso anche alla nascita della centrale del latte e a tutti i suoi successivi sviluppi solo per fare qualche esempio. Il suo è stato un esempio illuminato di un imprenditore agricolo che ha fatto crescere un settore tradizionale guardando al futuro”. A tratteggiare il ricordo di Francesco Ciri è anche un suo grande amico, Carlo Cherubini. “Lavoravo in banca – racconta –, era il 1960, e il primo giorno di lavoro l’ho conosciuto. Il passo che ha portato alla nostra amicizia è stato naturale. È stata tra noi un’amicizia durata una vita. Era davvero un imprenditore agricolo d’altri tempi ma era contestualmente un uomo che sapeva guardare alla modernità ripensando il settore in cui operava riuscendo così, con intelligenza, essere sempre al passo su tutto. Viveva a Foligno e nel 1977 è stato presidente del Lions Club. Era un uomo umile nel senso più alto del termine, profondamente corretto con tutti e – conclude - sapeva ascoltare”.

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