Bambino morto a Perugia, mamma fermata per omicidio. La testimonianza: «Violenta col piccolo Alex anche il giorno prima»

Tragedia in Umbria, dove una donna ungherese ha portato il cadavere del proprio figlio sulla cassa di un supermercato. Ora è in stato di fermo

Sabato 2 Ottobre 2021 di Michele Milletti e Egle Priolo
La Compagnia dei carabinieri di Città della Pieve

«Che bel bimbo. Che avrà, due anni? Si sente male? Poverino». La signora impegnata per la spesa tra gli scaffali del supermercato Lidl a Po’ Bandino, lungo il confine con la Toscana, non ha ancora contezza del dramma davanti sotto gli occhi delle persone qualche metro più avanti a lei. Ha sentito il trambusto, qualcuno le ha detto che è entrata una donna sotto choc urlando «aiuto, aiuto, il bambino». Ma da qui a pensare che quel piccolo possa essere stato appena ammazzato a coltellate ce ne corre. Molto di più dei soli tre chilometri che separano la frazione del comune in cui vive il premier Mario Draghi da Chiusi.

E invece proprio in questi tremila metri, lungo questa strada che esce dall’Umbria e va in Toscana (e viceversa) si è consumato il dramma del piccolo Alex Juhasz, due anni e un corpicino martoriato dai tagli di un coltello. «Agghiacciante» racconta sotto choc un altro cliente del supermercato. «Non riesco a smettere di pensare a quei tagli» dice in chat su un gruppo whatsapp una giovane donna. «Nonostante ne abbia viste tante, farò molta fatica a dimenticare» confermerà a tarda serata un investigatore.

Città della Pieve, madre con il cadavere del figlio alla cassa del supermarket: è indagata per omicidio

Il dramma

Il dramma si consuma pochi minuti dopo le 15 di venerdì: il piccolo Alex, già morto, viene portato nel supermercato da una donna. È sotto choc, chiede aiuto. Il piccolo viene adagiato sopra una cassa, ma tutti capiscono come non ci sia nulla da fare. La donna, ungherese di 44 anni, inizialmente racconta di aver trovato il piccolo all’esterno del supermercato ma poi, con l’arrivo dei carabinieri della compagnia di Città della Pieve (sul posto anche i colleghi del reparto operativo di Perugia e delle investigazioni scientifiche) ammetterà di essere la madre. All’arrivo del 118 non c’è altro da fare che accertare la morte di Alex e rimanere increduli davanti a tutte quelle ferite e tale brutalità.
Arrivano anche il medico legale Laura Panata e il sostituto procuratore, Manuela Comodi. La donna viene immediatamente sentita, ma le sue parole vengono giudicate contrastanti e scarsamente attendibili. In stretto contatto con il procuratore capo, Raffaele Cantone, e con i vertici dell’Arma, viene formulata l’ipotesi di omicidio e la donna viene portata in caserma a Città della Pieve e interrogata come persona informata sui fatti. Interrogatorio che, dopo essere stato inizialmente interrotto, viene ripreso in serata e portato avanti fino a notte fonda alla presenza anche dell’avvocato d’ufficio della donna. Al termine, la madre del piccolo è stata posta in stato di fermo
La donna, secondo quanto si apprende, sarebbe residente nel Lazio ma da qualche tempo vivrebbe a Chiusi a casa di un conoscente. Anche se in serata si è sparsa la voce, che avrebbe trovato conferma, che sempre a Chiusi sarebbe anche stata ospite di una casa famiglia. Il padre della piccola vittima vive invece in Ungheria.

La ricostruzione

Cosa è accaduto al piccolo Alex? Come detto, le parole della madre sono state fin da subito considerate poco attendibili. Molto più certi invece i suoi movimenti. Anche grazie ad alcune testimonianze, infatti, le indagini si sono immediatamente rivolte all’esterno di un edificio abbandonato, un’ex centrale Enel, che si trova dall’altro lato della strada rispetto al supermercato. Ebbene, tra le erbacce e il cancello di ingresso, i carabinieri hanno trovato e repertato delle tracce di sangue. Tracce ematiche trovate anche nel passeggino in cui presumibilmente il bimbo si trovava poco prima di morire. Ancora, sempre in tarda serata è emerso come all’esterno di quell’edificio abbandonato sia stato ritrovato anche un coltello. Tutti elementi che vanno contestualizzati e inquadrati nel caso ma che lasciano pensare come le coltellate mortali sul corpo del piccolo siano state inferte proprio in quella zona.

Tra le tante voci ha preso corpo anche l’ipotesi che la donna potesse aver difeso il figlio da un aggressore: ipotesi che però non sarebbe stata presa concretamente in esame da magistrato e investigatori, dal momento che l’unica ferita superficiale riscontrata alla 44enne farebbe difficilmente propendere per tentativi di difesa da tanta brutalità. Più probabile, secondo gli inquirenti, che in un momento di gravissimo disagio psicologico possa essersi avventata sul piccolo.
Anche perché in paese c’è chi racconta che il giorno prima, nel tardo pomeriggio di giovedì, era stata vista strattonare con una certa violenza il piccolo con tanto di intervento da parte dei carabinieri. Testimonianze che anche in questo caso dovranno passare il vaglio degli inquirenti.

Ultimo aggiornamento: 13:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA