Lago di Garda incidente, nuovi sospetti: chi guidava la barca killer? Al timone il proprietario indagato (ma libero)

Lunedì 12 Luglio 2021 di Claudia Guasco
Lago di Garda incidente, nuovi sospetti: chi guidava la barca killer? Al timone il proprietario indagato (ma libero)

La sera del 19 giugno, sul lago di Garda, era mite e serena. Per questo il video della telecamera di sicurezza di un'abitazione a San Felice del Benaco «è particolarmente nitido», rileva il gip Andrea Gaboardi nell'ordinanza di arresto. Nelle immagini si scorge il gozzo di Umberto Garzarella, 37 anni, e Greta Nedrotti, venticinquenne, cullato dall'acqua e «correttamente segnalato dalle luci di coronamento». Alle 23.24 sulla barca dei due ragazzi plana a una velocità di venti nodi, contro i cinque consentiti, il Riva dei due manager tedeschi Christian Teismann e Patrick Kassen. Il primo è il proprietario, ma è Kassen che ha detto sia al pm il giorno dopo l'incidente, sia mercoledì scorso nell'interrogatorio davanti al gip di essere stato alla guida al momento dell'incidente. «Il video dello schianto non permette di dimostrare chi era ai comandi», affermano gli inquirenti, che si sono basati sulle dichiarazioni dei due tedeschi. 

Il dubbio rimane e non è da poco, visto che Kassen è in carcere a Brescia e Teismann a casa sua a Monaco di Baviera. Entrambi sono indagati per omicidio colposo e omissione di soccorso, tuttavia è proprio «alla condotta di navigazione di Kassen, al timone al momento del fatto, che si ravvisano gravissimi profili di colpa generica e specifica». Eppure, osservando in successione le immagini del loro ritorno sul Riva a Salò, alla guida c'è sempre Teismann. È lui che fa manovra lasciando il ristorante Il Sogno, sempre lui che procede all'attracco dopo l'impatto contro il gozzo di Umberto, con l'amico ubriaco che barcolla e cade in acqua. «Ci siamo passati i comandi per il tragitto. Le manovre sono l'aspetto più delicato e Christian, che è il proprietario del motoscafo, preferisce incaricarsene», ha messo a verbale Kassen. Però Kassen è un «navigatore esperto», scrive il gip, titolare di una patente nautica rilasciata dalle autorità tedesche già nel 90 e «discreto conoscitore del lago di Garda». L'amico Teismann ha inoltre dichiarato che «possiede una barca simile al Riva coinvolto nel sinistro e, prima di allora, aveva guidato di notte nel lago (facendo il medesimo tragitto) almeno dieci volte». Il cambio al timone per inesperienza dunque è poco plausibile e nella ricostruzione fitta di testimonianze e video prima e dopo la tragedia c'è un buco nero: alla guida dell'Aquarama c'era Kassen, arrestato, o l'amico Teismann che il giorno dopo l'incidente si è rifiutato di sottoporsi all'alcoltest? Per i legali della famiglia di Greta poco cambia. Una settimana fa hanno scritto alla Procura di Brescia, chiedendo che fosse «immediatamente disposta ogni idonea misura cautelare restrittiva o almeno alternativa personale e patrimoniale, nei confronti dei due turisti tedeschi» affinché si assumessero «le proprie responsabilità».

 

Nel frattempo è arrivato il mandato di cattura internazionale nei confronti di Kassen, ma per gli avvocati Patrizia Scalvi e Caterina Braga, che assistono la famiglia Nedrotti, non è sufficiente: hanno scritto di nuovo ai pm sollecitando provvedimenti restrittivi anche per Teismann, vicepresidente di una multinazionale dell'informatica e indagato a piede libero, evidenziando anche verso di lui «profili di colpa e responsabilità pesanti, che derivano da una condotta a sua volta gravissima». Perché, se davvero non era lui alla guida, non ha impedito a Patrick Kassen di mettersi al comando in «conclamato stato di ebbrezza», come ha ricostruito il giudice. La «smodata e irresponsabile assunzione di alcol da parte dei due amici», rimarca il gip, inizia alle tre del pomeriggio di quel sabato, quando i due vengono immortalati in foto «intenti a consumare, con mal riposta soddisfazione, una bottiglia di champagne». Poi altro prosecco, limoncello e vodka, «in un crescendo etilico terminato ben oltre il momento della sciagura». Entrambi ubriachi e nessuna certezza su chi conducesse il Riva che ha ucciso Umberto e Greta. La verità può lenire il dolore ed è ciò in cui sperano i genitori dei due giovani. Mentre le amiche di Greta chiederanno al rettore dell'Università di Brescia di completare per lei il ciclo di studi. Le mancavano due esami, uno avrebbe dovuto sostenerlo cinque giorni fa.

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