Roma, ospedali al collasso, primi reparti chiusi: «Servono altri posti». Fino a 4 giorni per un ricovero

Venerdì 6 Novembre 2020 di Flaminia Savelli
Roma, ospedali al collasso, primi reparti chiusi: «Servono altri posti»

Reparti chiusi, accorpati e pazienti - no Covid - trasferiti. Così l’urgenza di trovare spazio per i posti letto dei contagiati, sta stravolgendo l’organizzazione degli ospedali della Capitale. Una falla nel sistema sanitario che sta scricchiolando dopo l’impennata della seconda ondata della pandemia. 

Perché senza posti letto, i pazienti stazionano tra i pronto soccorso, le sale d’attesa e i corridoi: fino a 4 giorni per un ricovero. Con la curva dei positivi nel Lazio che continua a salire. Ieri secondo il bollettino regionale su oltre 30 mila tamponi (+3.671), si sono registrati 2.735 casi positivi (+303). 

Il dato tiene conto anche di 309 ritardate notifiche. Sono invece 35 i decessi e 293 i guariti (+149 rispetto l’ultimo aggiornamento dati). Una crescita registrata anche a Roma: sono stati 1207 i nuovi casi contro i 1247 di mercoledì. Il rapporto tra positivi e tamponi, resta costante al 9%. 

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Ma per garantire i posti letto ai positivi al Covid, gli ospedali hanno dovuto chiudere o accorpare interi reparti. Come all’ospedale Vannini - al Casilino - dove per i 146 posti Covid sono stati chiusi chirurgia, traumatologia, ortopedia, ginecologia e cardiologia. 

Invece al Sandro Pertini sono stati accorpati i reparti di ortopedia e chirurgia per un totale di 20 posti. Una lista che si allunga ancora nella struttura di via dei Monti Tiburtini con i 38 letti di medicina diventati Covid, i 22 posti di osservazione breve intensiva e u 15 di “Week surgery”, per gli interventi chirurgici di bassa o media complessità. Ancora: al N.O.C. di Ariccia, i 40 posti Covid sono di chirurgia e medicina. Con la terapia intensiva ora interamente dedicata ai soli positivi. Nuove “destinazioni” necessarie per coprire la crescente richiesta. Anche se, in alcuni ospedali, la direzione sanitaria non ha ancora dato disposizioni. Come al Grassi di Ostia dove la richiesta, da parte della Regione, è stata di 70 letti. Ma nessun reparto è stato riconvertito. E i pazienti? Bloccati tra le ambulanze e i pronto soccorso in attesa di ricovero: «Stiamo aspettano di ricevere indicazioni, la pressione nell’ospedale è altissima e i malati restano per ore in attesa di una collocazione definitiva» conferma il personale sanitario.

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Trasferiti due volte, da un padiglione all’altro del San Camillo. Per convertire altri posti letto, sono stati spostati i malati oncologici. In questo caso, prima dal Marchiafava al reparto di pediatria poi accorpato a chirurgia pediatrica. E da domani saranno destinati al primo piano del reparto di chirurgia: «A causa dell’incremento dei malati di Covid - si legge nel documento interno - e del sovraffollamento al pronto soccorso, è necessario rendere disponibili ulteriori postazioni».

Ancora, nella struttura sulla Gianicolense, il personale infermieristico ha inoltrato una nota alla direzione. Dopo l’allarme scattato (il 3 novembre)per i pazienti contagiati assistiti negli stessi spazi dei malati con altre patologie: «Non tutti - scrivono - sono stati poi tamponati e quelli infetti non sono stati immediatamente trasferiti in reparti Covid adeguati». Ma hanno stazionato, in attesa di ricovero, fino a 4 giorni. Con il rischio di aumentare i casi positivi. 
 

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