Viaggi tra regioni, ecco il piano: mobilità dal 25 se ci sarà un basso contagio

Venerdì 8 Maggio 2020 di Rosario Dimito Diodato Pirone
Viaggi tra regioni, ecco il piano: mobilità dal 25 se ci sarà un basso contagio
Per gli scienziati l’Italia potrebbe riaprire dal 18 maggio, con gradualità e sicurezza, facendo riprendere la circolazione fra le regioni lasciando agli italiani la possibilità di recarsi anche nelle seconde case. Il governo è più cauto, ma la linea ormai è tracciata: si prepara la mobilità regionale dal 25 maggio, al massimo dal primo giugno, e probabilmente, almeno in una prima fase, solo dalla Toscana in giù. L’idea è usare la massima cautela per le zone dove il tasso di contagio è più alto, allentando i vincoli a partire da tutte le altre. Far ricominciare l’attività ai bar, ristoranti, negozi di moda, musei, biblioteche, allenamenti sportivi. Il via libera è condizionato innanzitutto dai tre parametri chiave (R0, affollamento terapie intensive, disponibilità dei dispositivi Dpi) del Comitato tecnico scientifico che ieri ha avuto una riunione fiume alla presenza degli uomini dell’Inail. L’organismo degli esperti e scienziati fa capo al governo al quale fornisce il supporto tecnico per le decisioni che sono comunque solo politiche: il disco verde potrebbe privilegiare alcune macro aree geografiche a scapito di altre: «Non spostamenti da Milano a Lampedusa o da Torino a Pantelleria», spiega uno scienziato, «magari potrebbe essere possibile da Roma andare in Sicilia o Calabria».



Forti del parere del Cts, Giuseppe Conte e i ministri più attivi sulla fase 2 come Francesco Boccia e Roberto Speranza, sono assolutamente favorevoli alle riaperture ma con maggiore gradualità. Ieri nel corso della Conferenza delle regioni c’è stato un forte pressing degli enti territoriali per riaprire i negozi di dettaglio già dall’11 maggio, e poi dal 17, termine ultimo dei limiti posti dall’ultimo Dcpm, lasciare alle singole regioni cosa riaprire dal 18, compresa la libera circolazione per consentire, in vista della bella stagione, la possibilità di frequentare le seconde case. 

L’esecutivo però vuole muoversi con cautela. L’11 è previsto un primo check fra ministero della Salute, Cts e Inail sui parametri chiave, a cominciare dalla diffusione dei contagi che è l’indice fondamentale che farebbe scattare l’alert degli scienziati. E comunque le previsioni di riaperture dal 18 per i negozi retail come la moda e lo sport potrebbero slittare al 25 o anche all’1 giugno quando potrebbero riavviare le attività bar e ristoranti, attività di cura della persona. Ma questa road map è ancora flessibile e si basa anche delle analisi dell’Inail che ha in corso alcune valutazione sulla possibilità di aggiornare le tabelle Ateco in vigore finora. 
 
 
 
La discussione di ieri fra scienziati e Inail si è concentrata sulle analisi di rischio per categorie lavorative, allo scopo di stilare nuovi protocolli per aree settoriali, quindi attività culturali, musei, bar, ristoranti, eventi aggregativi come gli spettacoli estivi. Per l’Inail «nella fase di transizione, va considerato il rischio di una riattivazione di focolai nei luoghi di lavoro, mettendo quindi in atto una serie di misure volte a contrastarli. Pertanto, vanno rafforzate, in azienda, tutte le misure di igiene e va altresì attuata la procedura del controllo della temperatura corporea sui lavoratori, prima dell’accesso al luogo di lavoro, secondo le modalità di cui al Protocollo. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5° C, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro». Le persone con la febbre «saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine, non dovranno recarsi al Pronto Soccorso e/o nelle infermerie di sede (ove presenti), ma dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni. Rimangono aspetti organizzativi specifici da identificare nei differenti contesti lavorativi». La bozza di protocollo «l’obiettivo condiviso di regolamentazione è fornire indicazioni operative finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l’efficacia delle misure precauzionali di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di Covid-19». 

Quindi si prevede una informazione generale, modalità di ingresso, modalità di accesso di clienti, fornitori, esterni, pulizia e sanificazione in azienda, precauzioni igieniche personali, dispositivi di protezione individuale, gestione spazi comuni (mensa, spogliatoi, aree fumatori, distributori di bevande e/o snack…, organizzazione aziendale (turnazione, trasferte e smart work, rimodulazione dei livelli produttivi), gestione entrata e uscita dei dipendenti, spostamenti interni, riunioni, eventi interni e formazione, gestione di una persona sintomatica in azienda, sorveglianza sanitaria/medico competente/rls. 
 

Per quanto riguarda la riapertura dei servizi ancora sospesi (negozi, centri commerciali, bar, ristoranti, servizi turistici, barbieri etc.) che complessivamente occupano 2,3 milioni di lavoratori, la griglia delle indicazioni che sarà formulata dallo staff Inail guidato dal direttore del servizio di epidemiologia Sergio Iavicoli ricalcherà le indicazioni già fornite per i settori che hanno riaperto. Con ogni probabilità, come già succede adesso per gli alimentari, per i parrucchieri sarà limitato il numero di ingresso dei clienti. I ristoranti lavoreranno soprattutto su tavolini distribuiti su suolo pubblico (gratuito). Menù e saliere, che normalmente vengono toccati da molti clienti, probabilmente saranno sostituiti da attrezzi monouso. Ultimo aggiornamento: 17:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA