Attira la moglie incinta sulla scogliera per un selfie e la fa cadere: era l'intestatario della sua assicurazione sulla vita

Hakan Aysal, 41 anni, è stato condannato all'ergastolo. Nel 2018 aveva ucciso sua moglie Semra Aysal

Spinge la moglie incinta giù da una scogliera: era l'intestatario unico della sua assicurazione sulla vita
Spinge la moglie incinta giù da una scogliera: era l'intestatario unico della sua assicurazione sulla vita
Venerdì 28 Ottobre 2022, 17:06 - Ultimo agg. 29 Ottobre, 19:00
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Attira la moglie incinta su una scogliera con la scusa di un selfie, poi la spinge facendola cadere verso la morte da un'altezza di 304 metri. Hakan Aysal, turco di 41 anni, è stato condannato a ergastolo per l'omicidio che ha commesso nel 2018. Andrà in carcere e non vivrà più un giorno da uomo libero. 

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Il caso

Hakan Aysal, 41 anni, è stato condannato per aver spinto sua moglie incinta di sette mesi giù da una scogliera, nella Butterfly Valley a Mugla, nel sud della Turchia. Il fatto risale al giugno 2018.  Semra Aysal, aveva 32 anni. Il caso è stato discusso in tribunale per quattro anni, prima di avere una sentenza definitiva. Il movente, ha stabilito il giudice, era legato all'assicurazione sulla vita della 32enne, di cui era Hakan Aysal era unico intestatario. Una somma di 25mila dollari, che ha subito rivendicato dopo la morte della donna. In un'ultima istanza, la difesa dell'imputato aveva fatto richiesta affinché gli venisse riconosciuta l'infermità mentale, ma è stata respinta dopo perizia medica.

Le testimonianze

Il caso è sembrato subito sospetto alla polizia. Le foto, scattate poco prima del fatto che ritraggono l'uomo e sua moglie sulla scogliera, sono state prese come prove utili all'indagine. Un testimone ha dichiarato che l'imputato si stava comportando «in modo strano». Un altro, che ha parlato con lui dopo il fatto, l'ha descritto come «stranamente calmo per essere uno la cui moglie era appena caduta giù da un dirupo». 

Il fratello maggiore della vittima, Naim Yolcu, ha dichiarato durante un'udienza: «Quando siamo andati all'Istituto di medicina legale per prendere il corpo, Hakan era seduto in macchina. Io e la mia famiglia eravamo distrutti, ma Hakan non sembrava nemmeno triste». Poi ha aggiunto: «Mia sorella è sempre stata contraria a prendere prestiti. Eppure, dopo la sua morte, abbiamo scoperto che Hakan aveva ottenuto dei prestiti per conto di Samra».

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