Facebook, attacco dell'Onu: «Ha aiutato a fomentare l'odio contro i Rohingya»

L'Onu contro Facebook:
Per la prima volta nella storia arriva un'accusa ufficiale, da parte dell'Onu, nei confronti di Facebook. «Il social network ha contribuito in misura notevole alla diffusione dell'odio e dell'intolleranza che ha portato ad una vera escalation di violenze», ha spiegato Arzuki Darusman, presidente della Missione internazionale d’inchiesta delle Nazioni Unite. Il riferimento è al genocidio dell'etnia Rohingya nel Myanmar (l'ex Birmania), dove il social ideato da Mark Zuckerberg è per distacco il più utilizzato dagli utenti.

Non è la prima volta che Facebook viene accusato di fomentare l'odio, il razzismo e il disprezzo verso il prossimo. Questa volta, però, sono giunte accuse ufficiali da parte di un organismo sovranazionale. Ad ogni modo, un portavoce ha già replicato con un comunicato che ormai i più attenti osservatori conoscono a memoria: «Non c'è spazio su Facebook per odio e violenza, lavoriamo senza sosta e abbiamo investito molto in tecnologia e competenze linguistiche locali per rimuovere contenuti violenti o intolleranti. Affrontiamo il tema seriamente e per anni abbiamo lavorato in Myanmar per sviluppare risorse di sicurezza e promuovere campagne di counter-speech».

La prima parte della replica di Facebook è quanto già sentito qualche anno fa, quando alcuni pm tedeschi ipotizzarono un reato di incitamento all'odio nei confronti dei responsabili del social network. L'azienda di Zuckerberg, però, ha annunciato di aver istituito già una versione locale ampia e illustrata degli standard della comunità di Facebook, adattata al contesto di un paese dove l'intolleranza ha raggiunto e superato i limiti della convivenza civile e dove si sta consumando un vero e proprio massacro.

Gli standard della comunità di Facebook sono quei criteri per cui, in base alla legge e alle regole del consenso civile, un contenuto può essere accettabile o meno. Non è ancora chiaro il metodo di giudizio da parte del social network riguardo i contenuti (i nudi sono assolutamente banditi, mentre molti contenuti violenti o che incitano all'odio vengono spesso permessi anche di fronte a segnalazioni degli utenti), un metodo che sembra passare più dalla quantità (di segnalazioni) che dalla qualità (la sussistenza della violazione). Senza dubbio, in alcuni paesi i controlli funzionano meglio: negli Stati Uniti, ad esempio, gli standard della comunità sono plasmati sulle leggi federali, così come in altri paesi dove sono operativi uffici di Facebook nazionali. In Italia, invece, gli standard della comunità di fatto seguono un modello di base che non è conforme alle leggi e all'ordinamento costituzionale: per questo motivo, ad esempio, negli anni pagine di apologia del fascismo si sono imposte e diffuse mentre contenuti inneggianti al nazismo non hanno mai avuto vita breve.
Mercoledì 14 Marzo 2018, 11:42 - Ultimo aggiornamento: 14-03-2018 12:25
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