Santa Sofia torna moschea dopo 86 anni. Erdogan: «Preghiera islamica il 24 luglio»

Venerdì 10 Luglio 2020
Santa Sofia torna moschea dopo 86 anni. Erdogan: «Preghiera islamica il 24 luglio»

Santa Sofia sarà riaperta al culto islamico dalla preghiera del venerdì del 24 luglio. Lo ha annunciato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel suo discorso alla nazione, sostenendo che la riconversione in moschea del monumento simbolo di Istanbul è un «diritto sovrano» della Turchia. Il Consiglio di Stato turco ha annullato il decreto del 24 novembre 1934 dell'allora presidente Mustafa Kemal Ataturk che trasformava Santa Sofia in un museo. La storica decisione apre la strada alla riconversione in moschea del monumento simbolo di Istanbul

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«Con il suo nuovo status, Santa Sofia continuerà ad accogliere tutti. Come tutte le nostre moschee, le porte continueranno a essere aperte a tutti, turchi e stranieri, musulmani e non musulmani», ha assicurato Erdogan, sottolineando che in Turchia ci sono al momento 435 tra chiese e sinagoghe aperte al culto, come «prova» che Ankara vede «la diversità come una ricchezza» e non intende restringere le libertà delle minoranze religiose.
 
L'istanza sulla quale si è espresso il Consiglio di Stato è stata presentata da una piccola associazione poco nota, guidata dal 75enne Ismail Kandemir, che da 26 anni si batte per trasformare Santa Sofia in una moschea. In una sua recente intervista a Kanal7 ha dichiarato di aver «dedicato la sua vita» a questo. Kandemir ha chiesto l'annullamento del decreto di Ataturk, fondatore della Turchia moderna, che cambiò lo status del monumento in museo. La questione ha polarizzato negli ultimi mesi il dibattito nella società turca, con una parte che considera lo status di Santa Sofia emblematico del carattere secolare della costituzione, mentre i conservatori, guidati da presidente Recep Tayyip Erdogan, da tempo chiedono che l'ex basilica torni ad essere una moschea e la sentenza del Consiglio di Stato, il più alto tribunale amministrativo in Turchia, apre la strada alla sua conversione.

ERDOGAN.  Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato la riapertura ufficiale di Santa Sofia come moschea, dopo la decisione del Consiglio di stato turco che ha annullato il suo status di museo. «È stato deciso che Santa Sofia sarà posta sotto l'amministrazione della Diyanet», l'autorità statale per gli affari religiosi, che gestisce le moschee della Turchia, «e sarà riaperta alla preghiera» islamica, si legge nel decreto, firmato da Erdogan e diffuso sul suo profilo Twitter. La decisione è già stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.

UNESCO. L'Unesco ha espresso preoccupazione in diverse comunicazioni alle autorità della Turchia per la possibile conversione del Museo di Santa Sofia a Istanbul in una moschea. Lo riporta il quotidiano greco Ekatimerini, spiegando che l'agenzia dell'Onu ha chiesto di essere tenuta informata su ogni progetto di riconversione del museo e che ogni mutamento di destinazione dovrà essere approvata dal World Heritage Commitee, il comitato per il patrimonio culturale mondiale che segnala all'Unesco i siti da proteggere. L'Unesco ha ricordato che Hagia Sophia è sulla lista del patrimonio universale come museo e che questo comporta degli obblighi legali.

«Un Paese - affermano fonti dell'Unesco alla Reuters citate dal giornale greco - deve assicurarsi che nessuna modifica mini lo straordinario valore universale di un sito sul suo territorio che si trova nella lista. Ogni modifica deve essere notificata dal Paese all'Unesco e verificata dal Wolrd Heritage Commitee». L'Unesco ha espresso la sua preoccupazione per il caso in diverse lettere inviate al governo turco e ha veicolato il messaggio anche all'ambasciatore turco presso l'Unesco chiedendo l'avvio di un dialogo prima che ogni decisione venga presa. Santa Sofia è stato un sito centrale sia nell'impero cristiano bizantino che nell'impero Ottomano ed è oggi uno dei monumenti più visitati della Turchia. La prospettiva di ritorno al ruolo di moschea ha suscitato preoccupazioni anche tra le autorità di Usa, Francia, Russia, Grecia e della chiesa cristiana.

FRATELLI D'ITALIA.  «La decisione di Erdogan di riaprire Santa Sofia come moschea costituisce affronto alla storia universale della basilica, costruita nella Costantinopoli cristiana e diventata simbolo della laicità dello Stato turco e delle perenni contaminazioni ioniche. In quanto sede del museo delle tradizioni religiose e delle diverse storie che hanno formato la Turchia, la basilica è patrimonio dell'intera umanità non soltanto della Turchia di Erdogan. L'Ue e le Nazioni Unite, insieme all'Unesco che tutela Santa Sofia, si pronuncino con ferma condanna e invitino il leader turco a dimostrare di non essere un oscuro dittatore, ma uomo capace di cogliere tutte le sensibilità culturali e religiose che si sono addensate nei secoli nella basilica-moschea. Le sue stratificazioni sono il segno indelebile della storia densa del Mediterraneo che non può essere cancellata da un atto di arroganza teocratica». È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia.

GRECIASecondo Atene, la decisione del Consiglio di stato turco sulla riconversione di Santa Sofia in moschea è «una provocazione al mondo civilizzato». «Il nazionalismo mostrato da Erdogan riporta il suo Paese indietro di sei secoli», ha accusato la ministra della Cultura di Atene, Lina Mendoni, secondo cui il verdetto del Consiglio di stato «conferma che non c'è una giustizia indipendente».

Ultimo aggiornamento: 20:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA