Usa, commozione cerebrale nel football? Ai neri il risarcimento più basso: cancellata la clausola della vergogna

Venerdì 4 Giugno 2021 di Anna Guaita
Usa, commozione cerebrale nel football? Ai neri il risarcimento più basso: cancellata la clausola della vergogna

Era il 1920 quando la squadra degli Akron, membro della National Football League, assunse il primo giocatore afro-americano. Era Frederick Douglass Fritz Pollard, già star della Brown University nonché eroe della Prima Guerra Mondiale. Ci vorranno però altri 27 anni prima che anche il baseball accetti i neri nelle proprie squadre e 30 prima che lo faccia anche il basket. Ma quel primato di uguaglianza che il football poteva vantare, negli anni si è andato diluendo al punto che solo in questi giorni la Lega ha annunciato che rinuncerà a una procedura che molti neri accusano di essere la prova dell'esistenza di un «razzismo sistemico». 

Fino ad ora infatti la Lega ha gestito le cause per commozione cerebrale intentate da giocatori in pensione secondo due metri diversi a seconda se il giocatore era bianco o nero, e per gli afro-americani veniva utilizzata una formula che attribuiva loro funzioni cognitive più basse dei bianchi. Se dunque un bianco partiva da un livello più alto, diciamo da un valore 100, e dimostrava di essere sceso a 70, a lui sarebbe andato un compenso piuttosto sostanzioso. Ma siccome con un nero si partiva automaticamente da un livello più basso, diciamo 80, se anche lui fosse sceso a 70, il suo compenso sarebbe minimo o forse inesistente. 

Che si tratti di un criterio squisitamente razziale lo dice lo stesso nome: «race norming», cioè «adeguamento razziale». Che si tratti di una procedura discriminatoria è trasparente. La Nfl ha accantonato nel 2015 un miliardo di dollari per ripagare i giocatori che possano dimostrare di aver perso capacità cognitive nel corso di anni e anni sul campo. Protetti da caschi e spalliere, rimane il fatto che questi atleti sono sottoposti a violenze che possono davvero lasciare danni irreparabili. E difatti il fondo è stato creato dopo che migliaia di giocatori pensionati hanno protestato e nel Paese è nato un movimento d'opinione a loro favorevole. Sono più di 20 mila gli ex giocatori di football negli Usa, e più della metà sono neri. 

Di questi, 3 mila hanno presentato richieste di risarcimenti, e solo 600 li hanno ricevuti. Tre ex giocatori Kevin Henry, Najeh Davenport e Ken Jenkins hanno fatto ricorso pochi mesi fa, dopo che era stato loro negato un risarcimento proprio sulla base del «race norming». La giudice Anita Brody ha deciso che gli atleti e la Nfl dovevano negoziare privatamente, ma ha anche ordinato che venga fatto uno studio del sistema di «race norming». 

Video

Lo studio dovrebbe portare alla luce numeri e nomi finora tenuti segreti e far capire quanto effettivamente discriminatoria la pratica sia. Nel frattempo comunque è arrivata la decisione delle NFl di abbandonarla e cercare diversi metodi di valutazione dei danni cognitivi riportati dai giocatori. Ken Jenkins protesta: «Solo perché sono nato nero, non significa che io abbia meno cellule cerebrali». La protesta dei tre ex giocatori interessa uno sport i cui appassionati negli Usa sono in genere considerati più conservatori che non ad esempio quelli del basket. Difatti, quando nel 2016 il giocatore Colin Kaepernick cominciò a inginocchiarsi nel momento dell'inno nazionale, per protestare, pur in modo rispettoso, contro il razzismo nello sport e nella società americana, il pubblico non la prese bene e Colin da allora non ha trovato altre scritture, nonostante il gesto si sia esteso moltissimo non solo ad altre squadre di football ma anche agli altri sport.

© RIPRODUZIONE RISERVATA