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ENRICO LETTA

Elezioni, al Centro il 22% degli eletti: «Determinanti per vincere». Molti seggi in bilico tra destra e sinistra

Giovedì 4 Agosto 2022 di Francesco Malfetano
Elezioni, al Centro il 22% degli eletti: «Determinanti per vincere». Molti seggi in bilico tra destra e sinistra

Questo inizio di campagna elettorale è stato segnato dal gran ritorno nel dibattito politico del centro (più o meno ipotetico e più o meno tendente a destra o a sinistra). Ma il voto del 25 settembre, assegna una rinnovata importanza – o meglio centralità – anche al Centro geografico del Paese. Le strategie dei partiti che vanno delineandosi in questi giorni infatti, reggono su proiezioni che assegnano a Lazio, Umbria, Abruzzo, Marche e Toscana una contendibilità più elevata del resto del Paese. E cioè oggi è impossibile stabilire se il collegio uninominale (per il Senato) di Arezzo o quello di Prato, così come il Municipio V di Roma o il collegio di Ancona, verranno assegnati al centrosinistra piuttosto che al centrodestra.

La scelta del giusto candidato e, soprattutto, la capacità di promettere (e auspicabilmente realizzare) quelle opere di cui il Centro ha bisogno, possono cambiare drasticamente i risultati che usciranno dalle urne tra poco più di un mese. Non ribaltando la probabile assoluta vittoria del centrodestra, ma fornendo al centrosinistra gli strumenti per non rendere la legislatura a senso unico. In altri termini, in questa corsa elettorale, il peso specifico di quei circa 10 milioni di elettori che risiedono nel quadrante Roma-Pescara-Pesaro-Lucca è ben più elevato della loro capacità di assegnare il 22% dei seggi disponibili.  

Nel dettaglio, guardando alle simulazioni realizzate incrociando gli ultimi sondaggi, con i nuovi collegi elettorali maturati dopo la riduzione dei parlamentari e i risultati del voto per le europee del 2019, YouTrend e l’Istituto Cattaneo evidenziano come le aree che più spiccatamente saranno oggetto di contesa riguardano i collegi uninominali toscani alla Camera di Grosseto, Siena, Arezzo e Pisa, e al Senato di Prato e Arezzo stesso. 

Qui si consumerà una battaglia all’ultimo voto. Del resto chi ne prende uno in più vince. «Si tratta di aree di quella che un tempo era la zona rossa» spiega Salvatore Vassallo, direttore dell’Istituto Cattaneo, aree in cui sebbene la «tendenza» sia quella di gravitare «attorno al centrosinistra», specie fuori dalle grandi città, «non assegna più garanzie di vittoria».

Per questo, con buona probabilità scenderanno in campo nomi di peso oppure fortemente legati al territorio. Come la segretaria regionale del Pd Simona Bonafé o, a Pisa, il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. Idem per quanto riguarda il collegio di Ancona. Emblema della contendibilità anche guardando alle amministrazioni locali: al comune c’è Valeria Mancinelli del Partito democratico, mentre a guidare la Regione c’è Francesco Acquaroli di Fratelli d’Italia. 

Guardando verso il Lazio invece, la situazione risulta particolarmente complessa, perché orfana del successo del M5S del 2018. Nella Capitale in ballo ci sono appunto il Municipio V al Senato e il quinto collegio uninominale della Camera dove (con le dovute differenze, date le modifiche intercorse nelle divisioni dei collegi) furono eletti dal M5S l’ex ministro Lorenzo Fioramonti e il viceministro Pierpaolo Sileri. A dispetto di molte altre aree della città che hanno orientato il proprio voto di protesta verso l’astensione o un sostegno più o meno marcato al centrodestra (eccetto le zone più centrali), è impossibile oggi stabilire chi vincerà. Discorso più o meno identico spostandosi fuori dalla Capitale. Sono considerati contendibili il collegio a cavallo tra Viterbo e la città metropolitana di Roma, e quello che ingloba Frosinone. Il quadro, quindi, è composito e mostra come il Centro del Paese giocherà inevitabilmente un ruolo di primo piano da qui a fine settembre.

Ultimo aggiornamento: 10:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA