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Fondo sanitario, la Campania punta a recuperare 360 milioni di euro

Domenica 10 Aprile 2022 di Marco Esposito
Fondo sanitario, la Campania punta a recuperare 360 milioni di euro

Il fondo sanitario torna finalmente d'attualità. Le ondate del Covid hanno, inevitabilmente, accantonato per due anni le ipotesi di riforma: i 116 miliardi sono stati suddivisi per inerzia tra i territori in base a vecchi criteri, i quali penalizzano paradossalmente i posti dove si muore prima e quindi proprio dove si dovrebbe rafforzare la rete sanitaria soprattutto sul fronte della prevenzione.

Ora si apre (già in ritardo) la partita del 2022 e il ministero ha presentato alle Regioni una proposta di riparto che di fatto è la fotocopia di quella del 2021. Per la Campania ci sarebbero 10,7 miliardi i quali possono apparire tanti ma sono il più basso valore procapite: 1.879 euro contro i 1.941 di media. In pratica la Regione con la più bassa speranza di vita (quasi due anni sotto lo standard italiano di 82,4 anni) si trova finanziamenti inferiori per fronteggiare una situazione sanitaria strutturalmente critica. 

Quando un anno fa si è firmato il riparto 2021, le Regioni hanno preso l'impegno comune a cambiare i criteri, istituendo un'apposita commissione tecnica. Ma la commissione, dopo poche riunioni interlocutorie la scorsa estate, ha smesso di incontrarsi con il diffondersi delle varianti autunnali e poi di Omicron, per cui si arriva al momento di fare i conti senza un lavoro preparatorio condiviso.

Il presidente della Campania Vincenzo De Luca però ha dato chiari segnali di non accettare più soluzioni dilatorie e punta a una soluzione che vada in direzione del sistema capitario, cioè che consideri il numero di residenti come il criterio guida per il riparto, con un correttivo per la Regione Liguria la quale ha oggettivamente una popolazione così anziana (per i tanti pensionati lombardi e piemontesi che si spostano nelle seconde case sulla riviera ligure) per la quale è necessaria un'assistenza sanitaria rafforzata.

Per preparare il terreno contro le furbizie di alcuni territori che mirano soltanto a mantenere lo squilibrio attuale - opzione non disinteressata, perché la scarsa prevenzione al Sud favorisce la migrazione sanitaria verso Nord, con i relativi trasferimenti di denaro - De Luca ha rilanciato la polemica sui rimborsi Covid per il 2021, per i quali alcuni enti hanno presentato cifre molto superiori alla media. Le Regioni nel loro insieme hanno presentato una lista di spese per ben 8 miliardi di euro, di fronte alla quale il governo ha stanziato in tre riprese 1,4 miliardi (600 milioni, 400 milioni e da ultimo altri 400 milioni). Anche se solo 300 milioni (cioè la metà della prima tranche) è stata ripartita in base ai prospetti presentati dalla Regioni, le note spese appaiono gonfiate per Lombardia ed Emilia Romagna, con richieste rispettivamente per 186 e 189 euro procapite a fronte di una media per le altre diciotto regioni di 119 euro, con il Veneto a 105 e la Campania a 91, meno della metà. Un segnale di scarso senso di responsabilità, già mostrato peraltro a inizio 2021 quando alcune Regioni gonfiarono il numero di 80enni rispetto alla popolazione Istat in modo da accelerare l'arrivo dei vaccini. 

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Ma se i rimborsi Covid del 2021 sono una partita una tantum (per la quale la Campania ha subìto una penalizzazione di 9 milioni) quella dei criteri sul riparto sanitario avrebbe effetto permanente. Qual è la somma di cui si discute? Le proposte in campo sono più d'una e prevedono di tenere conto per esempio del tasso di mortalità della popolazione con meno di 75 anni, proprio per intercettare i problemi sanitari precoci, oppure di considerare l'indicatore Sse, ovvero lo Stato socio economico, in modo da tenere conto della oggettiva maggiore esigenza di assistenza sanitaria per la popolazione in condizione di disagio sociale. Punto fermo della proposta della Campania, inoltre, è dare un peso esplicito alla prevenzione (pari al 5% del fondo sanitario) da ripartire tra i territori in base alla popolazione pesata per il tasso standardizzato di mortalità 0-74 anni.

In base all'ipotesi di dare valore al disagio sociale (riportata in tabella) la Campania dovrebbe ricevere 364 milioni in più e compensi significativi ci sarebbero anche per Sicilia (330 milioni), Puglia (201) e Calabria (131). Solo una regione dovrebbe rinunciare, rispetto al 2021, a oltre 200 milioni e cioè la Lombardia che avrebbe una contrazione del fondo del 2% pari a 380 milioni di euro. Con l'ipotesi alternativa di tenere conto soprattutto della maggiore mortalità, la Campania recupererebbe 235 milioni mentre la Sicilia 105. La Lombardia vedrebbe una contrazione di 129 milioni. La trattativa sta per aprirsi e impegnerà l'intero mese di aprile. L'auspicio è che piuttosto che guardare agli effetti contabili, i presidenti di Regione puntino a cancellare il paradosso del cittadino italiano trattato peggio dal sistema sanitario se ha una minore speranza di vita, in base al principio assurdo del tanto muore prima. 

Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 07:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA