M5S: «Pietra tombale su FI dalla sentenza di Palermo. Il Carroccio stacchi la spina»

Sabato 21 Aprile 2018 di Stefania Piras
«Questa sentenza ci aiuta, è innegabile». I vertici del M5S non appena da Palermo giunge l'epilogo, una sentenza di primo grado in realtà, sulla trattativa Stato-mafia decidono di scatenarsi sui social. La verità processuale diventa verità suprema e l'arma per seppellire Silvio Berlusconi «colpevole di aver voluto affossare l'alleanza tra noi e la Lega». Perciò il mantra, condito da emoticon, nei messaggi inviati ai leghisti dagli sherpa pentastellati ieri era questo: «Stacca la spina, crea qualcosa di nuovo, affrancati da questo passato, con noi puoi solo crescere in termini di consenso».

SENTENZA
«A Matteo Salvini ho detto: comprendo che avete una storia, ho cercato di andargli incontro per firmare un contratto e voglio continuare a farlo senza polemiche ma oltre il limite di Berlusconi non posso andare a maggior ragione dopo oggi», ha detto Di Maio sul palco di Campobasso citando la sentenza di Palermo. Di Maio aspetta una risposta da Salvini entro domenica sera.

E intanto gli tocca usare una sentenza per disegnare il passo di lato che auspicava, che Berlusconi non intende fare e che Salvini non ha ottenuto. Per lui la sentenza è il necrologio definitivo della Seconda Repubblica, e quindi il passato. Di Maio, in realtà, vorrebbe una cesura politica con Berlusconi non giudiziaria. Lo dice il modo netto la capogruppo M5S Giulia Grillo, di professione medico legale, quando dice: «Non volevamo un parricidio ma un armistizio politico». Che però non è stato siglato. Riccardo Fraccaro ci va giù più duro: «La sentenza sulla trattativa Stato-mafia cade come un macigno su un sistema di potere che tenta ancora di avvinghiare il Paese nei suoi tentacoli. Dell'Utri fece da tramite tra Cosa nostra e Berlusconi: politicamente è una pietra tombale sull'ex Cavaliere. Ora Salvini decida». Se una risposta non arriverà entro domenica c'è tempo fino al 30 aprile. Si fida Di Maio perché contrariamente a quanto dice Pd e Lega pari non sono. E con il Carroccio si viaggia molto più in sintonia.
«I forni sono entrambi apertissimi», afferma sicuro un fedelissimo di Di Maio. Ma profumo di pane al Colle non ne è arrivato al momento. Ecco perché c'è l'ipotesi del mandato esplorativo a Roberto Fico che i senatori M5S Nicola Morra e Matteo Mantero vedrebbero benissimo non solo in tenuta kaki da esploratore ma anche in quella di comandante in capo.

VITALIZI
Il presidente della Camera sta lavorando al dossier vitalizi, dopo il 25 aprile arriverà sulla sua scrivania l'istruttoria. Dal documento redatto si vedrà se il lavoro dei questori è stato svolto in modo congiunto oppure no, e quindi se ci sarà una maggioranza e un'opposizione. Non sfugge a Fico che il mondo della sinistra è ancora molto frastagliato e lo sguardo al suo M5S non sembra essere unanime, ragionano fonti vicine al presidente che però se chiamato da Mattarella, e stando a ieri non c'erano ancora nemmeno contatti informali, proverà a sondare il terreno.
I rapporti tra Fico e Di Maio sono buoni. Fico, ora che è diventato la terza carica dello Stato, può apprezzare e marcare Di Maio da un osservatorio speciale e riconoscergli quel pragmatismo, e quindi anche i tentativi di saldatura ancora in corso con la Lega, che un tempo non accettava, e anzi aborriva. I vertici M5S sono convinti che «Roberto remi dalla nostra parte». © RIPRODUZIONE RISERVATA