Sgravi al 100% per aziende che rinunciano alla Cig. Manovra da 25 miliardi, nuovo stop ai licenziamenti

Giovedì 23 Luglio 2020 di Andrea Bassi
Sgravi per chi torna al lavoro, una manovra da 25 miliardi, nuovo stop ai licenziamenti

Un’altra manovra. La terza di quest’anno. Ancora una volta per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia. Per finanziarla, ieri sera il governo ha dato il via libera a nuovo deficit. Un ulteriore scostamento di bilancio da 25 miliardi di euro che ha portato il conto complessivo dell’indebitamento necessario a finanziare le misure emergenziali a 100 miliardi di euro. Il livello che, a inizio pandemia, il vice ministro dell’economia Laura Castelli, aveva indicato come target per l’anno.

Questa volta, però, i governo ha potuto approvare il nuovo deficit più a cuor leggero, forte dell’approvazione del Recovery fund europeo che porterà nelle casse italiane oltre 200 miliardi, 82 dei quali a fondo perduto. Il 10% di queste risorse, circa 20 miliardi, potranno essere usate già quest’anno, per tutte le misure adottate da febbraio in poi. Significa che i soldi europei potranno essere usati per abbattere il deficit coprendo spese già sostenute, come per esempio gli ecobonus o gli incentivi alle auto elettriche. 

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Ma a cosa serviranno i 25 miliardi del nuovo scostamento? A molte cose, soprattutto ad allungare e in parte modificare, alcune delle misure di emergenza già in vigore. A partire dalla Cassa integrazione legata al Covid. Per ora sono state finanziate 18 settimane. L’allungamento dovrebbe essere di altre 18 settimane in modo da arrivare fino alla fine dell’anno e sarà concesso solo alle imprese che hanno registrato un calo del fatturato almeno del 20% e hanno già terminato le precedenti 18 settimane. Ma ci sarà una novità. Una misura per indurre le imprese a richiamare i lavoratori e a riprendere l’attività. Chi rinuncerà alla Cassa integrazione e richiamerà i suoi dipendenti, otterrà una decontribuzione del 100% Uno sgravio sul costo del lavoro alternativo alla Cig. Un passo importante per provare a uscire dall’emergenza, anche perché ieri il ministro dell’Economia Gualtieri ha ricordato che sono state autorizzate fino ad oggi 2,1 miliardi di ore di Cig per una spesa di 16,5 miliardi di euro. Misure che sono servite ad evitare 1,5 milioni di licenziamenti.

Non sarà l’unica norma nel menù della manovra di agosto. Legato alla Cig ci sarà anche la proroga del blocco dei licenziamenti che scade il 17 agosto. Sarà allungata fino a fine anno solo per le imprese che fanno ricorso alla Cassa Covid. Ci sarà, poi, la possibilità fino alla fine dell’anno di prorogare i contratti a termine senza dover indicare le causali, una misura sulla quale sping e molto il Pd. Nelle riunioni tecniche di ieri sul decreto poi, si è molto discusso della questione della scadenza fiscale del 16 settembre, quella in cui le imprese dovrebbero pagare le tasse congelate a marzo, aprile e maggio per il lockdown. La vice ministro Castelli ha proposto la cancellazione di una parte dei versamenti, una sorta di condono. Ma sono emerse delle difficoltà tecniche. Diversi contribuenti avrebbero onorato l’appuntamento con il Fisco nonostante la moratoria. Dunque la cancellazione rischierebbe di punire chi ha versato il dovuto.

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Dunque si sarebbe deciso di optare per un versamento a rate delle tasse sospese che vada ben oltre il 2021 (si parla di scadenze lunghissime, a 5-10 anni) e che copra almeno metà della cifra dovuta. Per le casse dello Stato si tratterebbe di uno sforzo che vale 4 miliardi. Sempre nel decreto, dovrebbe entrare anche uno stanziamento di 1,3 miliardi di euro per la scuola. Risorse che servirebbero a garantire una ripartenza ordinata del prossimo anno scolastico. La lista delle misure da introdurre nel provvedimento è, in realtà, in continuo aggiornamento. Ci saranno nuovi aiuti per i settori più colpiti dalla crisi, come il turismo e l’auto. Per il primo, gli albergatori hanno chiesto l’estensione dell’ecobonus del 110% anche alle loro strutture. Ci saràil rifinanziamento del Fondo Centrale di garanzia, che è allabase anche dei prestiti fino a 30 mila euro garantiti dallo Stato. Ancora incerta invece, la proroga di altre due scadenze: i blocco degli atti di accertamento dell’Agenzia delle Entrate che scade il 31 agosto, e la moratoria sui prestiti delle banche che scade il 30 settembre. Difficile al momento ipotizzare, comunque, una ripresa dell’arrivo delle cartelle esattoriali a settembre (ce ne sono 6 milioni già pronte solo da notificare). Nel provvedimento, infine, ci sarà il ristoro delle entrate fiscali per Regioni e Comuni, crollate a causa del lockdown.
 


Tasse: rate più lunghe per quelle sospese
Si va verso una rateizzazione più lunga per il versamento delle tasse sospese alle imprese durante i mesi del lockdown (marzo, aprile e maggio). Le imposte andrebbero versate entro il 16 settembre con la possibilità di una rateizzazione in quattro rate con l’ultima entro dicembre. L’intenzione del governo sarebbe quella di far slittare oltre la metà delle tasse dovute (4 miliardi su 7 totali) dopo il 2021 attraverso una rateizzazione più lunga (anche a 5 anni). Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di una cancellazione di parte delle imposte rimaste da versare relativamente ai mesi di chiusura (proposta dalla vice ministra Laura Castelli), ma ci sarebbero dei problemi tecnici da risolvere. 

Licenziamenti: blocco allungato alla fine dell’anno 
Ci sarà un allungamento anche del blocco dei licenziamenti. Si tratta di una delle misure più discusse assunte durante l’emergenza. L’attuale blocco scade il prossimo 17 agosto. Dal giorno successivo, in teoria, le imprese sarebbero libere di mandare a casa i propri dipendenti. Il decreto di agosto prorogherà il divieto di licenziamento legandolo alla Cassa integrazione per il Covid. Cosa significa? Che chi chiede accesso all’ammortizzatore sociale che sarà prolungato fino alla fine dell’anno, non potrà licenziare i dipendenti. Il divieto di licenziamento comunque cadrà definitivamente in alcuni casi: le imprese che sono fallite, quelle che hanno deciso la chiusura e in caso di accordi individuali tra l’impresa e il lavoratore raggiunti con l’assistenza del sindacato.

Imprese: rifinanziamento del Fondo di garanzia
Nel decreto da 25 miliardi di euro che il governo approverà ad agosto, sarà previsto anche un rifinanziamento del Fondo Centrale di garanzia, il fondo gestito dal Mediocredito Centrale e che serve per fornire la garanzia pubblica alle banche per i prestiti alle imprese. La misura più nota è il finanziamento fino a 30 mila euro garantito al 100% dallo Stato. Sulla base della rilevazione settimanale della Banca d’Italia, si stima che le richieste di finanziamento pervenute agli intermediari per l’accesso al Fondo di Garanzia per le Pmi abbiano continuato a crescere nella settimana dal 3 al 10 luglio, a 1,04 milioni, per un importo di finanziamenti di circa 76 miliardi. In particolare, al 10 luglio sono stati erogati quasi l’85% delle domande per prestiti interamente garantiti dal Fondo. 

Enti locali: contributi a Comuni e Regioni
Il decreto conterrà anche un ristoro per le mancate entrate fiscali a Comuni e Regioni i cui bilanci sono stati duramente colpiti a causa della chiusura delle attività economiche legata alla pandemia. Per le Regioni allo stanziamento di 1,5 miliardi previsto dal Dl rilancio si aggiungeranno con il prossimo scostamento di bilancio altri 2,8 miliardi, che porteranno il contributo straordinario ad un totale di 5,3 miliardi. Alle Regioni a statuto ordinario andranno 1,7 miliardi (di cui 500 milioni già stanziati dal Dl rilancio e 1,2 miliardi aggiuntivi) e alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome 2,6 miliardi (di cui 1 miliardo previsti dal Dl rilancio e ulteriori 1,6 miliardi previsti dall’accordo). Cifre analoghe ci saranno per i Comuni.
 

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