Pnrr, Gentiloni: «Patto di Stabilità verso la revisione sul debito»

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Gabriele Rosana
Pnrr, Gentiloni: «Patto di Stabilità meno rigido»

Adesso che anche il nuovo governo di coalizione in Germania è a bordo e pure i rigoristi che guideranno le Finanze rompono con i “falchi” e aprono alla necessità di riformare le regole del Patto di stabilità, il dibattito sul futuro della governance economica europea entra nel vivo. Uno scenario in rapido divenire che ha servito un importante assist al commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni. «È chiaro che servono cambiamenti. Dobbiamo riflettere collettivamente su come migliorare le nostre regole economiche per adattarle al nuovo mondo che sta emergendo dopo la pandemia», ha precisato durante il webinar #Italia2030 organizzato da MoltoEconomia.

Un concetto che ha ribadito nel pomeriggio intervenendo alla quinta conferenza biennale della Bce sulle politiche fiscali dell’Ue, esplicitando che la revisione della disciplina sui conti pubblici - tema su cui Bruxelles ha lanciato una consultazione fra i governi a metà ottobre - è necessaria ad assicurare «una riduzione del rapporto debito/Pil graduale, credibile e favorevole alla crescita». Con il valore medio dell’Eurozona che ha rotto la soglia psicologica del 100%, il problema dell’alto debito non può più essere ignorato, ha precisato ancora Gentiloni durante il webinar. «Sarebbe un errore considerare che abbiamo lasciata la questione alle spalle. La pandemia ha aumentato in diversi Paesi europei tra il 10 e il 18% il livello del debito. La discussione sarà come ridurre il problema, ma certo non possiamo ignorarlo». 

Le premesse in Italia sono però positive, ha aggiunto Gentiloni, ricordando che i dati restituiscono l’immagine di una crescita sostenuta anche rispetto ai partner europei. Non va sottovalutato, tuttavia, che si tratta pur sempre «del secondo tempo di una situazione particolarmente difficile. Nel 2020 c’è stata una caduta e nel 2021 la ripresa sarà del 6,3% secondo le stime. Non contano solo le cifre ma anche la dinamica: è un tasso di crescita che la mia generazione non ha mai visto e si prolungherà almeno al 2022 con una crescita prevista sopra il 4%, di cui rimarrà traccia anche nel 2023 con un livello del 2,4-2,6%».

Una congiuntura che rilancia in maniera realistica anche in prospettiva italiana il lavoro per rivedere le regole del Patto, congelate in seguito alla pandemia fino a tutto il 2022. Torneranno ad applicarsi dal 2023 e l’obiettivo delle istituzioni Ue è che lo facciano già in una versione rivista: «L’attenzione ai bilanci è importante, la discussione sulle regole sarà fondamentale e le premesse sono incoraggianti. Quando hai un tasso di crescita di questo tipo, non la crescita striminzita degli ultimi vent’anni, ti puoi ripromettere di ridurre il deficit e avviare una riduzione del debito». Passi in avanti si sono però visti di recente su vari fronti, ha evidenziato l’ex premier, compreso il Trattato del Quirinale firmato con la Francia la scorsa settimana, che va «in una direzione di interesse dell’Europa e non solo bilaterale». Roma e Parigi sono allineate sulla revisione del Patto e sull’opportunità, ad esempio, di inserire una golden rule per lo scomputo degli investimenti verdi dal calcolo del debito pubblico.  

Certo, nel complesso dibattito sul futuro della disciplina fiscale Ue, ha ammesso il commissario durante il webinar, «avremo sempre a che fare con le diverse visioni europee che derivano da differenze culturali e differenze sul debito. Ma sono fiducioso che la consapevolezza dei problemi sia comune».

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Di sicuro qualcosa è cambiato nella postura tedesca, finora piuttosto assente dal confronto vista la stagione elettorale prima e i negoziati di coalizione poi. Nonostante la fama da falco, il leader dei liberali della Fdp Christian Lindner, che nell’esecutivo con socialdemocratici e verdi sarà guardiano delle Finanze, è convinto che «Berlino non potrà comportarsi come i frugali e opporsi a qualsiasi modifica».

Nel contratto di coalizione l’impegno è esplicito: si parla di un Patto di stabilità rivisto che garantisca «la crescita, la sostenibilità del debito e investimenti verdi». Di fronte alla partita principale che attende l’Unione europea nei prossimi mesi (Bruxelles presenterà una proposta entro la prossima primavera), Lindner preferisce giocare la carta di una Germania mediatrice, «che dovrà prendersi la responsabilità di tenere insieme l’Eurozona, consentire anche ad altri Paesi di fare investimenti e fare in modo che sia garantita la stabilità in Ue». Un’applicazione meccanica e «rigida» del «vecchio» patto a partire dal 2023 sarebbe «costosa», non solo da un punto di vista «economico», ma anche sul piano «politico», ha detto il direttore del Mes, Klaus Regling.

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