GIUSEPPE CONTE

Vaccino, il caso dei politici “ni vax”. Gli esperti: «Basta ambiguità e fake»

Mercoledì 21 Luglio 2021 di Graziella Melina
Vaccino, il caso dei politici ni vax . Gli esperti: «Basta ambiguità e fake»

Che le bufale sui vaccini anticovid siano messe in rete da persone che si informano poco e male, purtroppo capita. Ma che ad alimentare la disinformazione siano addirittura i politici, c’è poco da stare allegri. Dopo un anno e mezzo di pandemia e migliaia e migliaia di morti, di fronte ai messaggi ambigui di deputati e senatori (l’ultima polemica è quella Salvini-Letta sugli under 40), gli esperti restano basiti. «C’è un’opportunità tecnica che ha dato dimostrazioni di efficacia e sicurezza - rimarca Fabrizio Pregliasco, ricercatore di Igiene generale e applicata dell’Università degli Studi di Milano - e ora non volerlo usare è assurdo.

Ormai sappiamo bene che ai giovani il vaccino serve per proteggersi da una malattia che comunque è pericolosa per sé e per gli altri. E poi per evitare che si interrompa la frequenza della scuola e anche per tutelare i compagni fragili che non possono vaccinarsi. È gravissimo, quindi, dare un segnale che crea distinguo, amplifica i dubbi e le fake news sulla vaccinazione e allontana potenzialmente una grande quota di persone che magari stanno per vaccinarsi». Così, per non attirare dubbi, ieri l’ex premier Conte ha specificato: «Sì, sono vaccinato, a breve farò il richiamo».

Del resto, basterebbe attenersi ai dati. «Al 28 aprile del 2021 in Italia sono morte 296 persone di età inferiore ai 40 anni - ricorda Massimo Andreoni, direttore di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali - Tra i 40 e 49enni arriviamo a 1016 persone morte. Solo nel 2021, l’8 per cento dei decessi tra 0 e 49 anni è dovuto al Covid. Questo dimostra che la patologia causata dal Sars cov 2 può essere anche grave nei soggetti sotto i 40 anni di età. Quindi, alla luce di questi numeri mi sembra irresponsabile non consigliare la vaccinazione. Oltretutto - aggiunge Andreoni - stanno emergendo dati preoccupanti relativamente al long covid.

Anche in soggetti giovani con sintomatologia pauci-sintomantica continuano a manifestarsi a distanza di mesi disturbi gravi come la perdita del gusto oltre che quella dell’olfatto, ossia la ageusia e l’anosmia, l’astenia profonda, difficoltà nella memoria e depressione». Per gli esperti, insomma, mettere in dubbio i benefici della profilassi proprio ora è da irresponsabili.

«Al di sotto dei 50 anni, nelle decadi più giovani - sottolinea Francesco Menichetti, ordinario di malattie infettive dell’Università di Pisa - la vaccinazione è strategica perché riduce la circolazione del virus, impedendo l’emergenza di nuovi mutanti che stanno mettendo in crisi i vaccini a nostra disposizione. Se vogliamo tornare a scuola in presenza è importante vaccinare dai 12 anni in su. È interesse nazionale prioritario proteggersi con il vaccino. La politica - ammonisce Menichetti - deve fare la sua parte, armonica e unita, senza voci stonanti». Insomma, nessun politico dovrebbe giocare sulla pelle delle persone, improvvisandosi esperto di epidemie e profilassi, per qualche voto in più. 

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«Le strategie di sanità pubblica - spiega Carlo Signorelli, ordinario di Igiene dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - hanno una loro logica e basi scientifiche che non possono essere oggetto di strumentalizzazione politica fine a se stessa. A volte, magari, sono anche difficili da comprendere, perché complicate. Ma in questo momento, c’è un obiettivo prioritario, ossia vaccinare non solo gli over 60 e i fragili, ma anche tutti gli altri, per interrompere la circolazione del virus. L’interpretazione del dato epidemiologico e della strategia vaccinale - avverte Signorelli - non può essere ricondotta a una semplicistica diatriba, che è pericolosa e soprattutto non porta al risultato sperato».  

Del resto, basterebbe anche solo tenere conto dei rischi che si corrono se il virus continua a diffondersi indisturbato. «I dati dell’Inghilterra dimostrano che la variante Delta è estremamente trasmissibile e aggressiva - rimarca l’epidemiologo Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Virologia e Microbiologia dell’Università - azienda ospedale di Padova - I casi gravi e i ricoveri sono in costante aumento. Ma quello che sta succedendo è nulla rispetto a ciò che sarebbe accaduto senza il vaccino. Saremmo di nuovo a mille morti al giorno. Dopo 18 mesi è davvero frustrante - ammette Crisanti - dover assistere a queste manifestazioni di totale analfabetismo di sanità pubblica da parte di chi dovrebbe indirizzare il Paese. Penso che sia veramente un atteggiamento estremamente miope rincorrere il facile consenso, per poi farlo pagare a tutta la società successivamente». 

Ultimo aggiornamento: 12:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA