Ponte Genova sarà gestito da Autostrade. M5S e Salvini all’attacco sull’affido «tecnico»

Giovedì 9 Luglio 2020
Ponte Genova sarà gestito da Autostrade. M5S e Salvini all’attacco sull’affido «tecnico»

A quasi due anni dal crollo - e a poche decine di giorni dall'inaugurazione al traffico, attesa proprio ad agosto, nel mese dell'anniversario - nessuna decisione. Il governo non ha ancora sciolto il nodo sul futuro della concessione affidata ad Aspi. E il risultato di tanto ritardo rischia di essere un paradosso. A meno di una revoca dell'ultima ora della concessione autostradale, il 29 di luglio le chiavi del nuovo ponte di Genova, quello progettato da Renzo Piano per ricucire la ferita aperta dal tragico crollo del Morandi, il 14 agosto 2018, saranno affidate ad Aspi. Magari solo temporaneamente, in attesa di un nuovo gestore. Uno scenario complicato ancor più dalla decisione della Consulta che ha stabilito la legittimità del decreto Genova.

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Una situazione che ha di nuovo scatenato la polemica, facendo arroccare il Movimento 5 Stelle e gridare allo scandalo Giovanni Toti, lasciato interdetti gli sfollati e i parenti delle vittime e portato anche il Pd a sollecitare un'accelerazione nelle decisioni, che - ha assicurato ancora una volta il premier - arriveranno a questo punto ad horas, al massimo entro questa settimana. Con Autostrade per l'Italia costretta a ricordare gli impegni economici sostenuti ma anche di aver dato il massimo supporto per la realizzazione del nuovo viadotto collaborando con il commissario Bucci e di aver radicalmente cambiato il proprio management.

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Il caso parte dalla lettera con cui la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, ha risposto alle richieste del sindaco di Genova e commissario del Ponte, Marco Bucci. Da settimane nel capoluogo ligure ci si chiedeva chi avrebbe gestito la nuova opera, di cui ieri è stato gettato il primo strato di asfalto e che tra pochi giorni vedrà completati definitivamente i lavori. «Ho confermato tutta la procedura di collaudo, della consegna e ovviamente anche quella della gestione post-inaugurazione che va al concessionario», ha spiegato la ministra. Ad oggi l'affidatario della concessione è però proprio Aspi, naturalmente «soggetta ad un'ultima fase di revoca». Per quanto pro tempore e solo a livello tecnico, al momento è dunque ancora Atlantia il gestore finale. «Temporaneamente» si tratta dell'«unica soluzione possibile», chiarisce il viceministro dei Trasporti, Giancarlo Cancelleri, contrario a rinnovare l'accordo con il gruppo autostradale, ma forse il meno agguerrito tra i Cinquestelle. Che sono tornati ad alzare le barricate. «Avevamo promesso che i Benetton non avrebbero più gestito le autostrade, tantomeno il ponte. Le promesse vanno mantenute», afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Con lui il viceministro dello Sviluppo Economico, Stefano Buffagni. «Il ponte di Genova non deve essere riconsegnato nelle mani dei Benetton. Non possiamo permetterlo», gli ha fatto eco il capo politico Vito Crimi, secondo cui sulla vicenda il Movimento non arretrerà di un millimetro.

Il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, ha assicurato come Conte che si deciderà possibilmente entro questa a settimana, mentre è tornato a farsi vivo anche Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture al tempo della tragedia, pronto ad attaccare la Lega, responsabile secondo lui di essersi opposta alla revoca ai tempi del governo giallo-verde, e a sollecitare il Pd a non fare ora la stessa cosa. Aspi usa un comunicato per ribattere alle critiche. Spiega di aver dato il massimo supporto, accollandosi i costi di demolizione e ricostruzione del Ponte, di aver dato indennizzi per oltre 600 milioni a cittadini e imprese, di aver cambiato «profondamente» il proprio management e le procedure. Ribadisce di non aver avuto risposte dal governo sulla concessione, nonostante gli impegni in termini di investimenti e occupazione.
 

 
Se i Cinquestelle sono all'attacco, nella maggioranza dai dem il messaggio è molto meno battagliero. Quello che arriva è un richiamo al governo «ad assumere rapidamente le decisioni». Sulle divergenze all'interno della maggioranza ha buon gioco Matteo Salvini: «I grillini sono ridicoli e bugiardi, due anni di menzogne e tempo perso». E anche Giorgia Meloni parla di un «de profundis» per il Movimento.
 

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