GIUSEPPE CONTE

Roma, ballottaggio: Conte sostiene Gualtieri ma Raggi frena: «I voti sono miei»

Venerdì 8 Ottobre 2021 di Lorenzo De Cicco
Roma, ballottaggio: Conte sostiene Gualtieri ma Raggi frena: «I voti sono miei»

«I miei elettori», ripete Virginia Raggi. Non dice mai: gli elettori del Movimento 5 Stelle. E dato che di questi tempi la politica è comunicazione, e viceversa, non è una scelta lasciata al caso: la sindaca sconfitta sa che la fetta più grande del gruzzolo elettorale raccolto il 3 e 4 ottobre è una preferenza innanzitutto personale. Che nessuno, a parte lei, è in grado di orientare. Nell’amarezza del quarto posto, i fedelissimi rimasti in Campidoglio hanno messo in fila dati che alleggeriscono, almeno un po’, il peso della débâcle: Virginia, è il calcolo, ha raccolto quasi 34mila “x” solo sul suo nome, il doppio o il triplo degli avversari. Certo è una ben magra consolazione, considerato il risultato finale, ma sarebbe la riprova che quel 19,1% racimolato nelle urne è un bottino politico intestato quasi esclusivamente a lei, a «Virginia», che nella partita del ballottaggio Gualtieri-Michetti ancora non ha deciso dove e se schierarsi. Anche se, racconta chi la conosce, alla fine si esprimerà: «Di sicuro non resterà a casa, al seggio ci andrà». 

 Ha fatto intuire da che parte sta, invece, Giuseppe Conte. Il leader dei 5 Stelle ha elogiato in tv il suo ex ministro dell’Economia: «Gualtieri ha lavorato con me, sicuramente è una persona di valore, che non voglio sminuire nelle possibilità di far bene». Non è l’endorsement definitivo che nel Pd si aspettano (con la formula del «voto personale», dato che Conte è residente a Roma). Ma poco ci manca. «Roma è una situazione singolare - insiste Conte - ma non penso che il M5S possa avere compatibilità con le politiche della destra, anche su Roma». Prima di ufficializzare chi voterà al ballottaggio l’ex premier deve chiudere la «riflessione interna» che agita il Movimento. E che interessa, più che il match Capitale, l’assetto della futura alleanza col Pd, se sarà organica o no. Altri esponenti 5 Stelle hanno fatto sapere che voterebbero Gualtieri: dal contiano Stefano Patuanelli all’ex ministro Vincenzo Spadafora, deputato vicino a Di Maio (che però non si esprime). 

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Poi c’è Raggi. Che non cerca lo strappo con Conte, ma non si sbilancia. Resta a metà del guado. In Campidoglio ha invitato sia il candidato del centrosinistra che quello del centrodestra. Cominciando dal secondo: oggi vedrà Enrico Michetti, lunedì tocca a Gualtieri. Proprio sul faccia a faccia con l’avvocato scelto da FdI, Conte frena: «Intesa? Non scherziamo». Di sicuro non saranno incontri istituzionali, da passaggio di consegne. La sindaca uscente gioca la sua partita da leader politica. Mette al centro i temi: il lavoro, le periferie, la candidatura all’Expo. Surfa tra vecchi e nuovi equilibri. Per dire: la sua lista personale, racconta il coordinatore Andrea Venuto, potrebbe diventare «un movimento politico permanente di orientamento civico». C’è già il primo segnale: i rappresentanti delle 5 liste civiche create da Raggi per la competizione si vedranno la prossima settimana. Da soli. Senza il M5S. Qualche numero: i cartelli «per Virginia» hanno ottenuto complessivamente il 7%. Contro l’11% del Movimento, comunque a Roma prevalentemente “raggiano”. Queste sono le carte che la sindaca intende giocarsi nell’ultima mano. Per fare cosa? «Non lascerò la politica - assicura lei ricevendo il tapiro di “Striscia” - Stiamo già costruendo il futuro». Si vedrà. Nel suo entourage qualcuno che strizza l’occhio a Gualtieri c’è, come l’ex ministro Pecoraro Scanio, uno dei consiglieri più ascoltati in Comune negli ultimi anni. «Ma ora il Pd riconosca alcuni meriti di Virginia», la condizione.

Gualtieri per ora incassa le parole di Conte e ringrazia. Manda messaggi agli elettori di Raggi: «Dalla sostenibilità ambientale all’innovazione, c’è una forte sintonia con tutte le forze democratiche ed europeiste», dice. Senza dimenticare Carlo Calenda, terzo col 20%, che si è appena sbilanciato in suo favore. Mossa subito bersagliata da Giorgia Meloni, principale sponsor di Michetti (che ieri ha querelato Lilli Gruber, che lo ha inquadrato nel «mondo un po’ neofascista»): il leader di Azione, dice Meloni, «svende al Pd i voti degli elettori di centrodestra che in buona fede hanno votato per lui». La replica di Calenda: «Saremo all’opposizione anche nel caso di vittoria di Gualtieri. Fossi in te, rifletterei sulla tua capacità di scelta della classe dirigente». 

Ultimo aggiornamento: 11:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA