GIUSEPPE CONTE

Senato, Conte tiene (170 sì) e ora il Mes è più vicino. Gualtieri: rimbalzo Pil +15%

Giovedì 30 Luglio 2020 di Alberto Gentili
Senato, Conte tiene (170 sì) e ora il Mes è più vicino. Gualtieri: rimbalzo Pil +15%

In Senato la maggioranza di Giuseppe Conte, a dispetto delle fosche previsioni, appare in buona salute. Il nuovo scostamento di bilancio da 25 miliardi, con cui scrivere il decreto di agosto e il Piano nazionale di riforme (Pnr), sono passati con 170 sì: ne bastavano 161, ma sono arrivati i voti degli ex grillini e di Sandra Lonardo, che ha lasciato Forza Italia. «È andata bene, abbiamo dato una prova di forza», il commento del premier.

Ma la buona notizia - accompagnata dall'astensione del centrodestra - non è bastata. A terremotare i rossogialli è arrivato lo psicodramma sulle presidenze delle commissioni parlamentari che ha fatto tremare perfino il Consiglio dei ministri. Ed spuntata una risoluzione, firmata da tutti i capigruppo della maggioranza, che impegna il governo a «utilizzare le risorse messe a disposizione dall'Europa nei prossimi mesi». Insomma, il Fondo salva Stati (Mes) rientra dalla finestra.

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A illustrare i due provvedimenti è stato Roberto Gualtieri. Il ministro dell'Economia ha parlato di ripresa economica «già in atto». Ha detto di stimare «un marcato rimbalzo nel terzo trimestre, di quasi il 15%», dopo il crollo di aprile e maggio. Non è mancata un'apertura all'opposizione: «Molte delle misure scaturiscono da un dialogo con il Parlamento e l'opposizione. Il doveroso ristoro delle mancate entrate degli Enti locali è atteso da sindaci e presidenti di tutti i partiti...».

Un appello bipartisan che è valso l'astensione di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, anche se Matteo Salvini ha parlato di «risposta pari a zero» da parte del governo e ha fatto votare no al Pnr. Posizione rettificata da Giorgia Meloni: «Ci siamo astenuti, perché mandare un messaggio agli italiani: noi ci siamo per i loro problemi».

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Ma non tutto per la maggioranza è filato liscio. A innescare sospetti e veleni, con i 5Stelle di nuovo sul piede di guerra, è stata la risoluzione di maggioranza al Pnr firmata anche dal capogruppo grillino Gianluca Perilli. Un atto di indirizzo che sembra evocare l'utilizzo del Mes, in quanto chiede al governo di «prevedere l'utilizzo, sulla base dell'interesse generale del Paese e dell'analisi dell'effettivo fabbisogno, degli strumenti già resi disponibili dall'Unione europea per fronteggiare l'emergenza sanitaria e socio economica in atto». Attenzione: i 36 miliardi del Mes servirebbero proprio a rilanciare e riformare il Sistema sanitario nazionale e dunque a fronteggiare un eventuale ritorno dell'emergenza sanitaria. Tant'è, che nella stessa risoluzione, per la sanità si chiede di «investire ulteriori fondi».

Annamaria Bernini, capogruppo forzista, è saltata sulla sedia: «Se le parole hanno ancora un senso, significa che la maggioranza sta chiedendo al governo di usare subito i fondi del Mes. Ma i 5Stelle hanno letto il testo?». Alcuni dicono di no, altri che Perilli «si è sbagliato». Ma Loredana De Petris, esponente di Leu e presidente del gruppo Misto, derubrica la risoluzione «a frasi ambigue» che permetteranno però di «discutere in seguito del Mes». Che poi è la linea del Pd, Iv e perfino di Conte che ha rimandato a settembre la questione, facendo però filtrare una contrarietà di massima: «Non si può indebitare il Paese oltremisura, abbiamo già incassato 37 miliardi in più di prestiti».
 


Posizione non condivisa da Gualtieri che nel suo discorso ha parlato di «fabbisogno in ambito sanitario di 32 miliardi per gli interventi infrastrutturali». Commento di un senatore 5Stelle: «Il governo ci ha fregati». E un deputato si sfoga nella chat grillina della Camera: «Conte e Pd hanno portato a casa la loro operazione, in questo modo il Mes non dovrà essere più votato in Parlamento. Oggi è la grande debacle del Movimento, la gestione dei vertici è fallimentare». Immediata la frenata e la rassicurazione di palazzo Chigi: «Ma quale Mes, basta con questo tormentone! La risoluzione impegna a utilizzare tutti i 209 miliardi del Recovery Fund».

Su questo dossier va avanti il lavoro per scrivere il Recovery plan con cui incassare, appunto, i 209 miliardi di aiuti Ue. Il ministro agli Affari europei, Enzo Amendola, ha riunito ieri il Comitato tecnico di valutazione (Ctv), cui partecipano i tecnici dei vari dicasteri per redarre i progetti: «Lavoreremo tutti i giorni e per l'intero mese di agosto», spiega Amendola, «e accanto al Ctv opererà un comitato di assistenza tecnica per mettere nero su bianco i programmi».

Ultimo aggiornamento: 10:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA