Turismo, il ministro Massimo Garavaglia: «Roma e le città d’arte, basta con il mordi e fuggi»

Sabato 27 Febbraio 2021 di Mario Ajello
Turismo, il ministro Massimo Garavaglia: «Roma e le città d’arte, basta con il mordi e fuggi»

Finalmente c’è un dicastero ad hoc, e con portafoglio, per il Turismo. «Io direi - osserva il ministro Massimo Garavaglia, esponente della Lega - che per cominciare è molto. Abbiamo un ministero strategico che non potrà che diventare un motore forte del rilancio italiano. Le potenzialità sono tantissime, i margini di miglioramento assai larghi». 

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Finora è andata malissimo causa virus, con un 2021 che si apre - per quanto riguarda gli alberghi - con perdite del 90 per cento del fatturato. 
«Purtroppo già da prima della pandemia si registrava in tutto il settore turistico una rilevante perdita di quote di mercato. Tra il 2004 e il 2014, avremmo potuto avere 25 milioni di turisti stranieri in più, se fossimo cresciuti come i Paesi “migliori” nell’offerta turistica. Dal 2010 al 2019 gli altri Paesi, a noi vicini, sono cresciuti del 6 per cento, mentre l’Italia solo del 4,5 per quanto riguarda gli arrivi».  

E adesso che cosa bisogna fare per dare all’Italia la sua centralità nel turismo mondiale?
«L’industria del turismo conta più di 4 milioni di dipendenti. Già questo nudo dato può dare l’idea di quanto sia cruciale questo comparto. C’è anzitutto da superare la frammentazione nelle decisioni, nella promozione e nelle strategie generali. La frammentazione è di tipo verticale, tra Stato e Regioni, e di tipo orizzontale, tra ministeri che spesso non si sono coordinati. Ora che c’è questo ministero può e deve cambiare tutto. Abbiamo già cominciato a confrontarci con le Regioni. E si è deciso di attivare un lavoro coerente. Secondo due linee guida. La prima. La promozione unica del brand Italia. Perché l’obiettivo primario è far arrivare nel nostro Paese i turisti e poi, una volta qui, hanno solo l’imbarazzo della scelta. Ma ce li devi portare promuovendo meglio di prima il prodotto Italia. La seconda linea è connessa all’altra. Lavoreremo per una rivoluzione digitale che renda capillare e veloce la promozione del brand Italia».  

Sembra che dobbiamo cominciare da zero in questo. Non è inquietante, per un Paese come il nostro?
«Provi a guardare il sito del portale Italia.it. Sembra di sprofondare negli Anni ‘80, di tuffarsi nel passato o di navigare in una sorta di ritorno al futuro. Servono grandi passi in avanti su questo. E naturalmente i fondi di Next Generation Ue hanno un’importanza cruciale».  

Quanti di questi soldi verranno investiti nel rilancio del turismo italiano?
«E’ presto per quantificarli adesso. Ma le risorse per il turismo saranno ingenti. In più ci sono i fondi europei già esistenti: il Pon (fondi nazionali) e il Por (fondi regionali). Tutto insieme andrà messo a sistema. Ci sono tanti di questi fondi soprattutto per il Mezzogiorno. Il nostro Sud ha potenzialità enormi. Le 8 regioni meridionali fanno la metà dei turisti stranieri che vanno in Veneto. Ciò vuol dire che da lavorare c’è tantissimo. In questa parte d’Italia ma anche in tutto il resto. Italia è tutto: non solo Roma, Venezia, Milano e Napoli».  

Roma è il biglietto da visita del nostro Paese. E nella Capitale il turismo pesa per oltre il 15 per cento del Pil totale cittadino. Non è dalla metropoli simbolo della nazione che deve cominciare il rilancio generale?
«A Roma si può fare molto per migliorare la situazione. Se uno straniero viene nella Capitale e si ferma un giorno soltanto, è uno spreco enorme. Bisogna lavorare sul contesto».  

Cioè aiutare le botteghe storiche, migliorare il livello dell’offerta per selezionare in maniera più consona i turisti, far funzionare tutto di più?
«Sì, quando dico contesto parlo per esempio del sistema del trasporto pubblico. Non può esisterne uno per i romani e un altro per i turisti. E anche la spazzatura: non può esistere una raccolta per i romani e una raccolta per i cittadini. Dico insomma che il livello dei servizi va alzato per forza perché di quei servizi fanno uso anche i turisti. Se migliora il contesto, il turista resta più a lungo. Da pendolare che viene a Roma ogni settimana da tanto tempo, vi posso assicurare che ogni volta scopro meraviglie che non conoscevo. Mi metto nei panni di un turista: se trova il contesto buono ci ritorna, sennò no. Occorre allungare i soggiorni e fare in modo che si ripetano». 

Basta con il mordi e fuggi?
«Si girerà di meno. Però in Italia ci vogliono venire tutti almeno una volta nella vita. Questo ci rende speciali e da questo dobbiamo partire».  

E proprio per questo è essenziale il passaporto vaccinale?
«Serve da subito una corsia preferenziale per le vaccinazioni degli addetti che operano nel turismo e l’estensione del superbonus per le ristrutturazioni anche al settore alberghiero. Quanto al passaporto vaccinale, penso che ci si arriverà in maniera naturale, senza obblighi. Ci saranno servizi preferenziali per chi è vaccinato. Alla fine il mercato prevarrà su ogni tipo di scelta politica. L’ideale è che entro l’estate fossimo tutti vaccinati, ma così non sarà. Nel frattempo, dobbiamo garantire servizi Covid free. Cioé strutture con personale vaccinato, in modo che si dà tranquillità a chi arriverà. Se non si arriva al più presto alla vaccinazione totale degli operatori turistici, significa spararsi nei piedi, farci male da soli». 

Elevare la qualità dell’accoglienza?
«È quello a cui puntiamo. E c’è da lavorare sul cosiddetto turismo esperienziale. Io la faccio più facile: si vuole stare di più all’aperto, e anche in questo siamo un Paese privilegiato. Basti pensare ai parchi archeologici. E le città d’arte sono una leva della rinascita nazionale. Vanno vaccinati al più presto anche gli addetti ai musei». 

Più porti, più infrastrutture, nuova Alitalia: la rinascita del turismo non passa anche da questo?
«Ma certo. Sono essenziali i porti, è fondamentale riorganizzare le città d’arte. Per quanto riguarda le infrastrutture, penso all’alta velocità al Sud, i piani ci sono da decine di anni poi però queste opere bisogna farle. Di certo mi conforta che adesso al turismo si guarda in maniera interconnessa tra il nostro ministero, il Mise, le Infrastrutture, la Cultura». 

Ma a Pasqua avremo il vuoto come lo scorso anno.
«Mi auguro di no. Cerchiamo di essere positivi, magari la situazione migliora. Alla peggio, con tutte le cautele possibili e immaginabili, faremo la classica gita fuori porta». 

Ultimo aggiornamento: 13:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA