Zingaretti: no a governo Pd-M5S, darebbe spazio a Salvini

Zingaretti: no a governo Pd-M5S, darebbe spazio a Salvini
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Se da una parte Renzi esce allo scoperto e spinge per un «governo di garanzia» per varare la manovra, evitare l'aumento dell'Iva e posticipare le elezioni al 2020, Zingaretti ribadisce la linea ufficiale del Pd, chiama all'unità della sinistra per andare subito alle elezioni ed esclude qualunque ipotesi di esecutivo con il M5S

Manovre anti-voto, ecco il piano

«Ho ben chiara la minaccia dell'iniziativa di Salvini, addirittura per la tenuta della democrazia liberale, ma il sostegno a ipotesi pasticciate e deboli ci riproporrebbe ingigantito lo stesso problema tra poche settimane», scrive il segretario del Pd su Huffington post. No quindi a «una esperienza di governo Pd-M5s per affrontare la drammatica manovra di bilancio e poi magari dopo tornare alle elezioni», anche per il «timore che questo darebbe a Salvini uno spazio immenso».

«Di fronte a una leadership della Lega che tutti giudichiamo pericolosa e che si appella al popolo in maniera spregiudicata è credibile imbarcarsi in un esperienza di governo pd/5 stelle (perché di questo stiamo parlando) per affrontare la drammatica manovra di bilancio e poi magari dopo tornare alle elezioni? Su cosa? Nel nome della salvaguardia della democrazia? Io con franchezza credo di no», spiega Nicola Zingaretti. «È forte dire nel nome della democrazia non facciamo votare? Ho anzi il timore che questo darebbe a Salvini uno spazio immenso di iniziativa politica tra i cittadini. Griderebbe lui allo scandalo. Daremmo a lui la rappresentanza del diritto dei cittadini di votare e decidere. Davvero allora i rischi plebiscitari sarebbero molto seri». 


«Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, per fortuna nei passaggi ci guiderà la saggezza e l'autorevolezza del presidente Mattarella». «Dovremo discutere senza demonizzare idee diverse, senza accuse o invettive perché c'è e ci sarà bisogno del contributo di idee e di lavoro di tutte e di tutti. Se concordiamo sul pericolo Salvini il primo assoluto bene da preservare è l'obiettivo dell'unità».

«Occorre prepararsi con coraggio e passione alla battaglia politica. Non dobbiamo avere paura ma proprio nel nome dei rischi per la democrazia dobbiamo chiamare alla mobilitazione gli italiani». «Loro, Salvini, in primis, hanno fallito e per questo scappano». «Occorre una nuova visione e un nuovo programma e su questo chiamare a raccolta il Paese migliore. Senza egoismi o personalismi. Dobbiamo unire culture, forze politiche, amministratori, le forze intellettuali in una proposta nuova e combattere tra e per le persone. Non credo ci siano scorciatoie». «Dovremo trovare insieme la persona che meglio sappia rappresentare questa ricchezza e sostenerla con ogni forza. Salvini non è affatto imbattibile: a dimostrarcelo sono stati poche settimane fa degli straordinari sindaci che hanno vinto. Ritroviamo questo spirito e combattiamo per un Italia verde, giusta e competitiva. Contro un progetto dell'odio che ha prodotto tanti disastri dobbiamo contrapporre come è stato suggerito una rivoluzione della speranza».
 

«Se concordiamo sul pericolo Salvini il primo assoluto bene da preservare è l'obiettivo dell'unità. Ma il primo passaggio per costruire l'unità è evitare di instillare veleno tra noi: non si dica chi sostiene queste idee è per far fuori qualcuno, perché ripeto gli avversari io li ho sempre considerati e li considero fuori di noi». «Salvini ora chiede le elezioni. Tutto il Partito Democratico in questi lunghi mesi ha escluso con toni diversi qualsiasi ipotesi di accordo con il Movimento 5 stelle. Io sono stato accusato ingiustamente, per mesi, di essere il fautore di questo progetto nascosto. Ricordo, non per polemica ma per ricostruzione storica, il rifiuto assoluto anche solo di voler discutere di questo tema. In molti casi si è arrivati a teorizzare che in realtà con Lega e 5 stelle ci si trovasse di fronte a due destre, due facce della stessa medaglia entrambe pericolose e illiberali da sconfiggere. Ho combattuto con tutte le mie forze questa analisi che però ha sicuramente contribuito a ridurre i margini di manovra della nostra iniziativa politica».

«Non è solo la fine di un governo, è la sconfitta del populismo al governo. La cultura dell'odio e del rancore ha fallito, non è la soluzione». «Salvini chiede il voto anche perché troppe nubi si stanno addensando sulla sua persona. Non dimentichiamo che da settimane il Ministro degli Interni è chiamato a riferire in Parlamento dei rapporti suoi e di alcuni suoi stretti collaboratori con il Governo della Russia. Su presunte tangenti e sul sistema di alleanze internazionali dell'Italia. È vero che si è messo a capo di una alleanza di partiti della destra europea per superare gli storici rapporti con Washington e Bruxelles e sostituirli con Mosca? Ô una domanda fondata perché a dirlo è il suo collaboratore di fiducia nei rapporti in Russia. Non una accusa, la nostra, ripeto, è una richiesta di chiarezza. Ma ciò che è gravissimo ed inquietante è il suo rifiuto a riferire in Parlamento. Il Presidente Conte ha addirittura alluso a questo come il reale motivo dell'accelerazione della crisi. Sicuramente non potrà essere questo Ministro degli Interni a gestire dal Viminale le eventuali libere elezioni in Italia».
Domenica 11 Agosto 2019, 13:54 - Ultimo aggiornamento: 11-08-2019 14:00
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