Vaticano, Becciu si difende: «Mai commesso reati, mai arricchito familiari, sono pronto a provarlo ovunque»

Venerdì 25 Settembre 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – «Non temo l'arresto perché non ho commesso reati, non mi sento un corrotto. Non ho fatto niente di male, non ho nemmeno mai arricchito nessun componente della mia famiglia. Vi invito ad andare a Pattada, il mio paese natale in Sardegna, dove vivono i miei fratelli e andate a vedere che auto posseggono, dove abitano, che tenore di vita mantengono». Risponde a ogni domanda, non si sottrae a nessun quesito, nemmeno il più insidioso, nonostante il momento sia durissimo appare sereno. Il cardinale Angelo Becciu da ieri dimesso dal Papa da prefetto per la congregazione dei santi e dalle prerogative cardinalizie per una accusa formulata dai magistrati vaticani di peculato (per avere dirottato 100 mila euro dell'Obolo di San Pietro quando era Sostituto alla diocesi di Ozieri dove opera una cooperativa gestita dal fratello che aiuta i migranti) riferisce ai giornalisti di non avere ricevuto nessuna comunicazione dai magistrati. «Sono qui, sono pronto a qualsiasi chiarimento con loro, tanto piu' che ora non ho piu' diritti da cardinale».

La segnalazione di possibile peculato è arrivata dalla Guardia di Finanza italiana dopo la richiesta di indagine da parte dei magistrati vaticani. Becciu parla di accuse «surreali».  

«E' un po' strana trovarmi qui, con voi,  in altri momenti mi ero trovato per parlare di altre cose, non di me, e mi sento un po' stralunato. Ieri fino alle sei del pomeriggio mi sentivo considerato amico dal Papa, fedele esecutore del Papa. Poi il Papa mi ha detto che non ha più fiducia in me perché gli è venuta la segnalazione dei magistrati che io avrei commesso atti di peculato». Quindi, riferendosi alle accuse, ha aggiunto: «Quei 100mila euro, è vero, li ho destinati alla Caritas e sono ancora in un fondo della Caritas di Ozieri e non sono mai stati spesi. E' nella discrezione del sostituto destinare delle somme per la carità che sono in un fondo particolare della Segreteria di Stato. In 7-8 anni non avevo mai fatto un'opera di sostegno per la Sardegna. So che nella mia diocesi c'è un'emergenza soprattutto per la disoccupazione, ho voluto destinare quei 100mila euro alla Caritas».

«Il Papa mi ha accolto dicendomi  che dalle indagini fatte dalla Guardia di Finnza apparirebbe che io abbia commesso un atto di peculato. Ammetto che il Santo Padre era in difficoltà a dirmelo, soffriva anche lui: io gli dissi, 'mi dica, mi dica', incoraggiandolo. E lui mi ha detto che dalle carte risulta che io abbia commesso il crimine o reato di peculato perché quando ero Sostituto ho inviato 100mila euro alla Caritas di Ozieri, poi trasferiti sul conto della cooperativa Spes, di cui è presidente mio fratello. Avrei distratto fondi a favore di mio fratello. E poi anche per il fatto che la Cei ha erogato una somma di 300 mila euro su mia segnalazione per aiutare questa cooperativa a costituirsi e organizzarsi. Io ho cercato di spiegare al Papa mi sembrava strano anche perchè quei 100 mila euro li ho destinati alla Caritas nella mia diocesi ma questo rientra nella discrezione del Sostituto utilizzare le somme per varie opere. Io non capisco perché vengo accusato di peculato e favoreggiamento. Perché quei soldi sono ancora li. La cooperativa usa soldi 8 mille che destina ai suoi bisogni. Tutto è documentato». 

Becciu parla per mezzora buona. «L'avvocato stamattina mi ha detto che ci sono gli estremi per querelare chi ha scritto falsità. Perché sono falsità e sono pronto in ogni sede a dimostralo. Chi mi ha descritto come una persona che ha arricchito la famiglia dice il falso. Io non ho arricchito nessuno. Malgrado tutto mantengo la serenità. Quando sono diventato cardinale ho promesso di dare la vita per la Chiesa e il Papa e io il Papa non lo tradirò mai e sono pronto a dare la mia vita per lui».

Stamattina tra i primi a chiamarlo per manifestargli simpatia e vicinanza è stato il cardinale Parolin, anche lui stupefatto per quanto avvenuto in Vaticano.

Nella conferenza stampa Becciu parla anche dei rapporti con il cardinale Pell, ex prefetto della Segreteria per l'Economia, con il quale aveva avuto in passato  rapporti tesi. Pell ieri, in un comunciato, ha salutato la misura adottata dal Papa congratulandosi. «Con il cardinale Pell c'è stato del contrasto professionale perché noi la vedevamo in un modo e lui voleva applicare leggi che non erano state promulgate. Sapevo che lui ce l'aveva con me e un giorno gli ho chiesto udienza. Lui mi ha ricevuto, ha voluto che fosse presente anche il suo segretario. Mi ha fatto una specie di interrogatorio, se credevo nella riforma, se ero contro la corruzione, se ero con l'Apsa o con la Segreteria... ci siamo lasciati bene. In un'altra occasione, in presenza del Papa, discutevamo di come usare i fondi della Segreteria di Stato, io davo dei suggerimenti e lui a un certo punto mi ha tacitato: 'Lei è un disonesto', e io lì ho perso la pazienza. Gli ho detto che i miei genitori mi hanno insegnato l'onestà e che disonesto è il peggior insulto che mi si poteva fare. Il Papa alla fine mi ha detto 'hai fatto bene'. Ma ricordo anche che quando Pell tornò in Australia (per difendersi in tribunale dalle accuse di pedofilia, ndr.), io gli ho scritto un biglietto così: 'Cara Eminenza, malgrado i contrasti professionali, soffro per queste accuse e da sacerdote mi auguro che verrà pienamente provata la sua innocenza. La saluto e l'abbraccio'. Se Pell è ancora convinto che io sia disonesto non ci posso fare niente»

 

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