Caso Becciu, spunta Crozza al maxi processo in Vaticano tirato in ballo dal pm del Papa

Martedì 25 Gennaio 2022 di Franca Giansoldati
Caso Becciu, spunta Crozza al maxi processo in Vaticano tirato in ballo dal pm del Papa

Città del Vaticano – Chi l'avrebbe mai detto che Crozza un giorno sarebbe finito – a sua insaputa – nelle carte del processo di Londra, tirato in ballo dai magistrati del Papa durante un interrogatorio. Alla quinta udienza del maxi processo che si sta celebrando in Vaticano per la ingarbugliata vicenda del famoso palazzo di Sloan Avenue, a sorpresa, è spuntato anche il nome del celebre comico - Crozza - autore di una feroce parodia sul cardinale Angelo Becciu, uno dei 10 rinviati a giudizio.

Il Promotore di Giustizia del Papa - una sorta di pm – lo ha evocato durante l'interrogatorio fatto a monsignor Alberto Perlasca – il testimone chiave – il 23 novembre 2020, chiedendogli con insistenza se esistevano o meno dei rapporti intimi tra il cardinale e Cecilia Marogna, la donna esperta di relazioni internazionali e fiduciaria del Vaticano, chiamata per fare da intermediaria per la liberazione di alcuni religiosi rapiti da jihadisti in Africa e a pagare riscatti, salvo poi scoprire che la donna avrebbe effettuato coi soldi vaticani spese personali per cifre da capogiro. 

Ecco il passaggio letto in aula riguardante Crozza. Il magistrato inquirente chiede a Perlasca. «Noi siamo lontanissimi dal fare pettegolezzi, però uno guarda la tv e vede Crozza che insinua delle cose...Uno pensa davvero male di fronte a una aggressione così forte. E tra l'altro mi viene da pensare che se si fanno aggressioni così forti su un cardinale qualcosa di vero ci deve essere. Ma lei la ha vista quella parodia?». Perlasca da come risponde si capisce che è piuttosto sgomento per la domanda e smentisce.

 

 

L'interrogatorio

In un altro passaggio dell'interrogatorio, invece, stavolta in quello del 15 marzo 2021, il Promotore di Giustizia sempre parlando della vicenda del pagamento dei riscatti ai religiosi rapiti sembra irridere la provenienza sarda del cardinale Becciu, con la citazione della Barbagia tristemente conosciuta in passato come terra di rapimenti. 

All'udienza nell'aula nuova del tribunale il cardinale Angelo Becciu non c'era ad ascoltare questi passaggi. Nei giorni scorsi ha mandato una lunga lettera al presidente del Tribunale, Giuseppe Pignatone spiegandogli che non sarebbe andato proprio per evitare di ascoltare questi passaggi. Gli avvocati non solo hanno chiesto la nullità di questi interrogatori ma al tempo stesso hanno denunciato per l'ennesima volta il mancato deposito integrale degli atti, visto che ad oggi, nonostante i reiterati ordini di Pignatone al Promotore di Giustizia, la maggior parte dei documenti informatici sequestrati non sono ancora stati depositati. Di oltre 200 supporti informatici alle difese è stata fornita copia solo in minima parte. Pignatone ha così dato un altro termine al Promotore di Giustizia, Diddi: entro il 31 gennaio dovrà depositare tutto il materiale restante. E' questa la terza volta che gli ingiunge di farlo.

 

 

Il presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone alla fine ha fissato la nuova udienza per il 18 febbraio annunciando che procederà' all'unificazione dei due tronconi del procedimento. E poi il processo entrerà nel vivo. Al tempo stesso sono state depositate dal Promotore di giustizia le richieste di citazione a giudizio per le posizioni rimaste in sospeso nelle precedenti udienze (a causa del rinvio degli atti inviati allo stesso ufficio e che erano state inizialmente stralciate). Le richieste riguardano: monsignor Mauro Carlino, ex segretario dell'ex numero due della Segreteria di Stato, il finanziere Raffaele Mincione, l'avvocato Nicola Squillace e Fabrizio Tirabassi, funzionario del Vaticano.

 


 

Ultimo aggiornamento: 20:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA