Crollo della natalità, il Papa avvia gli Stati Generali in Vaticano con imprese e ministri italiani

Lunedì 3 Maggio 2021 di Franca Giansoldati
Crollo della natalità, il Papa avvia gli Stati Generali in Vaticano con imprese e ministri italiani

Città del Vaticano - L'inverno demografico è un problema serio. Anzi serissimo. In Italia non si fanno più figli e, se va avanti di questo passo, le previsioni da qui a 50 anni degli istituti demografici, fanno affiorare un paese azzoppato, con una popolazione praticamente dimezzata.

Da almeno vent'anni la Chiesa in totale solitudine martella su questo argomento ma con scarsi successi in politica, visto che di governo in governo le misure messe in campo per consentire alle giovani coppie di avere fiducia nel futuro e fare figli sono sempre state insufficienti. Le donne italiane sono tra le più penalizzate in Europa e di fatto costrette a scegliere se avere una famiglia o fare carriera. Gli incentivi sono minimi, la famiglia pesa troppo sulle loro spalle, gli asili sono pochi e costosi, le aziende non applicano politiche lungimiranti, gli sgravi fiscali sono risibili. 

A lanciare l'ennesimo allarme è il Vaticano. Papa Francesco il prossimo 14 maggio andrà all'Auditorium della Conciliazione a Roma, ad aprire la prima edizione degli Stati Generali della Natalita'. Un grande meeting dedicato al futuro della demografia in Italia, «che intende lanciare un appello alla corresponsabilita' per far ripartire il Paese a partire da nuove nascite» spiega Gigi de Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari.

Il tema è reso ancor piu' d'attualita' dagli effetti drammatici della pandemia, che ha aumentato il numero delle famiglie povere nel Paese. Gli Stati Generali sono stati convocati dal presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, De Palo, per mettere attorno a un tavolo le istituzioni, le imprese, i media e il mondo della cultura per approfondire la sfida dell'inverno demografico e sollecitare una nuova narrazione sul tema della natalita'.

«Da oltre un decennio l'Italia e' un Paese sempre piu' anziano e meno popolato, affetto da carenze strutturali e legislative a livello fiscale, economico e sociale che si riversano sul crollo delle nascite. Tutto questo, di fronte all'imperdibile opportunita' rappresentata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), appena consegnato dal Governo italiano, su mandato del Parlamento, all'Unione Europea» spiega De Palo.

Dopo l'intervento del Papa, sono previsti i saluti istituzionali della ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, del ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, e del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Subito dopo il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo presentera' dati inediti e proiezioni sulla natalita' in Italia nei prossimi decenni. Seguiranno tre tavoli tematici: uno dedicato al mondo delle imprese, uno alle banche e alle assicurazioni, uno al mondo dei media, sport e spettacolo.

Tra gli ospiti i vertici di aziende come Poste Italiane, Open Fiber, Rai, Enel, Federcasse, Lux Vide, Generali Italia e Fondazione Mediolanum Onlus. Il programma dell'evento e' consultabile sul sito www.statigeneralidellanatalita'. 

Il numero medio di figli per donna oggi è pari a 1,24, il più basso dal 2003. E' quanto attesta l'Istat, nel report sugli indicatori demografici 2020. Avere figli, sottolinea l'Istat rappresenta sempre più una scelta posticipata e, in quanto tale, ridotta rispetto a quanti idealmente se ne desiderano. L'età media al parto ha raggiunto i 32,2 anni (+0,1 sul 2019), un parametro che segna regolari incrementi da molto tempo (30,8 nel 2003 e 31,1 nel 2008).

In questo quadro, oggi è del tutto usuale che la fecondità espressa dalle donne 35-39enni superi quella delle 25-29enni o che le ultraquarantenni stiano progressivamente avvicinandosi ai livelli delle giovani under 25. La riduzione della natalità, evidenzia l'Istat, interessa tutte le aree del Paese, da Nord a Sud, salvo rare e non significative eccezioni. Sul piano regionale le nascite, che su scala nazionale risultano inferiori del 3,8% sul 2019, si riducono dell'11,2% in Molise, del 7,8% in Valle d'Aosta, del 6,9% in Sardegna. Tra le province, a riprova di un quadro generale piuttosto critico, sono soltanto 11 (su 107) quelle in cui si rileva un incremento delle nascite: Verbano-Cusio Ossola, Imperia, Belluno, Gorizia, Trieste, Grosseto, Fermo, Caserta, Brindisi, Vibo Valentia e Sud Sardegna.

 

Ultimo aggiornamento: 12:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA