Roma. I roghi in città, da Tor di Valle al litorale: incendi per l'erba incolta, distrutti 20 ettari

Martedì 21 Luglio 2020 di Camilla Mozzetti

Il bagliore delle fiamme che squarcia il buio della notte mentre sulle strade deserte rimbomba il suono delle sirene dei mezzi dei vigili del fuoco che corrono da un’emergenza all’altra. Soltanto nell’ultimo weekend, tra l’incendio nel campo nomadi di via Candoni e quello divampato tra le sterpaglie in via di Tor di Valle, sono stati impegnati più di cinquanta uomini per oltre 48 ore di lavoro che nei pressi dell’Ippodromo si è concluso ieri a tarda sera. Roma brucia. E brucia per le sterpaglie non tagliate, per l’erba che da verde è diventata gialla e basta un niente - come il mozzicone di una sigaretta lanciata da un’auto in corsa - per far divampare un rogo che in un attimo divora ettari ed ettari di terreno. 

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Soltanto ieri le fiamme che avevano lambito l’Ippodromo, mangiandosi domenica 10 ettari di terreno, sono arrivate a bruciare una superficie di 20 ettari, comportando anche la chiusura di un tratto di via Ostiense. Le operazioni di spegnimento sono andate avanti per tutta la sera così come ingente è stato l’impegno dei vigili del fuoco per domare un altro rogo, scoppiato stavolta a Castel Porziano di fronte alla tenuta del Presidente e partito - anche stavolta - dalle sterpaglie di via Wolf Ferrari. 

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I NUMERI
I numeri sono incresciosi, gli interventi di pulizia delle aree verdi di Roma ancora troppo pochi anche per via di quel maxi appalto comunale da 38 milioni di euro che è stato aggiudicato soltanto a fine giugno (con un anno di ritardo) senza però che le ditte vincitrici degli otto lotti abbiano ancora iniziato a lavorare. Restano infatti da firmare le polizze assicurative così come i contratti con le imprese. Morale? C’è il rischio che con l’imminente pausa estiva il lavoro subisca un ulteriore ritardo con il risultato di vedere i decespugliatori in azione soltanto a settembre. E per allora bisognerà affidarsi alla sorte, sperare che il vento - notoriamente propulsore dei roghi - si plachi e che non divampino nuovi incendi. Perché quelli che ci sono stati fino ad oggi tracciano il profilo di un’imminente emergenza.
Nei primi venti giorni di luglio nella Capitale ci sono stati 167 incendi di sterpaglie con una media di 8 casi al giorno. Nello stesso periodo del 2019 gli episodi furono 4 in meno ma quello che da un anno all’altro è vertiginosamente cambiato è il numero complessivo dei roghi divampati nel primo semestre. Quest’anno si sono contati 1.970 incendi di sterpaglie in soli sei mesi con un aumento del 156% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando gli episodi si fermarono a 1.262. 
 

LE ZONE
Le zone più colpite, secondo il report del comando provinciale dei vigili del fuoco, sono Monte Mario, Pisana, La Rustica, Ostia e Ostiense. Fuori dal Raccordo, invece, in provincia i casi si rincorrono a Pomezia, Palestrina, Anzio, Cerveteri, Campagnano.
Una situazione che quotidianamente sta tenendo impegnati i 300 vigili in servizio su Roma e provincia. Ma non sono solo le sterpaglie ad ardere e ad accendersi come lanterne. Critica anche la situazione di altri tipi di incendi, quelli di rifiuti: i cosiddetti roghi tossici. Sempre nella prima parte del 2020 i roghi dentro o nelle prossimità dei campi nomadi sono stati 222, seguiti poi da quelli dei cassonetti (14), gli incendi nelle discariche in luoghi aperti autorizzati (2) e nelle grandi discariche abusive che sono stati 11. Una situazione che ha spinto soltanto qualche giorno fa la Prefettura a istituire una squadra interforze, composta da polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco e polizia municipale, per risalire la filiera dello smaltimento dei rifiuti da cui tutto parte.
 

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