Case affittate alle prostitute:
«Mi servivano soldi, ho famiglia»

Martedì 14 Novembre 2017 di Petronilla Carillo
Ha ammesso le proprie responsabilità spiegando al gip Piero Indinnimeo, che ieri lo ha interrogato, di averlo fatto per «arrotondare» lo stipendio, avendo sei figli da mantenere. Ma ha anche spiegato di aver deciso, negli ultimi mesi, di voler cambiare vita perché ha finalmente trovato un lavoro regolare. Alessandro Nisi, uno degli arrestati (è però ai domiciliari) del blitz antiprostituzione messo a segno dai carabinieri della compagnia Salerno la scorsa settimana, ha giustificato così la sua partecipazione al giro di affari legato al favoreggiamento della prostituzione. Anche gli altri indagati (soltanto Armando Del Giorgio è in cella) hanno collaborato con il giudice per le indagini preliminari. E tutti, tra i destinatari delle misure restrittive ci sono anche Crescenzo Langella e Eugenio Carillo, nel corso dell'interrogatorio di garanzia hanno fornito indicazioni utili alla ricostruzione esatta delle competenze. Del Giorno (il primo ad essere interrogatori la settimana scorsa) ha riferito di aver affittato degli appartamenti ad alcune donne ma di non sapere che queste fossero dedite al meretricio. Ha però riferito di essersi reso conto solo in un secondo momento di quella che era la loro attività. Ma, comunque, ha negato di aver chiesto dei super affitti (400 euro a settimana secondo i carabinieri del maggiore Rubbo e del tenente Taglietti, coordinati dal pm Elena Guarino). Nisi e Langella avrebbero dunque preso 300 euro da Del Giorgio per intestarsi i fitti delle case e subaffittarle alle prostitute mentre Carillo era soltanto autorizzato (o forse la sua figura veniva imposta alle donne) a lavorare con le prostitute facendo piccoli lavori di pulizia e di accompagnamento. Langella avrebbe avuto tre appartamenti in affitto, Nisi soltanto uno.

Per tutti e quattro gli indagati i legali hanno chiesto la scarcerazione ma il gip si è riservato la decisione inviando le carte al pm per un parere. Sedici in tutto le persone indagate all'esito di una vasta attività di indagine dei carabinieri della compagnia Salerno che hanno portato alla luce un giro di prostituzione organizzato con giovanissime ragazze (nessuna minorenne, per fortuna) tra Salerno, Pontecagnano Faiano e Baronissi. Secondo quanto accertato dai militari, tra i clienti vi erano ragazzi molto giovani disposti a pagare anche cento euro per una prestazione «particolare».

 


Il gruppo, secondo gli inquirenti, e in parte anche da loro confessato, autoaccusandosi, si occupava di tutto: dai fitti all'organizzazione di tutta la loro attività con consigli sui siti dove pubblicare gli annunci dei finti massaggi. Insomma, offrivano un servizio «chiavi in mano». Nella rete dei carabinieri sono finiti anche alcuni centri massaggi gestiti da cinesi. Le ragazze di volta in volta individuate all'interno delle abitazioni, invece, hanno nazionalità diverse: dalle orientali alla sudamericane passando per le italiane e i transessuali. È stata proprio una delle ragazze, quella che per prima ha accusato Alessandro Nisi, a raccontare ai carabinieri che le erano state consegnate le chiavi dell'appartamento senza firmare alcun contratto o rilasciare alcuna fattura per le somme che riceveva in anticipo fornendole anche indicazioni su come gestire le prestazioni sessuali, impegnandosi dietro pagamento di 270 euro a curare anche l'annuncio sul sito «bakekaincontri» consegnandole biglietto scritto di suo pugno in cui venivano riportate le indicazioni da fornire ai clienti per raggiungere la casa.
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