Variante Delta e AstraZeneca, la terza dose «non serve». Prima e seconda ​prevengono «oltre il 90% delle infezioni gravi dal ceppo indiano»

Lunedì 28 Giugno 2021
AstraZeneca, la terza dose «non serve». Due dosi prevengono «oltre il 90% delle infezioni gravi dalla variante Delta»

«Non ci sono prove che sia necessaria una terza dose di AstraZeneca». Anche se le ultime ricerche «suggeriscono che permetterebbe di avere di nuovo il massimo della protezione», ha dichiarato uno degli sviluppatori del vaccino dell'Oxford Vaccine Group, Andrew Pollard. Per il professore «la priorità dovrebbe essere garantire che le persone in altri Paesi abbiano ricevuto almeno una dose».

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AstraZeneca, terza dose ripristina picco immunità

La ricerca del team dell'Università di Oxford, che ha sviluppato il vaccino, ha mostrato come un richiamo effettuato sei mesi dopo la seconda vaccinazione riporta i livelli di immunità al loro picco. E aumenta significativamente i livelli di anticorpi e cellule T del virus, comprese le varianti. «Abbiamo i dati da questo nuovo studio per dimostrare che possiamo aumentare la risposta immunitaria somministrando un'altra dose del vaccino», ha proseguito Pollard.

 

 

 

Due dosi prevengono dal Covid grave

I dati di Public Health England, l'agenzia del Ministero della Salute britannico, mostrano che due dosi del vaccino prevengono oltre il 90% delle infezioni gravi dalla variante Delta, che sta attualmente dilagando nel Regno Unito. «Quando abbiamo alti livelli di protezione nella popolazione del Regno Unito – prosegue Pollard – somministrare la terza dose ora mentre gli altri Paesi ne hanno zero non è accettabile».

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Intervallo di 45 settimane tra prima e seconda dose

Il team di Oxford ha anche testato l'effetto di lasciare un intervallo di almeno 45 settimane tra la prima e la seconda dose. I risultati, non ancora pubblicato in una rivista scientifica, hanno mostrato una forte risposta immunitaria. «Questo è ciò che ci aspettiamo dai vaccini», ha affermato il prof Pollard. «Se dai più tempo alla risposta immunitaria, tendi a vedere risposte leggermente migliori in seguito». Una terza dose del Vaxzevria (AstraZeneca) «somministrata almeno 6 mesi dopo la seconda, ha aumentato di sei volte i livelli anticorpali e mantenuto la risposta delle cellule T. Una terza dose ha anche determinato una maggiore attività neutralizzante contro le varianti Alfa, Beta e Delta». Lo ha stabilito uno studio, che sarà pubblicato su 'Lancet', dell'Università di Oxford. Secondo i risultati in pre-print, «sia la seconda dose che la terza sono causato meno reazione avverse rispetto alla prima».  Dallo studio emerge «una notizia rassicurante per i paesi con minori forniture di vaccino, che potrebbero essere preoccupati per i ritardi nella somministrazione delle seconde dosi - avverte Andrew J. Pollard, capo ricercatore dell'Oxford Vaccine Group - C'è un'ottima risposta a una seconda dose, anche dopo 10 mesi di ritardo dalla prima».  «Dimostrare che il nostro vaccino genera una risposta immunitaria robusta e duratura è importante per dare fiducia in una protezione a lungo termine», evidenzia Mene Pangalos, vicepresidente esecutivo Ricerca e sviluppo biofarmaceutici di AstraZeneca.

Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 10:36