Covid, adesso decolla l'uso di antibiotici. L'Iss: «Così avremo meno difese dai batteri»

Venerdì 25 Settembre 2020 di Graziella Melina

L'uso eccessivo di antibiotici per curare i pazienti affetti da Covid potrebbe alla fine contribuire ad aumentare il fenomeno della resistenza agli antimicrobici. Un problema di certo non dell'ultima ora, e che in Italia si avverte più che nel resto d'Europa. Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, la resistenza agli antibiotici rappresenta una delle maggiori minacce per la salute pubblica. La situazione, dunque, deve essere monitorata con attenzione, come ha ribadito tra l'altro il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, intervenendo ieri ad un convegno al Policlinico Gemelli: «Oltre il 90% dei pazienti Covid, di cui abbiamo analizzato le cartelle cliniche, riceve terapia antibiotica empirica. Un fattore da analizzare per quanto riguarda l'antibiotico-resistenza. Durante la pandemia l'attenzione a questo fenomeno, infatti, non è stata prioritaria».

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Che il problema non fosse da prendere sotto gamba, lo aveva chiarito già l'Oms lo scorso mese di luglio. I medici che curano i pazienti con Covid - è stata la raccomandazione degli esperti - non devono usare gli antibiotici in modo eccessivo. «Gli antibiotici, soprattutto quelli a largo spettro di azione - spiega infatti Filippo Drago, a capo dell'unità operativa di Farmacologia clinica del policlinico di Catania - vanno prescritti solo nei soggetti gravi, cioè quelli che sono in rianimazione. Nelle forme lievi o di media gravità invece non vanno prescritti. L'uso indiscriminato di antibiotici provoca un aumento notevole delle resistenze ai batteri. Eppure - aggiunge Drago - gli antibiotici in Italia rappresentano una piaga che ci portiamo dietro da decenni: vengono usati in maniera molto poco razionale, i medici prescrivono troppi antibiotici rispetto ai Paesi europei. Se a questo si aggiunge che, per di più, questa iperprescrizione di farmaci avviene su pazienti sottoposti a infezione ancora non grave, quindi all'inizio dell'infezione da Covid, si complica ancora di più il problema. Nel caso il paziente, una volta guarito, col tempo dovesse sviluppare un'altra malattia di origine batterica grave, potrebbe rischiare di non trarre più beneficio dalla terapia antibiotica, proprio perché potrebbe aver sviluppato una resistenza a questi farmaci». Il fenomeno dell'antibiotico resistenza, precisa Patrizia Laurenti, professoressa di Igiene dell'Università Cattolica di Roma, «non è stato eliminato dalla pandemia. Anzi, dovremo misurare nei prossimi mesi l'impatto di un uso massiccio di antibiotici utilizzati anche per curare questa infezione».

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PREVENZIONE E VACCINO
La strada principale da seguire è comunque la prevenzione. «Spesso - aggiunge Laurenti - gli operatori sanitari, presi dalla questione della pandemia, hanno messo in secondo piano il tema delle infezioni correlate all'assistenza ospedaliera. Queste infezioni invece continuano a resistere e assumono connotati particolari: oggi più che mai sono sostenute da germi contro cui non abbiamo nessuna arma oppure disponiamo di armi molto spuntate». L'appello è dunque «a non usare antibiotici se non prescritti dal medico, e soprattutto a vaccinarsi contro l'influenza, perché è dimostrato che previene un inappropriato uso degli antibiotici».
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 13:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA