Napoli, ecco l’edicolante speciale: «Mi chiamo Roberto e ho l’autismo»

A sinistra Roberto, a destra il foglio con cui il ragazzo si presenta al pubblico
di Gennaro Morra

  • 27676
In via Piave, quartiere Soccavo, c’è un’edicola che da poco più di un mese ha cambiato gestione. Quando i clienti si avvicinano, si ritrovano davanti a due fogli A4 esposti in bellavista. Sul primo c’è scritto: «Buongiorno, mi chiamo Roberto e sono il vostro giornalaio. Ho l'autismo, vi chiedo di essere pazienti e di darmi un po’ di tempo. Impareremo a conoscerci e questo mi aiuterà a servirvi meglio. Grazie mille». L’altro foglio, invece, riporta il dialogo-routine che un cliente deve instaurare con questo edicolante “speciale” per agevolargli il lavoro, riuscendo a interagire con lui nonostante l’autismo.
 
Il foglio con cui Roberto si presenta al pubblico

Roberto ha 20 anni e gestisce l’edicola insieme a Giancarlo e Titti, i suoi genitori. L’idea dei fogli per avvisare il pubblico della particolare condizione del figlio l’hanno avuta loro, avallata dal team di specialisti che segue il ragazzo da sempre: «Abbiamo notato il cambiamento di Roberto intono ai 18 mesi, dopo aver fatto la vaccinazione trivalente – spiega il padre –. A seguito della vaccinazione ha avuto febbre alta per qualche giorno e poi si è spento». Ma per la famiglia di Roberto i vaccini non sono sotto accusa: «Sono importanti, non siamo contro le vaccinazioni, però crediamo che la somministrazione di più vaccini in un’unica soluzione possa, in soggetti geneticamente predisposti, agire come causa scatenante e palesare una situazione fino a quel momento dormiente – sostiene Giancarlo –. Di certo c’è che Roberto dopo la trivalente è cambiato, ma capire quale sia la reale causa poco importa ai fini pratici».
 
Infatti, la preoccupazione dei genitori è stata fin da subito quella di dare a Roberto la migliore delle vite: «Noi ci siamo sempre concentrati per aumentare sempre più le sue autonomie e, dopo avergli dato gli strumenti per permettergli di avere contatti con il mondo normotipico, stiamo lavorando sodo sulle sue capacità relazionali». E l’impiego all’edicola è la dimostrazione che questo lavoro sta dando i suoi frutti: «I clienti appena notano i fogli, o viene chiesto loro di leggerli, generalmente si predispongono in modo propositivo: sono tutti molto gentili e pronti a dare una mano». Eppure, nonostante tutti gli sforzi profusi da Giancarlo e Titti, insieme a Michela, primogenita 25enne, il futuro di Roberto resta un’incognita: «Noi pensiamo soprattutto al presente, a farlo vivere al meglio: lavoriamo per fare in modo che acquisisca sempre più competenze per essere incluso e partecipare quanto più possibile alla vita di tutti i giorni insieme alle persone del quartiere – spiega ancora il padre 54enne –. Per ora il ragazzo è sereno, fa parte di un gruppo di preghiera della parrocchia Nostra Signora di Fatima, dove suona lo shaker, va a messa da solo e tanti occhi di amici e conoscenti, in modo discreto, vigilano su di lui e sono lì per aiutarlo in caso di necessità».

Insomma, l’esperienza di Roberto è l’esempio di come la comunità possa fare tanto per agevolare l’inclusione di soggetti svantaggiati: «Spero che l'edicola di Roberto serva a far capire alle persone che vivere insieme si può, basta predisporsi all'ascolto – dice Giancarlo –. C'è ancora tanto da fare, ma tanto è stato fatto e noi siamo contenti del percorso intrapreso».
Lunedì 11 Febbraio 2019, 13:13
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP