Il Mattino e Giffoni, il racconto di 130 anni di storia in un fumetto

Mercoledì 25 Maggio 2022 di Alessio Fanuzzi
Il Mattino e Giffoni, il racconto di 130 anni di storia in un fumetto

Il primo fu Edoardo Scarfoglio. Sì, Edoardo il visionario, il papà del Mattino, fondatore con donna Matilde e primo direttore nel civico 7 dell'Angiporto. Scarfoglio capì subito la potenza del linguaggio per immagini: ai lettori assetati di particolari sul processo Cuocolo, faceva proiettare su un lenzuolo sciorinato in Galleria le immagini delle udienze appena concluse.

Ma il cinema, nato appena tre anni dopo Il Mattino, non è stato solo arte raccontata con cronache e commenti: no, nel Mattino il cinema è entrato più volte da protagonista, da Massimo Troisi e Lello Arena con «No, grazie, il caffé mi rende nervoso» a Libero De Rienzo che nei panni di Giancarlo Siani recitò davanti al palazzo del Chiatamone la scena più toccante di «Fortàpasc». 

E ancora, con un film, realizzato dai filmaker di Giffoni ormai sette anni fa, abbiamo raccontato ai giovani delle scuole il legame profondo che unisce Il Mattino al suo territorio. E sempre con loro, e con la grazia innovativa di una graphic novel, ora celebriamo i nostri primi 130 anni. Ecco così che dalla miracolosa factory dell'audiovisivo tra i Monti Picentini è nato «La storia in prima pagina», un cartone animato in 13 episodi per raccontare sul Mattino.it e su tutti i canali e le piattaforme social del quotidiano 130 anni di vita. Dal 16 marzo, tutti i mesi, sempre il giorno 16, una pillola di cinque minuti racconta dieci anni di storia. Tredici episodi per 130 anni e alla fine dell'anno un'unica graphic novel di un'ora. 

Grazie all'entusiasmo e alla disponibilità di Claudio Gubitosi, fondatore e anima del Festival di Giffoni, il progetto è diventato realtà nelle mani di giovani e talentuosi professionisti. Sotto la direzione creativa di Luca Apolito e con il meticoloso lavoro di ricerca storica e di scrittura di Gigi Di Fiore, i disegni di Laura Pagliaro hanno preso vita, accompagnati dai testi e dalla voce narrante di Andrea Contaldo e dalle musiche curate da Davide Tiera. Con il prezioso lavoro di montaggio e di post produzione di Giuseppe Novellino, così, la storia s'è fatta grafica in movimento.

 

«Il Mattino è sempre stato il nostro giornale», ricorda Claudio Gubitosi. E sciorina date, titoli e articoli. «Il primo pezzo fu del 1971, l'anno della prima edizione nella storica sala del cinema Valle. Vede, il Mattino ci ha aperto le strade per far conoscere Giffoni a tutte le altre testate, non so se oggi saremmo qui a parlarne se 51 anni fa i nostri percorsi non si fossero incrociati». Gli aneddoti sono tanti e gustosi, dai primi scambi epistolari con Lello Greco, allora caporedattore degli spettacoli a Napoli, ai primi articoli di Pino Blasi, il capo della redazione di Salerno che Greco inviò a Giffoni per verificare di persona cosa stesse succedendo lassù tra i Picentini. «Il festival chiede strada», scrisse Blasi. Ed era così davvero, proprio letteralmente, perché Gubitosi lamentava l'assenza di una strada di collegamento da Salerno. «E poi il Mattino illustrato e i pezzi favolosi di Domenico Rea, di straordinaria intensità», ricorda ancora Gubitosi. «E dalle macerie riaffiorò la civiltà», così scrisse Rea per raccontare la prima edizione dopo il terremoto 80. 

«Sa cosa? Io ho sempre chiesto al Mattino di non guardare solo all'aspetto culturale e cinematografico ma di raccontare quello che succede in questo paesino, dove i ragazzi vengono da ogni parte del mondo e sono ospiti delle famiglie, è un momento di aggregazione bellissimo che non esiste altrove», dice con orgoglio Gubitosi, lui che il mondo l'ha girato davvero, sempre col Mattino: «Gli inviati del Chiatamone sono venuti con noi ovunque, da Los Angeles all'Australia». 

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Cinquant'anni insieme. «È stata ed è una grande emozione», dice Andrea Contaldo, the voice di Giffoni e della graphic novel. E il pensiero corre subito al nonno che non c'è più e che prima di morire ricevette un'onorificenza dal Mattino, lettore abbonato fedelissimo. «È un progetto nato in piena pandemia, costruito soprattutto in videocall, ognuno a casa sua», rivela Contaldo. E forse questo dà ancora più valore al tutto, Il Mattino che resiste e che non smette mai di informare e di raccontare. Sempre sulla notizia. Come nelle drammatiche notti del terremoto del 1980, quello della famosissima prima pagina col titolo «Fate presto». «Abbiamo scelto di raccontare la tragedia del terremoto attraverso gli occhi di due giornalisti», continua Contaldo. Nella tavola di Pagliaro, infatti, non ci sono vigili del fuoco, poliziotti o carabinieri ma due cronisti tra le macerie. Perché all'epoca i giornalisti del Mattino arrivarono nei paesi distrutti dell'Irpinia prima di tutti, anche prima dei soccorsi. Fu così che nacque quell'urlo drammatico - «Fate presto» - poi reso opera d'arte da Andy Warhol. 

 

È un lavoro certosino, quello del gruppo coordinato da Apolito. Impegnativo, sì. Ma gratificante. E ricco di sorprese. Easter egg, si chiamano così. Uova di Pasqua, letteralmente. Sorprese, piccoli riferimenti nascosti che infrangono il quarto muro tra autori e utenti. Nella tavola che apre la graphic novel, così, un galletto fa capolino sulla testa di un pescatore, simbolo del Mattino che sarà. Così come è un simbolo forte quello creato da Gerald Holtom per la campagna per il disarmo nucleare: è il simbolo della pace, quello che Giancarlo Siani si fece disegnare sul volto partecipando a una manifestazione anticamorra. Ebbene, nascosto, sullo specchietto retrovisore della Mehari verde di Giancarlo, il simbolo della pace torna anche nella tavola dell'omicidio. E non è mai stato così attuale. 

Ultimo aggiornamento: 07:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA