Cannes 2022, Valeria Bruni Tedeschi alla scuola di Cherau: «Sulla mia giovinezza la febbre del teatro»

Lunedì 23 Maggio 2022 di Titta Fiore
Cannes 2022, Valeria Bruni Tedeschi alla scuola di Cherau: «Sulla mia giovinezza la febbre del teatro»

La passione per il teatro, il furore della giovinezza, l'esempio di un maestro carismatico e, in mezzo, la vita di un gruppo di ragazzi pronti a tutto per amore dell'arte. Valeria Bruni Tedeschi guarda indietro, ai suoi vent'anni di studio «matto e disperatissimo» alla scuola di recitazione di Patrice Chéreau a Nanterre, per riannodare i fili del passato e rileggere le ferite di una generazione cresciuta negli anni Ottanta tra sogni di gloria, droga e il dramma dell'Aids. In «Les Amandiers», in gara per la Francia ma coprodotto con l'Italia e distribuito in sala da Lucky Red, i protagonisti sono tutti giovanissimi e Louis Garrel interpreta Chéreau: è stato difficile? «Impegnativo certamente, perché con lui non potevi mai abbassare la guardia. Era sempre concentrato, appassionato, angosciato. Un personaggio barocco che viveva la vita in modo febbrile. E stata Valeria a farmelo conoscere, tanti anni fa, tutti erano soggiogati dalla sua personalità. Un uomo completamente dedito alla sua arte, un po' come Nanni Moretti. Una volta venne a vedermi in teatro e alla fine disse che lo spettacolo era buono: Non capisco perché me ne avevano parlato tanto male».

Garrel e Bruni Tedeschi sono stati assieme per anni e hanno adottato una figlia, Oumy Celine. Ora lui è sposato con Laetitia Casta e padre di un bambino, Hazel, ma il loro rapporto continua ad essere affettuoso e confidente. «Nel mondo del teatro Chéreau era un Dio, ho sentito forte la responsabilità di interpretarlo, sapevo che i suoi ragazzi avrebbero dato la vita per lui», spiega Garrel. Ma è vero che sul lavoro il maestro sapeva essere cattivissimo, perfino violento? «Lo escludo, ci insegnava a mettere in scena la vita, che a volte può essere violenta, ma solo questo» commenta Bruni Tedeschi. «Chéreau era duro, esigente con noi allievi, perché voleva che dessimo il massimo, ma violento mai». A proposito di mostri sacri, Garrel è stato anche Godard per Hazanavicius. Una bella gara: «Sì, ma con Chéreau abbiamo alzato l'asticella, sapevo che Valeria ne era un po' innamorata». 

Gli anni Ottanta vissuti nel laboratorio di Nanterre cercando l'essenza totalizzante dell'arte sono raccontati da Bruni Tedeschi senza mediazioni: «La febbre di quell'epoca ce l'avevamo tutti. Venivamo scelti per questo, per la chimica che scattava tra noi. Ci piaceva lavorare fino allo sfinimento». È sempre così complicata la vita dell'attore? «Recitare è un mestiere destabilizzante, per farlo bisogna trovare la propria indipendenza, non si può passare la vita aspettando che qualcuno ti chiami. Il tempo è troppo prezioso per sprecarlo nell'attesa. Ho sempre avuto paura del tempo che passa, da ragazza mettevo il costume da bagno anche in città perché volevo far durare l'estate un po' di più. Oggi, se nostra figlia decidesse di fare l'attrice, avrei paura». Condivide, Garrel? «Totalmente, il cinema non è un mestiere, è un hobby. Nel teatro c'è più equilibrio». 

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Aver fatto la scuola di Chéreau è stata una specie di leva militare. Valeria: «C'era una giovinezza che esplodeva, un'energia incredibile. I giovani di oggi hanno meno slancio, sono più impauriti dal futuro, cercano rifugio in forme più convenzionali, magari per rassicurarsi. La nostra scuola era stramba già all'epoca, una fucina di novità». Alla costumista del film la regista ha ceduto i suoi vestiti di ragazza, e con Louis e il resto del cast ha fatto un mese di prove a tavolino, proprio come avrebbe fatto il suo maestro. Garrel quest'anno è a Cannes anche con un film da regista, «L'innocent», e ha recitato in «Le vele scarlatte» di Pietro Marcello. Come mai frequenta tanto il cinema italiano? «Mi piacciono gli autori italiani, guardano al cinema con un'ironia e una passione che i francesi non hanno».

Sul red carpet di «Les Amandiers», ieri sera, un vero e proprio parterre de roi, con Paolo Sorrentino, arrivato per i festeggiamenti del 75esimo anniversario del Festival, l'ex Première Dame Carla Bruni con una frangia di massima moda e, soprattutto, c'era la regina del galà, Sharon Stone, che davanti ai fotografi si è sfilata lo strascico ingombrante e ha salito le Marches con passo da ragazza. 

Ultimo aggiornamento: 24 Maggio, 18:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA