Francesco La Rosa, Premio De Curtis al regista catanese che racconta l'umanità di Totò

Giovedì 11 Novembre 2021
Francesco La Rosa, Premio De Curtis al regista catanese che racconta l'umanità di Totò

Il regista catanese Francesco La Rosa è noto nel cinema indipendente per affrontare spesso tematiche di forte impatto sociale. La Rosa è stato premiato a Roma nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera nell'ambito della XXIV Edizione del Concorso Internazionale Artistico Letterario Antonio de Curtis, dedicato a Totò "Principe, Maschera, Poeta". La manifestazione è stata organizzata dall'Associazione Amici di Totò... a prescindere! onlus, presieduta dall'avvocato e giornalista Alberto De Marco.

Per l'occasione è stato proiettato in anteprima il docufilm sulla vita del principe della risata, intitolato «Umanamente Totò poi il comico» di cui Francesco La Rosa si è occupato di montaggio video, ottimizzazione, mixaggio audio-video e post-produzione.

Sono stati consegnati, insieme ai premi di questa edizione, anche quelli del 2020, a causa della sospensione della manifestazione per via della pandemia. Per la sezione Arte, intitolata al maestro Irio Ottavio Fantini, giornalista, pittore e scultore scomparso di recente, il Premio all'Artista è andato al maestro Renato Cocozza, a cui è stata consegnata la medaglia del Senato della Repubblica. Per la sezione Narrativa, ll riconoscimento è andato a Melina Mignemi, poetessa e scrittrice per il libro "Vite Parallele", Edizione Nuova Impronta. Per la sezione Cinematografia, intitolata all'attore Carlo Croccolo, è stato premiato il regista catanese Francesco La Rosa con la medaglia della Regione Lazio «per le tematiche di forte impatto sociale rappresentate nelle proprie opere cinematografiche indipendenti e per l'essenziale collaborazione tecnica nel film documentario “Umanamente Totò poi il comico” di cui mesi fa ha ottenuto il nulla osta dal MIBACT per la messa in onda nelle sale cinematografiche.

Il regista ha ricevuto altresì il Titolo Istituzionale della Presidenza del Consiglio Dei Ministri; la Medaglia della Regione Lazio; il Premio De Curtis vinto per il mediometraggio "Maledettissima Tu" (2018), nella sezione cinematografia, che non è stato possibile consegnare l'anno scorso per pandemia. Infine, ha ottenuto il nulla osta dal Mibact per la messa in onda nelle sale cinematografiche di "Umanamente Totò".

Quella di La Rosa è una storia di grande semplicità e ancor più grande dedizione: operaio e analista contabile, ha iniziato con collaborazioni come cameraman per emittenti locali della sua Sicilia, e passo dopo passo ha iniziato scrupolosamente a scrivere e realizzare le sue sceneggiature. Le sue storie raccontano e dipingono spaccati di vita del Meridione, fatti di quartieri popolari e desiderio di legalità e giustizia. In particolare, il primo film, "Pacenzia" (2016), è stato girato con la tecnica del dogma: una sola telecamera, a ripresa continua.

Soprattutto, i suoi primi due film sono stati realizzati senza una casa di produzione cinematografica alle spalle e con attori non professionisti. Ha raccontato La Rosa: «I sabati e le domeniche, giorni in cui normalmente ci si riposa, sono i giorni in cui, nei miei passati progetti, mi sono dedicato a montare tutto il girato; la fatica veniva ripagata in natura, con cornetti e caffè offerti al bar. Sono molto legato ai miei lavori: sono fatti con tanto cuore e sacrificio. E tra i più bei complimenti ricevuti, mi è stato detto che sono riuscito addirittura a fare 60 giri di Formula 1 con una 500. Se anche non ho vinto la gara, per così dire, i riconoscimenti e i plausi che sto ricevendo dalla stampa internazionale (in Francia hanno addirittura chiesto la sottotitolazione per "Maledettissima Tu") sono per me la dimostrazione che con poco si può fare molto». 

Il "sanguigno" e spirituale gemellaggio tra la sua Catania e Napoli ha portato ad un documentario che ci mostra il lato più intimo e personale di Totò, in un ritratto montato e curato a distanza da La Rosa durante il lockdown, e impreziosito da interventi di volti noti dello spettacolo come Massimo Ranieri, Renzo Arbore e Albano Carisi. Secondo La Rosa: «Arte e umanità non sono separate; non sono un dualismo in opposizione. Vanno a braccetto. E questo documentario, nato dalla stima e dalla collaborazione con l'avvocato De Marco, è come una bomboniera di cristallo, antica e preziosa, da custodire con cura. Tutte le testimonianze raccolte sono per me care e importanti. Vi è un privilegio artistico immenso nell'umiltà, nella modestia».

Per il regista vi sono in cantiere nel prossimo futuro diversi progetti, tra cui un film che verrà girato in Sicilia (i dettagli sono al momento inediti) e la partecipazione ad altri festival internazionali (vi è anche Hollywood tra le mete). Lancia però un appello alle case di produzione cinematrografiche, invitandole a farsi avanti e a collaborare. Conclude: «Sono abituato al lavoro in autonomia ma ho tanto in cassetto pronto per essere realizzato; lavorare con delle case di produzione permetterebbe di vedere quei sogni realizzati a livelli ancora più alti».

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