Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Sophia Loren racconta se stessa, donna e diva: il docufilm domani in tv su Rai 1

Lunedì 19 Settembre 2022 di Valerio Caprara
Sophia Loren racconta se stessa, donna e diva: il docufilm domani in tv su Rai 1

Non è un abbellimento qualsiasi il punto esclamativo che segue nel titolo il nome della diva. Infatti è come se «Sophia!», il documentario di Marco Spagnoli che verrà proiettato in anteprima stasera alle 20 a Napoli, al cinema Filangieri, per il quattordicesimo «Galà del cinema e della fiction» e trasmesso domani alle 21.25 su Raiuno in omaggio al suo ottantottesimo compleanno, tenesse sempre alto il livello, scandisse ad alta voce i fatti e le emozioni, rimarcasse tutto d'un fiato il rilievo di un'icona ormai assunta al rango delle mitografie internazionali. Spagnoli, apprezzato giornalista cinematografico ormai titolare di una nutrita e pluripremiata filmografia in campo documentaristico, non si è fatto disorientare dalle tendenze di moda che, nel bene e nel male, tendono a destrutturare i canoni del genere e ha dedicato alla ex ragazza di via Solfatara n.5 un ritratto polifonico che trae valore e vigore da una preziosa congerie di materiali di repertorio, splendide foto, filmati inediti e sorprendenti, interviste molto importanti ma poco conosciute o divulgate e la «testimonianza informata» di sei attrici italiane d'oggi particolarmente attratte da un carisma che non accenna mai a sbiadire. 

Claudia Gerini, Matilde Gioli, Margareth Madé, Ludovica Nasti, Lina Sastri e Valeria Solarino, riprese nella cornice mitopoietica per eccellenza degli studi di Cinecittà non si limitano, così, a introdurre le varie tappe di un'inimitabile carriera, ma quasi rispecchiano nei propri sogni e le proprie esperienze (oltre che nei propri valori) il suo percorso iniziato nel magico buio della sala cinematografica di Pozzuoli. Qualcuna con più slancio e pertinenza delle altre, però tutte sintonizzate sul tono coinvolto e appassionato nonché cronologicamente assai ordinato che Spagnoli ha voluto impostare come antidoto alla retorica cerimoniale che pure, nella circostanza, sarebbe stata anche giustificata.

Se alla fine le immagini riusciranno a fare breccia anche nell'immaginario dei non pochi spettatori che della Loren pensano di sapere tutto o quasi, sarà perché è andato a segno il progetto di ricomporre un puzzle che non conoscevano e le cui tessere dell'ardua scalata ai sogni d'infanzia, lo sboccio di una bellezza esplosiva e incantatrice e la ricerca maniacale del miglioramento tecnico e della capacità di non soccombere alla routine del mestiere hanno rivelato particolari significativi, hanno pesato più dei soliti gossip (in ogni caso è concesso il giusto spazio al famoso flirt con Cary Grant), sono fuoriusciti dalla nicchia dei segreti e poi ricomposti in termini caratteriali peculiari.

Forse, a volere essere pedanti, nello sfogliare l'enorme deposito della filmografia non risultano risolti tutti gli interrogativi su come è stato costruito il personaggio; sul peso specifico del prorompente sex appeal (all'inizio di carriera esercitato anche in parti osé) che, per esempio, nel delizioso «Il segno di Venere» di Risi si meritò una battuta «splendidamente carrozzata» - che oggi costituirebbe un capo d'imputazione per il tribunale del #MeToo; su come Ponti e De Sica le hanno pazientemente, passo dopo passo calibrato le potenzialità drammaturgiche...

Ma, come premesso, «Sophia!» vuole essere e riesce a essere con piena consapevolezza e altrettanto orgoglio un prodotto popolare nel senso primario e positivo del termine e risultare pertanto utile allo spettatore invece di strattonarlo con interpretazioni contorte o cervellotiche.

Video

Se il doc evita, dunque, di soggiacere all'intellettualismo cinefilo e può diventare un fiore all'occhiello della produzione LaPresse associata a Rai Documentari e Luce Cinecittà, la ragione sta proprio nel fatto che nel suo sviluppo affabile ed equilibrato Sophia resta Sophia senza portarsi il macigno dell'assenza della figura paterna sulle spalle, senza autocelebrarsi nella sindrome di Cenerentola, bensì quasi rinascendo da sé stessa nei frangenti della vita e del mestiere, respingendo la voracità del consumismo mediatico anche in occasione delle vicende legate alla detenzione per presunta evasione fiscale e i reiterati e accaniti tentativi di diventare madre - con le note, ma in questo contesto puntualmente valorizzate risorse personali della costanza, la classe e, non ultima, la leggendaria testardaggine.

Non a caso pochi ricordano che qualche anno fa raccontò di avere distrutto, sia pure con dolore, il diario in cui raccontava tutto di sé, le emozioni, i sentimenti, le intimità: «Ho cancellato trent'anni della mia vita, c'è voluto coraggio ma era indispensabile: siccome ero certa di non pubblicarlo, non volevo poi lasciare quel peso ai miei figli, la responsabilità di cosa farne». 

Ultimo aggiornamento: 15:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA