Gilmour è cittadino di Pompei: «Sotto il Vesuvio mi sento sicuro e felice»

Mercoledì 6 Luglio 2016 di Federico Vacalebre - Inviato

POMPEI - All’entrata del municipio i fans lo aspettano cantando «Breath»: alla chitarra c’è un ragazzo argentino, Juan Pedro, alla voce una brasiliana, Andressa, hanno organizzato le loro vacanze coniugando rock ed archeologia, mito antico e mito recente. Il «Return to Pompeii» di David Gilmour, a 45 anni dalle riprese di «Pink Floyd live at Pompeii», comincia così. Con la moglie Polly Samson a braccetto, il chitarrista entra tra la piccola ala di folla e si consegna al piccolo caos della cerimonia organizzata dal sindaco Ferdinando Uliano: il consiglio comunale lo ha nominato all’unanimità cittadino onorario e a fargli festa sono in tanti. Lui ringrazia: «È bello essere a casa di nuovo. Sono felice di essere tornato, è un sogno che si realizza, mi sento ispirato quasi come nel 1971. E dico quasi non perché gli scavi abbiano perso qualcosa del loro fascino, anzi, ma perché io... sono un po’ meno giovane di allora», sussurra, «anche se l’età non è un problema, il rock mi mantiene in forma». E a chi gli chiede di tornare ancora promette: «Lo farò, lo avevo promesso anche quando girammo con Adrian Maben, ed eccomi qui». Chiamato in causa, il regista della storica pellicola, ormai di casa qui, spunta dall’angolino dove si era nascosto con i suoi capelli candidi e riabbraccia l’antico amico mentre fotografi e portoghesi litigano per conquistare uno strapuntino di visibilità. I due non si vedevano dall’epoca. «Dove eravamo rimasti?», scherza nel salutarlo David. «Questo distacco è stata colpa mia, ho avuto troppe cose da fare, ma è bello che questo ritrovarsi sia accaduto proprio qui», risponde il filmaker.

Per Gilmour, poi, è arrivato il momento tanto atteso, quello di rimettere piede nell’Anfiteatro. Il colpo d’occhio lo lascia senza fiato: «Sono un bambino felice», confessa a Mimmo D’Alessandro, il manager di Somma Vesuviana con agenzia in Versilia che si occupa delle più grandi popstar internazionali, che con il suo socio Adolfo Galli ha fatto il colpaccio di «Return to Pompeii». «Farà qualcosa di speciale in questa cornice?» azzardi. E lui: «Vediamo, ma ogni sera faccio qualcosa di speciale», come a dire che la cornice conta, certo, ma dopo il quadro. E il quadro stasera e domani si chiama «Rattle that lock tour», uno show rodatissimo, reduce dal trionfo del Circo Massimo, che come cornice non è male, ma Pompei è un’altra storia. E stavolta ha esagerato con la sua bellezza: l’arena dei gladiatori apre le sue porte a 2.600 spettatori per sera che hanno pagato caro il biglietto, 345 euro, «ma per quello che avranno non c’è prezzo» sottolinea D’Alessandro. E non parla a caso: sul mercato del secondary ticketing, il bagarinaggio on line, si è arrivati a 2.350 euro, ancora ieri c’è chi ha pagato poco più di 1.000 euro.

Il colpo d’occhio al tramonto della vigilia, mentre David iniziava la sua prova, era emozionante. Un palco basso, con la band schierata come di tradizione, sotto il maxischermo circolare che i Pink Floyd usavano già nel 1974: a un certo punto regalerà lo spettacolo del cerchio di luci nel cerchio di luci dell’Anfiteatro, delineato da fari piazzati in prossimità di ogni arco e da una sessantina di fiaccole, a cercare di rendere il senso della notte nell’antica città romana, prima dell’eruzione del Vesuvio del ‘79 dc: costruito nel 70 per giochi circensi, l’arena trova nuova vita e nuovo uso, martedì 12 arriverà anche Elton John, stanotte a celebrare la festa arriveranno anche i fuochi d’artificio.
Intanto, «Return to Pompeii» sta diventando un film: l’allestimento prima e i due concerti dopo sono seguiti passo dopo passo dalle telecamere digitali di Gavin Elder, regista sudafricano che ha già diretto docufilm sui Duran Duran. Eccola la distanza tra il 1971 ed oggi: allora i magnifici quattro Gilmour, Waters, Wright e Mason, con la troupe diretta da Maben, fecero la storia del rock, scandendo in tempo reale la colonna sonora dei loro/nostri tempi. Oggi il solo David promette di essere il nuovo gladiatore di Pompei con un suono diventato «classico», archeologia nell’archeologia, passato prossimo nel trapassato remoto.
A proposito: nei giorni scorsi a vedere il palco, lo spazio, l’allestimento, è passato il manager di Paul McCartney. D’Alessandro non vuole confermare ancora la notizia e deve ancora fare i «conti per capire quanto mi è costata questa follia, questa sfida», ma potrebbe essere proprio l’ex Beatles il signore del rock pronto a sbancare l’Anfiteatro nell’estate 2017.

Quella del 2016, intanto, si accorge di una clamorosa coincidenza: oggi, 7 luglio, sono dieci anni che il diamante pazzo Syd Barrett è andato via. I concerti di Pompei, ha annunciato la Samson, sono dedicati alla memoria di Rick Wright, ma sarà difficile ascoltare «Astronomy domine», «Wish you were here» e «Shine on you crazy diamond» senza pensare al cappellaio matto. I tre pezzi, sorprese a parte, sono in scaletta con «5 am», «Rattle that lock», «Faces of stone», «A boat lies waiting», «The blue», «Money», «Us and them», «In any tongue», «High hopes», «Fat old sun», «Coming back to life», «On an island», «The Girl in the yellow dress», «Today», «Sorrow», «Run like hell», «Time», «Breathe», «Comfortably numb». «Echoes», «One of these days» e la psichedelica «A saurceful of secrets», i tre pezzi registrati nell’Anfiteatro nel 1971 per ora non sono nell’elenco. Vedremo se David, dopo le emozionanti due ore e passa di prove di ieri sera, deciderà oggi di inserirne almeno uno.

Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 19:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA