Gilmour a Pompei, aprono i cancelli: fischi per Stash dei Kolors

Giovedì 7 Luglio 2016 di Federico Vacalebre - Inviato
Gilmour a Pompei, aprono i cancelli: fischi per Stash dei Kolors

POMPEI - Dopo ore di attesa sotto il sole, si aprono alle 19 I cancelli per il gran ritorno a Pompei di David Gilmour. Fischi e grida di «scemo scemo» quando Stash, voce di The Kolors, prova ad evitare la fila d'entrata.

In attesa di salire sul palco, Gilmour festeggia nei camerini, con torta, il compleanno della figlia Lara. L'area ospitalità per la stampa è stata invece nella palestra dei gladiatori. «Master of ceremonies» per gli inviati dei principali quotidiani italiani con gastronomia local e Asprigno di Aversa Tenuta Fontana. 

Tra gli ospiti vip, in arrivo il sindaco di Napoli de Magistris, reduce dal party Dolce e Gabbana. Ma la sigla D&G svetta anche qui: sta per D'Alessandro & Galli organizzatori dell'evento. 
 

 

Si inizia alle 21 precise. Con lo strumentale “5 am”. Non una parola per David, solo la chitarra al centro dell'arena: è lui il gladiatore, la chitarra la sua spada, il passato glorioso l'unico nemico possibile. 

Presenta la band, in cui spiccano Chuck Leavell e Greg Philliganes, e poi: "The girl in yellow dress"

Ancora dal suo ultimo album solista, la title track, “Rattle that lock”. Poi “Faces of stone” e “What do you want from me” e “The blue”. Una pausa, poi l'urlo: «Grazie mille», rigorosamente in italiano. «È bello essere tornati in questo fantastico posto dopo così tanti anni tra fantasmi recenti e passati». Si ricomincia con la dedica a Rick Wright con “A boat lies waiting”. Un boato accoglie “Wish you were here” per Syd Barrett, morto esattamente dieci anni fa. Delicata, acustica, emozionante. E l'amarcord Pink Floyd continua con “Money”. Assolone di David alla chitarra, la band ci dà dentro. La nostalgia è canaglia. E ancora, “High hopes” da “The division bell”.

Tenera è la notte di "Return to Pompeii", il settantenne Gilmour si suda la pagnotta, rinnovando un mito rock tra miti più lontani nel tempo, ma egualmente scolpiti nella pietra, "solid as a rock", capaci di sopravvivere alla rabbia del vulcano.

Dopo la pausa, si  ricomincia da “One of these days”, uno dei tre pezzi registrati qui nel 1971. Ecco l'omaggio tanto atteso: il cerchio è completo. Ancora per Syd, “Shine on you crazy diamond”. Poi il gioco si fa duro: arrivano, tra le altre, “Fat old sun”, “Coming back to life”,  “Today”, “Sorrow” e “Run like hell”.
Ma per compiersi il rito ha bisogno dei due bis inevitabili: "Time/Breath" e "Comfortambly numb". Poi l'amarcord è completo, la classicità di Gilmour nella classicità di Pompei celebra le proprie passate vestigia. Il rock, come molte delle altre idee forti del Novecento, ha perso da tempo la sua "forza propulsiva", ma ci sono notti in cui brilla ancora. Sia pure sotto la faccia oscura della luna. "Return to Pompeii 2016", la missione impossibile è compiuta. E stasera si replica e martedì c'è Elton John, sempre di nostalgia canaglia si tratta.

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Ultimo aggiornamento: 8 Luglio, 10:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA